giovedì 12 giugno 2014

Chi rinuncia al nido?

charmaineswart












Quando si parla di nidi si pensa all'Emilia Romagna come oasi di qualità e diffusione del servizio. Non si tratta solo di fama o di storia, nel panorama nazionale, il territorio si distingue per la diffusione, che si avvicina a quelle europee, e per una qualità che dialoga senza preoccupazioni con il contesto internazionale. Eppure oggi anche in regione e in provincia di Bologna soprattutto, le cose sono cambiate. Abbiamo un po' di dati a dimostrarlo e arrivano da una ricerca. Il territorio andiamo a prendere in esame è quello della provinciale, che presto diventerà il contesto della città metropolitana, il tempo è quello dell'attualità.


In numeri
Calano le domande d'iscrizione (-9,8%) e si evidenzia una flessione d'offerta  dei servizi (1,6%) al contempo si riducono in modo massiccio le liste d'attesa (-52,3%) e aumentano i livelli dei ritiri e rinunce (13%).
I dati evidenziano due questioni di cui abbiamo già scritto a più riprese, ci sono meno domande e la conseguenza è la chiusura.
La crisi ha fatto da padrona e l'amento delle rette ha accellerato una situazione già critica. Ma è così vero e assodato che si chiude per la crisi?
Scomponendo i numeri si vedono altre tendenze in atto.

Le differenze
Se le nascite calano tra il 2010-13 (meno 3%) calano in modo molto diverso tra genitori di origine italiana e di origine straniera. I primi calano in modo significativo non così i secondi. E in generale non si può attribuire al calo delle nascite, la contrazione dell'offerta e della domanda. La distinzione etnica invece complica il quadro in lettura.

Chi va al nido?
La frequentazione dei bambini è molto differente. In media le famiglie italiane frequentano fino al 34,4%, mentre i bimbi stranieri solo il 19,5%. "I dati ci raccontano anche una progressiva diminuzione dell'impiego femminile e un aumento dei mancati pagamenti delle rette. Dobbiamo porci più domande- ci spiega Maria Cristina Volta responsabile della tutela per l'infanzia e servizi socio educativi in provincia-. Oggi dobbiamo capire quante risorse abbiamo e come vogliamo distribuirle. E' un momento difficile e complesso che descrive un mondo in rapido cambiamento. Per capirlo al meglio abbiamo avviato questo studio-monitoraggio."

Calo d'iscrizione e aumento degli anticipi 
Calano gli iscritti anche alla scuola d'infanzia. Crescono invece le richieste di anticipi che svuotando le sezioni dei "grandi" al nido. "I motivi sono piuttosto ovvi- continua la Volta- le rette al nido sono molto più consistenti". Gli anticipi e le sezioni primavera, sono un altro capitolo su cui torneremo a più riprese a breve e che creano non pochi problemi, anche di gestione famigliare, come ci ha segnalato di recente la lettera di una mamma.

I diritti degli stranieri  
"Le distinzioni etniche ci pongono di fronte a questioni importanti e trascurate- ci spiega Anna Del Mugnaio dirigente del servizi politiche sociali in Provincia- i bambini stranieri spesso sono i bambini con più difficoltà d'integrazione e  non solo. Non usufruendo del servizio, che avrebbero per loro costi contenuti e ingenti per gli Enti gestori, avanzano un credito con i pubblico non indifferente". I servizi educativi, come più volte sottolineato, sono una delle miglior strategie per favorire l'inclusione sociali e sono la migliore prevenzione per l'abbandono scolastico. La "rinuncia etnica" dovrebbe porre domande serie sia ai gestori dei servizi ma anche alla società e alla classe politica in generale. Capire oggi come offrire, a chi offrire e tentare di coinvolgere di più tutti diventa urgente oltre che determinante.       


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