lunedì 11 novembre 2013

Nidi e scuole d'infanzia tra crisi e novità




Molti dubbi gravano attorno al futuro dei nidi e delle scuole d'infanzia. Una normativa tortuosa e contraddittoria è in cerca possibili soluzioni gestionali che pare non individuare mai. Nel mentre i nidi chiudono i battenti. Per fare un po' di chiarezza e capire come i problemi sono affrontati a Roma, abbiamo incontrato la senatrice Francesca Puglisi responsabile della scuola del Pd. Tra preoccupazioni e incertezze spunta qualche novità.

Sembra che ci sia in atto una schizzofrenia normativa che pone nidi e le scuole dell'infanzia dentro e fuori dai vincoli del patto di stabilità. Perché? E che cosa significa questa incertezza normativa?
Significa che il paese è di fronte ad una grande crisi economica. L'Europa ci pone precisi vincoli per controllare la spese degli enti pubblici, purtroppo questo si sta traducendo spesso in un castigo per gli enti più virtuosi. I servizi essenziali, come nidi e scuole dell'infanzia, cadono entro i vincoli di spesa. Questo sta paralizzando il sistema. Faccio un esempio che riguarda il comparto cultura: in Italia solo due fondazioni sinfoniche sono riuscite a presentare i bilanci in regola. Lo Stato ha versato 15 milioni alle altre fondazioni per sostenerle, giustamente non sto dicendo il contrario, ma il fatto è che le due virtuose, non avevano diritto a nulla. In questo caso siamo riusciti a creato una quota premiale. Oggi il problema è che chi lavora bene, come molti comuni del nostro territorio (E-R) sono abbandonati a loro stessi.
Come individuare e arginare sprechi di spesa per nidi e scuole d'infanzia? 
Nessuno vuole togliere a questa categorie ulteriori risorse. Più in generale per tenere a bada la spesa pubblica si è costituita una commissione tecnica.
Un altro apparato di controllo da pagare?
Non credo che siano previsti nemmeno gettoni di presenza al presidente...
Non sarebbe più facile dire che nidi e scuole d'infanzia sono fuori dai vincoli di spesa e assunzione una volta per tutte?
Stiamo operando in tal senso con una proposta di legge che ho già discusso anche con il ministro Carrozza. L'idea di fondo è creare un sistema 0-6 dove siano garantiti seri criteri di valutazione. Rendere indispensabili i titoli di studi per tutti, tanto per cominciare. Poi realizzare poli educativi dove nidi e scuole, pur nella loro diversità e specificità, abbiano una sola sede. Questo ci aiuterebbe a contenere i costi di spesa. I poli risulterebbero flessibili in offerta a seconda delle esigenze. Ad esempio si verifica un anno con un incremento di nascite? Si allarga l'offerta nido. Così potremmo avere un unico coordinamento pedagogico con maggiori garanzia di continuità educativa. Il tutto in un'ottica di sistema integrato tra enti pubblici e soggetti privati.
E' previsto un solo contratto per i lavoratori di nidi e scuole?
No, nidi e scuole hanno competenze diverse un solo contratto al di là delle gestioni. Il tema è delicato e affronteremo in sede sindacale a suo tempo.
Tra i vari sistemi gestionali presenti sul territorio nazionale ce n'è uno preferibile tra pubblico, privato in convenzione, fondazioni, aziende partecipate...?
L'importante è la governance che deve rimanere pubblica. Il sistema deve essere un sistema integrato e diffuso. Personalmente credo che il problema non sia tanto la gestione che dipende come viene applicata. Mi pare più evidentemente poco corretto ed equo il sistema dei voucher, dare un contributo a pioggia, significa incentivare servizi non controllabili e di scarsa qualità.
Oggi però il sistema integrato è in grande crisi: i nidi in convenzione non avendo più iscritti, per i posti a retta intera falliscono, trascinando con sé anche i posti in convenzione, con la conseguenza di una contrazione dei posti pubblici....quindi?
Quindi, questo meccanismo ci da ancora una volta la misura della crisi economica a cui siamo di fronte. E' una crisi grande. Per arginarla stiamo pensando a dei vaucher di nuova concezione. Funziona come un ticket restorant: le aziende danno ai propri dipendenti un assegno da spendere nei servizi educativi. Le azienda hanno il vantaggio di uno sgravio fiscale, i dipendenti un benefict economico. Così si mantengono i servizi pubblici controllati e di qualità. 
Passiamo ora a tutt'altra questione. Ad un recente convegno di Adi che si è svolto a Bologna, si è argomentato come le ASP non possono gestire le scuole d'infanzia. A relazionare il consigliere regionale Monica Donini e il professore di diritto dell'Università di Firenze Carlo Marzuoli. Siamo ancora di fronte ad una schizzofrenia legislativa dove regione (E-R) e comune (BO) si contraddicono?
No, le ASP possono gestire le scuole d'infanzia. E' scritto a chiare lettere nella legge 101.
A questo il professor Marzuoli ha controbattuto, asserendo che "poche parole in una legge non possono andare contro ciò che stabilisce la costituzione"...quindi?
Quindi contro l'ideologia non si discute, se ne prende semplicemente atto.
Ultima domanda: le ASP sono poste dentro i vincoli del patto di stabilità. Qual'è allora la convenienza di istituirne una?
Ho proposto sulla questione un emendamento che discuteremo settimana prossima. Le ASP saranno poste fuori dai vincoli una volte per tutte.

4 commenti:

  1. domanda di una mamma ignorante in materia legislativa ma a cui nidi e scuole d'infanzia PUBBLICI DI QUALITà stanno molto a cuore: perchè un emendamento che toglie ASP dai vincoli si può fare mentre un emendamento che tolga nidi e scuole d'infanzia dai vincoli non si può fare?
    per il resto ben vengano leggi a favore del sistema 0-6, ma che non rimangano solo proposte nel cassetto!

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  2. Condivido a pieno il quesito della Sig.ra Costanza. Perché ci si batte per far uscire le ASP dal patto di stabilità mentre non si può lottare insieme perché i nidi e le materne ne siano fuori? E perché non lottare insieme perché queste sia a carico dello Stato e non dei singolo Comuni?
    alkmena74

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  3. La Puglisi insiste sulla linea 0-6 allo scopo di far uscire la scuola dell'infanzia dal sistema scolastico e trasformarla in un servizio come il nido quando bisognerebbe fare l'opposto.

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  4. Visto che si parla di un servizio non soggetto a obbligo scolastico, perché non introdurre il pagamento di una retta in base all'ISEE anche nelle Scuole dell'Infanzia, così come avviene nei nidi e nelle paritarie convenzionate? Magari poi ci fosse una unica gestione pubblica di qualità per le scuole non confessionali...

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