lunedì 12 gennaio 2015

Non sono scarabocchi

BoNidi










I bambini a circa due anni, a volte un po' prima, a volte un po' dopo, imparano a disegnare. Alcuni amano molto questa pratica e impugnato il pennarello tracciano lunghe righe, punteggiano, scavano nel foglio, lo bucano, lo stracciano...a volte provano ad esprimersi su mobili, pavimenti, muri, libri. Tracciano linee lunghe, ondulate, o dritte, a volte girano il pennarello tracciando spirali concentriche, poi sospendono all'improvviso e passano ad un altro foglio. I disegni possono durare pochi istanti o alcuni minuti. Troppo spesso noi grandi liquidiamo questi esperimenti con una parola poco lusinghiera: scarabocchi.

Eppure ciò che il bambino ha tracciato è qualcosa di molto importante: è un'espressione di sè, è il segno del tempo trascorso con impegno e interesse. A questo punto vi rivolgo una domanda: da quanto tempo non vi capita di mettervi  davanti ad un foglio bianco? Probabilmente da molto. E' un confronto difficile che scatena più emozioni. Di solito il disegno è confinato nel periodo dell'infanzia poi è trascurato. I motivi per cui non si disegna più sono molti: non piace, manca il tempo, non si è bravi a farlo. Ma il risultato è uguale: rinunciamo a questa pratica per i motivi sbagliati. Disegnare può essere molto semplice e non è affatto detto che richieda particolari doti artistiche. Purtroppo però abbiamo perso fiducia... lo racconta molto bene lo scrittore Saint Exuperì nel suo insuperabile Il Piccolo Principe. Quando lo scrittore ancora bambino, raffigura un serpente che ha ingoiato un elefante, i grandi vedevano solo uno sgorbio, o tutt'al più, un cappello mal disegnato e gli dicono di lasciar perdere il disegno. Le linee che accompagnao i primi gesti dei bambini sono importanti, non perché particolarmenti belli, fatto del resto, tutto soggettivo e privo di importanza, sono importanti, perché rappresentano tempo ed energia . Da sempre l'essere umano ha avuto esigenza di disegnare, lo abbiamo fatto ancor prima di costruire di case. E per quanto semplici i tratti che troviamo nelle caverne, dei primitivi ci raccontano i desideri dei nostri avi. Il bambino è molto vicino ai nostri avi e quando impugna un pennarello: si esprime, gioca, sperimenta, conosce...Allora diamo valore a questa pratica, appendiamo i disegni, teniamone qualcuno ad esempio, ma sopratutto impariamo a guardarli, a rintracciare in quelle linee, punti e colori la forza che esprimono.                  

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