martedì 31 marzo 2015

Fuori tutti: giocare e imparare all'aperto

 
 
Ore trascorse a giocare in cortile, pomeriggi passati a pasticciare con l'acqua e la sabbia in spiaggia o a girovagare e scoprire le meraviglie della campagna o più semplicemente del giardino sotto casa. Attività compiute da piccoli sotto l'occhio vigile degli adulti e via via sempre più lontano dallo sguardo di mamma e papà. Sono tanti gli adulti che ricordano con nostalgia i momenti della propria infanzia trascorsi all'aria aperta. Con il passare degli anni, però, soprattutto nelle grandi città ai bambini sono stati via via sottratti spazi aperti in cui giocare liberamente. Spazi e luoghi verdi che noi adulti, genitori, educatori ed insegnanti dobbiamo cercare di restituire loro. Spazi per giocare e crescere ma anche spazi per apprendere. Studi e ricerche in questo campo infatti, ormai da molti anni, dimostrano che le esperienze all'aperto incidono positivamente sul benessere dei bambini e sulle loro capacità di apprendimento. L'educazione e l'apprendimento all'aperto sono state al centro del convegno Outdoor education, tenuto nell'ambito di DiDEA, fiera dedicata all''educazione e alla didattica che da quest'anno si è aggiunta ai tanti eventi della Fiera del libro per ragazzi di Bologna.
L'outdoor education non può essere considerata una moda e affinché diventi "normale", come è normale per i bambini stare all'aperto, richiede oltre alla progettualità educativa anche dei cambiamenti culturali. Per i bambini - ha spiegato Roberto Farnè, ordinario di pedagogia del gioco e direttore della rivista Infanzia dell'Università di Bologna - quello esterno è un ambiente naturale ma le paure degli adulti li  trasforma in dei "reclusi agli arresti domiciliari o scolastici". Una tendenza che deve e può essere invertita.

OUTDOOR EDUCATION: EDUCAZIONE ED APPRENDIMENTO "FUORI DALLA PORTA"
Outdoor education significa, letteralmente, educazione fuori dalla porta, ovvero all'aperto. In Italiano non esiste un termine analogo per quest'espressione che nella cultura anglossassone ha a che fare contemporaneamente con l'apprendimento, la socializzazione e la salute.  I bambini  nello stare all'aperto imparano e alcuni apprendimenti sono possibili solo all'aperto" 
Lo stare all'aperto permette di sviluppare le capacità motorie e quelle cognitive e i bambini dovrebbero poter stare fuori anche con la pioggia e con la neve. Questo richiede oltre ad un adeguato equipaggiamento anche il coinvolgimento dei genitori. Ed è per questo che i progetti di outdoor education, come ha spiegato ancora Farnè, richiedono il coinvolgimento dei genitori. Le famiglie dei bambini che frequentano nidi e scuole che seguono progetti di outdoor education devono sapere fin da subito che il progetto educativo di quella struttura prevede un uso "comune" dello spazio esterno.
Tagliare il ghiaccio, disegnare sulla neve, cercare foglie per poi classificarle, ascoltare il rumore della neve e della pioggia, osservare gli insetti, solo per fare alcuni esempi, sono delle attività che richiedono lo stare fuori. Si tratta di attività - ha spiegato Andrea Ceciliani, docente di metodi e didattiche delle attività motorie - che coinvolgono sia i movimenti grossomotori che quelli finomotori perché "all'aperto i bambini si spostano per portare la mano a contatto con l'ambiente". Ecco allora che la porta che separa l'aula dal giardino non è solo il limite che separa l'ambiente interno da quello esterno ma diviene la soglia che, oltrepassata ,permette di sperimentare nuove percezioni e prospettive.
All'esterno, infatti, i bambini possono sperimentare anche forme diverse di socializzazione, soluzione dei conflitti e risoluzione dei problemi.
Il vivere gli spazi aperti non significa semplicemente osservarli ma implica l'entrare nella natura e lo starci dentro in modo armonico e rispettoso. Tutto ciò richiede - ha spiegato Alessandro Bortolotti, docente di didattica e pedagogia speciale -  spazi e arredi che si inseriscano armonicamente nella natura, costruiti coinvolgendo insegnanti, educatori, bambini e genitori.
 
GIOCARE CON IL RISCHIO PER TENERSI LONTANO DAL PERICOLO
Nella nostra società i bambini trascorrono molto tempo all'interno di ambienti chiusi. A ciò, tra le altre cause, ha contribuito anche quello che è stato definito un atteggiamento "iper-protettivo dei genitori e degli adulti di riferimento". Va dunque da se che per restituire ai bambini la possibilità di sperimentare la vita all'aria aperta occorre convincere gli adulti, a partire dai genitori, ad essere un po' meno protettivi. Un freno alle attività all'aperto è la paura che i bambini possano farsi male o incorrere in incidenti più o meno gravi. Solo sperimentando il rischio però i bambini possono imparare a riconoscere ed evitare i pericoli. Un concetto apparentemente semplice ma forse difficile da accettare e che richiede di restituire ai bambini anche la possibilità di bagnarsi, inciampare, sbucciarsi le ginocchia cadendo sul ruvido.
 
STAR FUORI FA BENE ALLA SALUTE
L' efficacia dell'outdoor education è riconosciuta anche dalla medicina. " Esistono prove - ha spiegato Laura Reali, pediatra di famiglia e referente del gruppo ricerca dell'Associazione culturale pediatri - che lo stare all'aperto migliora lo sviluppo psicologico, cognitivo e relazionale sia nei bambini sani che in quelli affetti da diverse patologie e favorisce lo sviluppo di una salute fisica migliore". "Alla permanenza all'aperto sono associati ad esempio la riduzione del rischio di obesità e di carenza di vitamina D" ha spiegato la pediatra. Eppure, nonostante i potenziali vantaggi dello stare all'aperto i bambini trascorrono la maggior parte del tempo in ambienti chiusi. Ciò è dovuto in parte anche alle paure dei genitori che temono il rischio di malattie e l'inquinamento. La prima paura, quella che stando all'aperto i bambini si raffreddino e di conseguenza si ammalino, appare infondata perché "le malattie da raffreddamento non hanno niente a che vedere con il freddo e nella maggior parte dei casi sono causate da virus che, tranne alcune eccezioni, si trasmettono più facilmente negli ambienti chiusi".  La paura dell'inquinamento appare invece più concreta però l'esposizione agli inquinanti esiste  anche all'interno degli ambienti domestici e scolastici. Plasticizzanti, ritardanti di fiamma, preservanti del legno, solo per fare alcuni esempi, contengono sostanze dannose per la salute ". Insomma se è vero che stando fuori i bambini sono esposti all'inquinamento atmosferico lo è anche il fatto che il problema esiste anche al chiuso e in diversi ambienti l'aria è più inquinata e pericolosa  che non all'esterno.
 
 
BOLOGNA:L'OUTDOOR EDUCATION INIZIA AL NIDO
 A Bologna nell'anno educativo 2013-2014 è stato avviato un progetto di outdoor education nei nidi e nelle scuole dell'infanzia comunali. Il progetto, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell'Alma Mater e con la Fondazione Villa Ghigi, ha tra le sue finalità anche quella di sperimentare, a partire dal nido, spazi educativi fatti di un dentro e di un fuori. Il percorso sta portando e porterà centinaia di bambini, accompagnati da educatori ed insegnanti ad esplorare gli spazi esterni da quelli più vicini, come il giardino della scuola o del nido, a quelli speciali come " la scuola nel bosco", come ha spigato l'assessore alla scuola Marilena Pillati. Si tratta di un progetto che trova a Bologna radici profonde visto che fu proprio in città che nel 1917 l'assessore Mario Longhena lanciò le scuole all'aperto.
 
 


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