lunedì 18 novembre 2013

Servizi educativi: una battuta d'arresta

maggiekuo










In Italia ci sono pochi nidi e diminuiscono gli iscritti. I dati arrivano dal nuovo rapporto sul monitoraggio dei servizi educativi che è stato presentato pochi giorni fa a Roma, presso la presidenza del consiglio dei ministri. Se l'interesse al tema si dovesse giudicare dalle presenze, allora il voto sarebbe scarso meno. In un aula praticamente vuota i dati esposti hanno confermato il recente documento Istat. Il futuro si presenta difficile e fragile.


Piano straordinario e monitoraggio
Il piano straordinario dei nidi è partito nel 2007 con un finanziamento triennale, rafforzato nel tempo con altri finanziamenti statali per un totale di oltre 1 mld. Con questa cifra si sono realizzati 55 mila nuovi posti per una copertura del 19,7% rispetto alla domanda. Nonostante lo sforzo non sfioriamo il 33% che la comunità Europea ci indicava come cifra da raggiungere entro il 2010.
Da nord a sud
Il paese come spesso accade risulta molto disomogenea. Il centro nord si stabilizza con un'offerta tra il 20-23% (con un picco positivo della regione l'Emilia Romagna del 31,2%). Il meridione stenta a raggiungere l'8%. In generale si percepisce un leggero calo di iscritti e una flessione delle strutture, come evidenzia anche il nostro report su dati più recenti Le cause sono principalmente due: le difficoltà economiche delle famiglie e l'aumento delle rette dovute alle difficoltà, sempre economiche, degli enti gestori. 
Incremento e crisi    
Tra il 2007 e il 2012 l'offerta si è ampliata: da 208 a 260 mila posti. I servizi integrativi sono cresciuti poco da 24 mila a 27mila.  Il 90% dell'offerta è dovuta ai nido. L'incremento ha portato ad un accrescimento della spesa dei comuni (principali fornitori del servizi) che sono passati da un investimento complessivo di 850 mln (2004) ad un investimento di 1227 mln nel 2011.  
La distribuzione regionale
Del finanziamento rimangono da erogare ancora 64 mln. In maggiore difficoltà troviamo la Campania che ha da programmare una spesa pari a 34 mln. La Campania è una delle regioni più in svantaggiate non raggiungendo il 3% di copertura dei servizi.

Nel futuro?          
Facciamo alcune considerazioni generali: i comuni vincolati dai limiti di spesa e assunzione, se nulla cambia, non saranno più in grado di garantire i servizi. Le altre forme gestionali pubbliche pensate e realizzate fino ad oggi sono ugualmente vincolate. Nel mentre le gestioni private cercano di rientrare nell'offerta pubblica tramite convenzione, quindi con strutture che offrono posti con rette in base all'isee e posti privati con rette piene. Questa formula che per alcuni anni sembrava ideale, oggi è più che mai coinvolta e affondata dalla crisi. Le famiglie che possono pagare rette piene (circa 800 euro) sono in diminuzione e i fallimenti dei gestori privati portano alla contrazione dell'offerta.
Politiche famigliari ed educazione
Come sottolinea Roberta Cecconi nella sua analisi del dipartimento della famiglia stiamo assistendo in Italia ad una contrazione della fecondità, con preoccupanti squilibri generazionali.Nel 2020 se nulla cambia, le persone con più di ottant'anni supereranno i bambini tra gli 0 e i 10 anni. Sono cifre che fanno pensare. I nidi nel 1971 sono stati aperti anche per favorire le donne al mondo del lavoro. L'attuale crisi sta riportando a casa sopratutto le donne, che non solo non lavorano più ma nemmeno fanno figli. In un momento così delicato sono le politiche a dover rispondere. E se le strategie dovrebbero coinvolgono più piani, gli investimenti rimangono l'unica risposta per continuare ad avere servizi. Il non investimenti significherebbe la chiusura e la perdita economica di un piano straordinario rimasto unico in 40 anni di storia.

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