lunedì 5 maggio 2014

Cristiano Gori commenta la proposta di legge 0-6











Cristiano Gori è docente di politiche sociali alla Cattolica di Milano, direttore di LombardiaSociale ed è in generale uno dei massimi esperti di welfare.  L'abbiamo incontrato rispetto al nostro tema d'interesse i servizi educativi rivolti all'infanzia.



Un commento al ddl 1260 presentata dalla Senatrice Francesca Puglisi.
Trovo che l'obbiettivo sia giusto e condivisibile ma non so se sia lo strumento più adatto allo scopo. Le grandi riforme sul sociale sono destinate ad avere grande effetto, ma raramente raggiungono risultati. Questo ce lo suggerisce l'esperienza. La riforma sul sociale 328 ne è un esempio, una grande architettura, che comprendeva tantissimi settori, e una varietà di innovazioni  che richiedevano a loro volta numerosi decreti attuativi... erano tanti e tali, che la riforma non è andata in porto. Questo disegno di legge è altrettanto ampio e ambizioso. Penso sarebbe più utile riprendere il Piano straordinario avviato durante il Governo Prodi.
Cos'è questo Piano e che risultati ha ottenuto?
Il piano è partito nel 2007 e ha creato un finanziamento straordinario con lo scopo di estendere l'offerta dei servizi 0-3. Un risultato raggiunto parzialmente. Ha determinato un modello di sistema nazionale, che prima non c'era, ma sopratutto ha fatto un grande lavoro di monitoraggio, il migliore, a mio parere, creato nel settore del welfare.
In cosa ha fallito?
In una puntuale determinazione dei costi gestionali ma sopratutto non ha sancito una tutelato dei diritti dei bambini e delle famiglie.
Quali sono gli obbiettivi che dovremmo porci oggi?
Definire regole puntuali a livello Nazionale e finanziamenti che si mantengono nel tempo. Salvaguardare i diritti di offerta e di qualità che ripeto, oggi non esistono. Dovremmo trovare strumenti snelli e di facile attuazione.
Cosa dovremmo evitare?
Politiche di breve durata. Il Piano Nidi aveva una durata triennale e valutava esclusivamente l'espansione. Il risultato ce l'abbiamo sotto gli occhi. Arrivata la crisi sono aumentate le rette, le famiglie non hanno più possibilità di più mantenere il posto al nido e i bambini tornano a casa. In sostanza perdono un diritto.
Abbiamo tempi incalzanti?
Si e un articolato ddL come quello proposto, porta con sé due problemi: tempi lungi, per l'approvazione passerebbero almeno due anni e poi si creerebbe uno strano meccanismo, che ho visto tante volte, saremmo portati a pensare che non si può avere di meno che questa grande riforma. Così si finisce a perdere l'attenzione alle vere urgenze e a non realizzare niente di fatto.
Cambiamo argomento. Di recente ha partecipato al convegno sull'infanzia a Bari. Ci racconta?
Il convengo è stato ben organizzato e la partecipazione ampia, c'erano oltre 1200 persone. Si è parlato molto di affido dei minori e pochissimo di servizi. In generale si è avvertita un'assenza di progettualità politica. Per la prima volta mi pare, che si dia per scontato il declino dei servizi. Fino a quattro, cinque anni fa, si vedevano le cose in modo diverso. Poi le risorse agli Enti sono venute meno. Si è creduto per un certo tempo che si potesse sostenere un secondo welfare, un welfare aziendale, in sostituzione dell'investimento pubblico. Speranza assolutamente evasa.
L'investimento pubblico oggi è ancora auspicabile?
L'investimento statale è indispensabile. Dobbiamo dare un ampio beneficio del dubbio e d'inventario. La partita si giocherà tutta tra giugno e settembre, fondamentali saranno le politiche Europee. Dobbiamo guardare cosa farà il nuovo Governo. Renzi si è dimostrato fortemente interessato al tema infanzia, staremo a vedere come si muoverà nel settore.   
    

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