sabato 28 dicembre 2013

Una riflessione senza risposte





Per qualche giorno BolognaNidi chiude i battenti per le feste, ci troveremo con l'anno nuovo, prima di congedarmi però, vorrei aprire una riflessione che spero  possa contagiare anche i lettori. Personalmente ho molte domande e
poche se non nessuna risposta. L'anno scolastico è quasi a metà, e a questo punto si possono fare un po' di conti. La scuola dell'infanzia ha un costo di frequentazione di circa 200 euro mensili. Spese da dividere tra trasporto, mensa, e altre rette non ufficiali ma dovute: regalo alle maestra, materiale vari tra cui fazzoletti, carta igienica, colla, matite colorate, pennarelli, acquarelli, pasta da modellare, salviette.... e poi ci sono altre rette di attività extra: ginnastica motoria, uscite gite e yoga... La scuola pubblica ha un costo che tutti conoscono e nessuno dice. Si tratta di un costo non tracciato. Durante le feste di Natale ho guardato genitori, collaboratori e maestre. Ho cercato di cogliere gli umori e di ascoltare i discorsi...Siamo in molti ad essere contenti di aver trovato un modo di partecipare alla vita scolastica, dandoci da fare per la recita, la tombola o partecipando al comitato genitori per verificare l'andamento. La maggior parte dei genitori pur sentendosi un po' in colpa non fa nulla e non sa nulla, perché è oppresso dai ritmi o dai problemi di tutti i giorni. La scuola è sempre più povera e da questa povertà si è attivata una piccola comunità che crea relazioni e ci fa sentire tutti migliori, perché alla fine, lavorare per uno scopo condiviso è sempre appagante. Eppure in tutto questo fare vedo pericolose crepe: intanto una scuola concepita sul sostegno volontario dei genitori crea necessariamente delle differenze. Più volte nella nostra città, Bologna, facendo una mappatura delle attività è risultato che nei quartieri più poveri le attività languono, mentre nei quartieri più ricchi non sanno più cosa inventarsi per dilettare e deliziare i bambini. E poi affiorano tante domande: per quanto i genitori e i lavoratori potranno supplire alla mancanza sempre più evidente di economie? Da quest'anno è finito anche l'ultimo investimento straordinario sui nidi. E ora? Il destino che è già in atto è la chiusura. Ma la domanda che mi pesa da molto tempo è: perché la scuola pubblica deve essere pagata sottobanco? Non sarebbe meglio introdurre una retta per spese chiare e alla luce del giorno? E dire in modo ufficiale a quali carenze il sistema è arrivato. Recentemente mi ha chiamata un'amica pedagogista. Mi ha raccontato che in un nido bolognese un'educatrice finito l'orario nella stessa struttura, si fa pagare per fare un corso di massaggio. E' accettabile? Un servizio senza soldi va avanti per un po' sul buon senso generale, e per fortuna ce n'è molto in giro tra educatori e insegnanti. In tutt'Italia si stanno formando comitati di genitori in difesa del pubblico. Ovunque ci sono battaglie per difendere il servizio che è minacciato da rette altissime ma anche dalla generale sciatteria governativa, che non conosce appartenenza politica, ma è ben radicata. In tutto questo mi chiedo se è questo il posto dove vogliamo lasciare i nostri bambini sempre più minacciato, sempre più cupo, stritolato da logiche di mercato che non trovano educatori o insegnanti per fare le sostituzioni, dove i metri quadri degli spazi interni e esterni si riducono, dove le cucine interne diventano un lusso, dove i genitori sono sempre chiamati a sborsare, senza poter dire la loro. I comitati che incontro sono tutti spontanei, quelli ufficiali sono silenziosi oppure sono chiamati in causa dall'Amministrazione solo per tentare una convalida. Questa non la chiamo partecipazione, la chiamo impotenza. E ora arrivo alla domanda che spero non rimanga sospesa: come potremmo cambiare questo andamento? da dove partire? Per andare verso quale modello gestionale? E' possibile  rilanciare il pubblico? Come?          

4 commenti:

  1. ciao Laura, è tutto vero. Sottoscrivo punto per punto. Dal numero di risposte alle tua riflessioni direi che il problema non interessa salvo ad una minimissima parte... che rischia di essere vista addirittura come un manipoli di fanatici. UNa così piccola parte che non ha la forza necessaria per incidere. Bisogna aspettare il peggio. Questa è la natura umana!

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  2. Forse non ci sono commenti perché non ci sono risposte! Quello su cui bisognerebbe puntare è la sensibilità e l'intelligenza del personale.
    Tutti i giorni a scuola trovo maestre frustrate, isteriche e bidelle scansafatiche e aule pulite per modo di dire, altro che buon senso!

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  3. Nel 2008 la “riforma” gelmini ha dato un colpo decisivo all’impoverimento della scuola pubblica in corso da anni. Un piano di de-finanziamento strutturato su più anni ed iniziato con le scuole elementari per poi proseguire negli anni successivi con le materne, le secondarie di primo e secondo grado e naturalmente le università e la ricerca. All’epoca ero genitore di una bimba di 3° elementare di una splendida scuola statale nata e cresciuta negli anni ‘70 sul modello educativo “Tempo Pieno” ispirato da educatori e pedagogisti come Mario Lodi, Bruno Munari, Gianni Rodari…. ditemi se è poco! Facile come genitore partecipare, facile come genitore appassionarsi. La partecipazione dei genitori al mondo della scuola non era da noi vista e vissuta come “volontariato”, bensì come momento di discussione, condivisione e perché no, a volte di scontro con chi la scuola la fa: presidi, insegnanti, bidelli. Abbiamo sempre vissuto insieme la scuola, forti del ruolo ben distinto che ognuno di noi svolgeva. Il fine ci univa una scuola di qualità per un bene prezioso il nostro futuro. La scuola ha un compito molto importante, formare le classe dirigenti del futuro. Per questa ragione uno Stato democratico deve impegnarsi per garantire l’accesso ad un’ istruzione di qualità ai cittadini di ogni classe sociale. Ma lo Stato non è una cosa astratta, un’entità superiore che sta lì e ci guarda. Lo Stato è fatto dai cittadini che si organizzano e costituiscono la società, è fatto da tutti noi. Il nostro compito è quindi quello di contribuire alla costruzione ed alla tutela dei “beni comuni”. Per questo è importante partecipare. Per questo è importante cercare di coinvolgere un numero sempre più elevato di cittadini. E’ difficile ma si deve tentare. Nei momenti di crisi è più che mai importante riaffermare chi siamo e cosa vogliamo. Per me la scuola pubblica è un bene da tutelare, Ricordiamolo a chi svolge l’importante compito di governare.
    Eva

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  4. fino a che avremo questa classe dirigente andremo poco lontano...
    ma io continuo a fare il mio piccolo, la mia goccia nel mare, per difendere la scuola e i nidi pubblici in cui sono cresciuta e in cui stanno crescendo i miei figli. e finora non ho trovato maestre frustrate e bidelle scansafatiche, ma persone che nonostante tutto vanno avanti per il bene dei nostri bimbi. certo, un po' di controllo non guasterebbe, per valorizzare i tanti che lavorano bene e disincentivare chi lavora male. E su un punto non sono d'accordo: la retta nella scuola pubblica. Denunciamo, facciamo uscire i numeri, opponiamoci alle attività costose e alle differenze tra quartieri ricchi e poveri, ma per favore non aggiungiamo un ulteriore balzello per le famiglie. La scuola pubblica è già pagata.... DA NOI! d'accordo con chi ha scritto scuola (e nidi -- aggiungo) pubblici = bene comune!

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