lunedì 16 dicembre 2013

Nidi e scuole: sette città si confrontano

bhjoco












Un incontro lungo e articolato. Al centro un tema: i sistemi gestionali di nidi e scuole d'infanzia. A relazionare diverse città: Modena, Torino, Milano, Reggio Emilia, Firenze e Napoli e poi comitati, cittadini, associazioni e l'intervento della senatrice Puglisi. Una maratona di numeri, percentuali per un
lungo dialogo. Per raccontare abbiamo incontrato uno degli organizzatori: Mirco Pieralisi di Sel presidente della commissione scuola al comune di Bologna.
Perché questo dibattito?
Perché da sempre il nostro gruppo consigliare è impegnato nella difesa della scuola pubblica. Attualmente il punto più fragile del sistema pubblico sono le amministrazioni comunali che gestiscono e finanziano nidi e scuole
dell'infanzia. Per motivi legati ai vincoli del patto di stabilità la situazione è davvero difficile e le Amministrazioni sono a volte impossibilitati a garantire questi segmenti dell'educazione. Da un precedente incontro avvenuto durante la festa di Sel, incontrando insegnati e lavoratori, abbiamo ragionato sulla necessità di fare un dibattito che mettesse in confronto diversi modi, non sempre virtuosi, di gestire servizi e scuole.
Cosa è emerso?
Il dato comune è la difficoltà politica. Il governo, a prescindere della
sua  composizione, negli anni, non ha investito nel comparto 0-6 e anzi,
sta tagliando. E come giustamente ha ribadito con forza l'assessore
Palmieri di Napoli, la battaglia deve essere garantire la scuola
d'infanzia che è scuola a tutti gli effetti. Siamo di fronte a molti
sistemi gestionali differenti che sostengono il pubblico. A Modena una
fondazione, l'istituzione a Reggio Emilia, mentre a Torino sono stati esternalizzati dei nidi tra le grandi proteste dei genitori. Tanti modi fantasiosi e a volte secondo me profondamente sbagliati per aggirare i limiti imposti dallo Stato e cercare di rispondere alle esigenze di cittadini. Ma la via maestra, da perseguire insieme, è per noi quella di escludere dai vincoli del patto di stabilità l’investimento per la scuola dell’infanzia e i nidi.
Si sono evidenziate anche diverse esigenze a secondo delle città?
Si. Se città come Bologna e Milano, i nidi sono al tempo stesso un servizio educativo di qualità e un servizio per tutelare le esigenze della famiglia, a Napoli i nidi sono ancora più drammaticamente un veicolo occupazionale. Nel mezzo c'è la crisi...
Come mai Sel non ha ribadito la sua volontà di scuola pubblica con i
risultati del referendum alla mano?

Abbiamo proposto di uscire dai finanziamenti con un disinvestimento
graduale in tre anni. Era anche una proposta di dialogo. Purtroppo
abbiamo avuto solo l'appoggio del M5S. E' un peccato perché con la metà
dei contributi che il comune versa a sostegno della scuola privata, fatto salvo l’azzeramento reale delle liste d’attesa, si potrebbe avviare un sostegno per l'alfabetizzazione nella scuola pubblica, un sostengo fondamentale anche per l'integrazione.
La richiesta di disinvestire al privato era un parere già espresso dai
cittadini con il voto al referendum. Non crede che alla politica
spettasse il compito di indicare un possibile modo per investire in
altro modo come ad esempio sta dicendo ora, ma in modo sistematico?

L'abbiamo fatto durante tutto il dibattito.Forse è stato poco colto nelle sedi istituzionali ma l'abbiamo fatto. Abbiamo presentato le possibili politiche per non gravare sulle liste d'attesa e sostenere economicamente il personale d'integrazione. Invece le scelte politiche della maggioranza percorrono la strada opposta. Dal 2013 a Bologna sono diventate otto le scuole d'infanzia estenalizzate. Le Cooperative che gestiscono sono due: Cadia e Dolce. Bologna è l'unico comune di una grande città che fa un'operazione di questo tipo. Come mai? Mi pare davvero imbarazzante. Questi sono alcuni dei dati emersi. Nello specifico questi dati sono stati portati in evidenza anche da Bruno Moretto di Scuola e Costituzione.
Siete soddisfatti del risultato del convegno?
Siamo davvero soddisfatti anche per la partecipazione di associazioni e
comitati. E' stato un dibattito acceso e vero. Ci siamo mossi in continuità con un evento sulla scuola che ho citato in apertura e abbiamo fatto tesoro anche di un dibattito organizzato di recente dall'Adi (associazione docenti italiani).
In un suo recente scritto sostiene che l'insegnante dovrebbe tornare a
insegnare e non a fare il facilitatore, l'educatore o altro. Crede che
questo sia vero anche per nidi e scuole dell'infanzia? E il Partito che lei sostiene, pur da indipendente,  ha intenzione di aprire un dibattito su questo aspetto, certo meno politica ma e più sociale?

Il ruolo dell'insegnante credo vada sostenuto con investimenti sulla formazione, una formazione globale e continuativa, per poter dare gli
strumenti a chi fa questo difficile lavoro, di fronteggiare nel modo
migliore le tante difficoltà che tutti i giorni un insegnante incontra.
Oggi si chiedono giustamente titoli di studio, ma dopo si mandano gli insegnati allo sbaraglio, così diventa difficile fare scuola. A seconda dell’aria che tira le forze politiche blandiscono o insultano gli insegnanti. Ascoltando Vendola a Bologna ho avuto l’impressione che le sue parole sulla scuola non fossero di convenienza, e non a caso ha citato proprio il tema che lei mi ha posto e su cui mi piacerebbe un giorno poter tornare…



  
 
  

    
     

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