Cronaca Bambina I nidi comunali nascono come servizio pubblico con la legge 1044 del 1971 e, nel tempo, vengono riconosciuti sempre più chiaramente come parte del sistema educativo, fino al sistema integrato 0–6 e ai Livelli essenziali delle prestazioni. Sulla carta, tutto bene: sono anche uno strumento contro la povertà educativa e le disuguaglianze. Nella realtà, però, l’accesso resta profondamente diseguale.
Quanto costa crescere un bambino
Uno studio della UIL mette in luce un dato netto: a parità di reddito, le famiglie pagano cifre molto diverse a seconda del Comune. Con un ISEE di 15 mila euro si va dalla gratuità totale di Mantova e Andria, a tariffe che superano i 400 euro mensili. Due casi “medi” raccontano la frammentazione del sistema: in alcune città la spesa si colloca attorno ai 150–200 euro, in altre sfiora o supera i 300, senza che ciò dipenda dalla qualità del servizio.
Disuguaglianze senza logica
Il divario non segue una mappa chiara: il Nord non è sempre più caro del Sud e città vicine applicano rette molto diverse. Anche la mensa contribuisce ad ampliare le distanze, talvolta inclusa nella retta, talvolta pagata a parte. Il risultato è un accesso a macchia di leopardo che pesa soprattutto sui nuclei più fragili.
Il nodo politico
“I dati mostrano con chiarezza che i nidi, pur essendo riconosciuti come parte del sistema educativo, continuano a essere trattati come servizi a domanda individuale”, afferma Santo Biondi. Una classificazione che lascia ai Comuni ampia discrezionalità tariffaria e scarica sulle famiglie il costo del servizio.
PNRR e occasioni mancate
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza avrebbe dovuto colmare i divari, ma la revisione degli obiettivi ha ridotto i posti previsti. “Si migliora la media nazionale, ma non l’equità territoriale”, osserva Biondi, sottolineando come i piccoli Comuni restino quasi del tutto esclusi.
Un investimento necessario
“L’assenza di nidi ha un costo sociale enorme: alimenta la povertà educativa, frena il lavoro femminile e aumenta le disuguaglianze”, conclude Biondi. Senza fondi strutturali e regole vincolanti, il rischio è che i nidi restino un servizio per pochi, più che un diritto per tutti.
Laura Branca
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