mercoledì 18 dicembre 2013

Annamaria Palmieri ci racconta la Napoli dello 0-6

Annamaria Palmieri












Che cosa caratterizza l'infanzia a Napoli? Quali sono le differenze con le altre città rispetto ai servizi educativi? Potremmo citare moltissime differenze e particolarità ma forse l'affermazione dell'assessore Annamaria Palmieri coglie
bene qualcosa di importante su cui riflettere: "Napoli è l'avamposto del disagio sociale, nel quale tutti, prima o poi, ci riconosceremo" Un'affermazione forte tra molte altre, altrettanto dirette. Sarà che la Palmieri non viene dal mondo della politica o sarà un'ulteriore anomalia napoletana...? Non lo sappiamo e forse poco importa: l'abbiamo incontrata per capire il mondo dell'infanzia 0-6.
Assessore l'anno scorso avete sostenuto una vera battaglia per poter tenere aperti i servizi. Una battaglia legale che alla fine ha dato i suoi frutti: avete potuto assumere 300 lavoratori, nonostante i limiti imposti dal patto di stabilità. Ci racconta?
E' stato un momento difficile e impegnativo ma alla fine è stato stabilito che potevamo assumere il personale necessario per garantire un servizio infungibile ed essenziale e così assicurare il diritto all'istruzione. Ci sono state altre sentenze a cui ci siamo appoggiati e credo che questa sia la direzione che dovremmo percorrere. Oggi siamo in una situazione paradossale: la comunità Europea ci chiede di ampliare l'offerta dei servizi per una copertura almeno pari al 33% e al contempo ci impone dei limiti di spesa e assunzione che non ci permettono di sostenere nemmeno quelli che abbiamo.
Solo per il diritto all'istruzione? e i nidi dove si collocano?
I nidi sono il primo tratto dell'istruzione. Non possiamo più considerarli altrimenti. Anche L'Europa indica il sistema 0-6 come il primo tratto dell'istruzione.
Torniamo ora al tema assunzioni: 300 lavoratori non possono comunque garantire, per questioni contrattuali e di salario, la copertura totale dell'orario dei servizi che oggi chiudono alle 15: quindi una vittoria parziale?
Secondo il regolamento le scuole dovrebbero chiudere alle 16 e i nidi alle 15. Purtroppo c'è un grosso problema legato al personale, chi è in malattia o in gravidanza, non può essere sostituito e l'organico deve fare quello che può. E' un problema che hanno tutti i comuni e che ancora una volta riguarda i vincoli imposti. Siamo in una continua criticità. Ad ogni modo la questione non è presente in tutta la città, ma si verifica solo in alcune scuole. Per quest'anno stiamo ipotizzando di ampliare l'orario fino alle 18 e anche di aggiornare le graduatorie del personale.
Secondo voci ufficiose stareste preparando un concorso per stabilizzare 100 lavoratori e gettare a mare la graduatoria dei precari che oggi sono 300. Conferma?
Assolutamente no, non capisco quale sia la sua fonte. Intanto oggi non possiamo sapere quanti lavoratori possiamo assumere. Parlare di 100, come di un qualunque altro numero è semplicemente assurdo. In ogni caso nessuno sta pensando una cosa del genere che significherebbe non dare valore a lavoratori formati e competenti, alcuni dei quali, sono precari da oltre 10 anni. Se non riusciamo a stabilizzare in un anno cercheremo di fare previsioni a lungo termine. Faccio notare che tutto questo tema, ci riporta ancora hai vincoli e quindi ai blocchi d'assunzione imposti. Insisto nel dire che siamo in una condizione paradossale: abbiamo una scuola dello Stato, da una parte, che può assumere, dall'altra una scuola comunale che non può farlo. Dov'è la parificazione così? Le regole devono essere uguali per tutti. In più ci sono imposti dei limiti di spesa e assunzione che si abbassano in proporzione: meno spendo, meno posso assumere. Così non  può funzionare.
Torniamo ora a Napoli: a che tipo di esigenze rispondono i servizi?
Certo all'occupazione femminile. A Napoli i nidi coprono solo il 5% dei potenziali utenti, dire che comunque è quasi il doppio dell'offerta rispetto alla percentuale regionale, non ci mette al riparo. Quello che è peggio è che non abbiamo nemmeno grandi liste d'attesa. Diverso per la scuola d'infanzia che è molto diffusa e riusciamo a coprire quasi totalmente la domanda.
Perché c'è poca domanda?
Perché per mentalità se una donna è disoccupata la cosa migliore che può fare è stare a casa con il bambino. Così l'occupazione femminile langue. E allora: è nato primo l'uovo o la gallina? Non si sa! Servono più nidi per avviare il lavoro o serve più occupazione per aprire nidi? Ad ogni modo, il nostro impegno, come nelle amministrazioni precedenti, è il contenimento delle rette.
Di che cifre paliamo?
Partiamo da 15 euro per arrivare a 280 mensili. Vogliamo che siano le classi più disagiate a poter usufruire del servizio. Non per niente nei criteri di accesso abbiamo messo a pari punteggio: chi ha i genitori entrambi disoccupati o occupati.
Napoli ha un'alta dispersione scolastica. In uno dei documenti che analizzano il problema, si ipotizzano varie strategie per arginarla, ma non si citano la frequentazione e l'incremento dei nidi, che sono riconosciuti da più fonti come uno dei migliori sistemi per prevenire la dispersione. Come mai?
Ritengo che per questo delicato problema con cui mi sono misurata lungamente, la vera risposta possa arrivata dalla scuola dell'infanzia. Lì si possono registrare l'andamento della frequentazione degli utenti che a volte è intermittente. Costruire un luogo dove si sta bene e sopratutto dove sta bene la famiglia è fondamentale. Di norma i bambini vogliono andare a scuola, sono le famiglie che si disaffezionano. Come mai? Dovremmo cercare di coinvolgerli e farli star bene. Dove stai bene cerchi di rimanere, non di andartene.
Dal nord come al sud negli ultimi anni c'è stata molta esternalizzazione dei servizi educativi sopratutto sullo 0-3. Sente un partito politico che l'appoggia nel suo impegno a sostegno del pubblico?
Si, da tutta la sinistra che si vuole chiamare tale è in difesa della scuola pubblica. Da sempre lo è stata e fin dagli anni '70 la scuola pubblica si è rivelato un cavallo vincente. E' una lotta dura la più difficile forse ma proprio per questo la migliore. La scuola è il primo luogo di inclusione e di uguaglianza. Le differenze e gli svantaggi lasciamoli emergere altrove.

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