martedì 24 febbraio 2015

Parola a Massimiliano Tarozzi presidente dell'istituzione educazione


Massimiliano Tarozzi
















 



Bologna. Massimiliano Tarozzi è presidente dell'istituzione educazione e scuola, Professore all'università di Trento e Bologna poi, la sua materia è la pedagogia. Mi riceve per l'intervista nel suo studio in via Capra Mozza (nuova seda dell'istituzione) in un locale ampio, con bei mobili di inizio novecento. Due ampie finestre danno su uno stretto vicolo tipico bolognese. Non c'è nulla di lussuoso, ma c'è qualcosa di signorile in quella stanza come nel mio interlocutore. Mi accoglie con un sorriso e con un'aria un po' timida, ma forse più che timidezza, si tratta di riservatezza. Ci sediamo attorno ad un tavolo ovale contornato da piccole poltrone dal sapore teatrale. Prima di comunicare con le domande, facciamo due chiacchiere di circostanza e non posso che confermare le prime impressioni, è una persona riservata e al contempo  passionale.


Tra i suoi interessi di studio spiccano due temi: l'integrazione interculturale e l'educazione alla cittadinanza partecipata o attiva. In che termini crede si possano applicare queste materie all'istituzione?
L'integrazione e la cittadinanza sono strettamente collegate. Le nuove cittadinanze non possono che essere sempre più interculturali e l’integrazione interculturale deve essere legata alla cittadinanza come titolarità di diritti. Se non fossero collegate il rispetto della differenza e le pratiche interculturali sarebbero solo chiacchiere, teorizzazioni fini a se stesse. Peraltro,. affrontare queste tematiche nel tratto d'infanzia compreso tra lo 0 e i 6 anni è strategico, e può dare risultati eccellenti, come dimostrano tanti studi, perché a livello prescolastico, dove gli “stranieri” sono per la quasi totalità “neoitaliani”, si gioca una partita importantissima per l’integrazione.

Che impressioni ha avuto fino ad ora rispetto al suo lavoro di presidente?
L'impressione è di essere salito su un treno in corsa. Un treno che viaggia spedito, specie per la gestione dei servizi 0-6. Per questo vorrei operare senza interferire troppo con il manovratore, mi vedo di più nel ruolo di armonizzatore e di questo avverto l’esigenza. Mi spiego: dopo anni di decentramento, l'educazione torna alla centralità cittadina. Favorire una maggiore unitarietà pedagogica non è e non sarà facile, è un percorso lungo ma credo fosse un passaggio necessario. Tornare alla centralità significa tornare ad avere una gestione e una visione pedagogica e politica d'insieme, pur tenendo conto dell’insostituibile ruolo svolto dai quartieri e dai territori.. 

Non crede sia stato un passaggio troppo rapido?
La decisione è stata in capo al Consiglio comunale, ma ritengo che il Consiglio abbia agito bene, cogliendo il momento quando si sono create le opportunità politiche per farlo. Dalla delibera del giugno scorso che ha approvato la nascita dell’istituzione scuola e educazione ci sono stati tanti passaggi impegnativi dal punto di vista organizzativo, primo tra i quali il passaggio del personale, poi la nomina del direttore, poi il cda.

Nomina del direttore avvenuta contravvenendo al regolamento. Il sindaco avrebbe dovuto nominare il direttore dopo aver sentito il cda. Il direttore invece è stato nominato prima della costituzione del cda...
Una decisione dettata da esigenze concrete e urgenti: si dovevano aprire i servizi e le scuole a settembre. Poi la nomina non poteva ricadere su una persona più preparata e competente. Ho grande stima dell'operato della dottoressa Cesari.

Fino ad ora l'istituzione non ha incontrato il comitato genitori, non le associazioni che avevano chiesto un'udienza conoscitiva che si è svolta senza la loro presenza. Come mai?
Non è propriamente vero. Ho incontrato associazioni di genitori, ma non nell’ambito del consiglio comunale. Però è vero che non abbiamo ancora fatto tutti gli incontri necessari. I motivi anche qui sono di ordine pratico. Ripercorriamo le tappe temporali: il regolamento dell’Istituzione era pronto a settembre, a metà novembre c'è stato l'insediamento formale del CdA, il Natale ha rallentato il tutto. Ci sono stati tempi strettissimi. Eppure in queste poche settimane il cda comunque si è incontrato formalmente due volte, informalmente molto più spesso. Abbiamo deciso di dedicare questo tempo ad ascoltare tutti e abbiamo fissato una serie d'incontri: con i pedagogisti, i coordinatori pedagogici, gli educatori dei servizi adolescenti, i presidenti dei quartieri, il provveditore degli studi e altri più informali con insegnanti, associazione di genitori e tutti coloro che ci hanno chiesto un incontro. Siamo in ascolto. Per capire cosa ha fatto chi c’era prima di noi e cosa c'è da fare per il futuro. Ad ogni modo presto incontreremo formalmente il comitato dei genitori. E siamo aperti ad ascoltare tutti.

Sono stati in molti a protestare rispetto all'istituzione. Gli insegnanti ad esempio non vogliono modificare il contratto e hanno fatto ricorso. Come vede lei la questione?
Ne capisco l'importanza. Credo sia giusto difendere il proprio contratto e le condizioni che garantiscono serenità nel proprio lavoro. Credo anche il contratto scuola storicamente abbia significato un svolta qualitativa nelle scuole. L’istituzione non ha il potere di scegliere il tipo di contratto da garantire ai neoassunti che è in capo al settore istruzione del Comune, che a sua volta ha le mani legate da una normativa nazionale. Certo, se dipendesse da me vorrei questo contratto per tutti e, cosa che non si ricorda mai abbastanza, lo vorrei anche per le educatrici di nido. Ciò nonostante mi rendo conto che gli Enti pubblici hanno enormi vincoli che sono imposti dallo stato e non solo economici e per i nuovi contratti non c’è la possibilità di scelta. Detto questo, non credo che la questione contrattuale sia la priorità. C'è un tessuto da ricostruire, c'è da ridare fiducia, interesse e orgoglio nel proprio lavoro e centralità all'infanzia in generale, vorrei che l'istituzione fosse un luogo aperto e di libera partecipazione e confronto su questi temi.

Vorrebbe ricostruire e proseguire il lavoro di suo padre, l'assessore Ettore Tarozzi?
Non dobbiamo rimpiangere nostalgicamente gli anni d’oro delle amministrazioni bolognesi. Le contingenze storiche rendono impossibile replicare quella stagione. Ma continuano a comunicarci una passione, un entusiasmo, un ottimismo politico che al netto delle ideologie che li permeavano allora, ci dicono molte cose e molto attuali per le sfide del presente. Non solo: il modello bolognese può dire tanto al nostro paese e anche a livello internazionale e occorre trovare nuovi modi per comunicare il “primato bolognese”, di cui parlava Bruno Ciari a tutta la cittadinanza e al resto del paese. Per far questo non sono più i “febbrai pedagogici” lo strumento più efficace per riflettere e discutere. È cambiata la società, sono cambiate le modalità per fare cultura e per comunicarla. Oggi, ad esempio, sono realtà come il suo blog o altre interessanti iniziative nei social network che riescono a coinvolgere e aggregare.

Che novità ha intenzione di portare al modello Bolognese?
Poche. Credo che il modello dei servizi per la prima infanzia sia buono e che funzioni molto bene. Semmai occorre intervenire sul settore adolescenti e preadolescenti. Un elemento importante di novità è che l’istituzione ha acquisito molti servizi educativi rivolti ad adolescenti che prima appartenevano ad altri settori del comune o al privato sociale. Su questo si lavorerà per qualificare e sistematizzare l’offerta educativa per adolescenti. Quanto allo 0-6, vorrei impegnarmi per far comprendere in cosa consista l’eccellenza pedagogica del “modello bolognese”, da far conoscere e mostrare con orgoglio, prima di tutto alla città che deve essere consapevole e orgogliosa di essere la città dell'infanzia e del primato pedagogico. Per costruire tutto questo occorre partire dalla consapevolezza di chi siamo e da dove veniamo.. Partiamo da un nobile passato e di lì ci proiettiamo verso il futuro.

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