mercoledì 18 marzo 2015

I nidi e la guerra dei poveri


mrbirra2


Siamo in guerra. Le diverse fazioni hanno diversi interessi e lottano per la sopravvivenza. Tutti gli interessi in campo sono legittimi ma il fatto è che quando ognuno pensa al proprio, non ha modo di vedere l'insieme delle cose, perde lucidità e appiglio con la realtà. Di cosa stiamo parlando? Di nidi come sempre. Vediamo di spiegarci.

I pubblici
I nidi prima, e i servizi educativi pubblici poi, sono ancora la maggior parte dell'offerta. Chi vi lavora è seriamente preoccupato: della chiusura del pubblico, dell'ampliamento del privato, hanno paura che venga loro modificato il contratto, che debbano lavorare fino a 70 anni (vi immaginate un 70enne con un bimbo di pochi mesi in braccio?) e che debbano lavorare più ore al giorno. Molte delle paure sono reali e già realizzate.
I privati   
I privati in convenzione o in concessione, sono spaventati da: A possibili chiusure, B di perdere iscritti e C sono convinti che i dipendenti pubblici si lamentino per niente o quasi... hanno spesso contratti peggiorativi rispetto ai colleghi (con differenze anche di 3-400 euro mensili) condizioni lavorative, a volte, pessime...sono licenziati a giugno e riassunti a settembre, ma si lamentano poco, e a testa bassa lavorano con titoli di studio spesso superiori rispetto alle colleghe del pubblico.
I genitori
Anche questa categoria (di cui faccio parte) hanno tante paure e visioni diverse sui fatti, sono talmente tante le visioni che in ogni città nascono e muoiono gruppi di protesta con una velocità incredibile. I "genitori contro i tagli", "per i servizi di qualità", quelli "contestatori", altri "rivoluzionari", quelli a "difesa dell'orario" e via discorrendo...   
Davanti all'attualità
Tutte le parti poi sperano che il ddl 06 possa migliorare la loro situazione e dall'altra la temono.
I privati sono convinti che avranno più risorse e più possibilità di lavorare, mentre i pubblici temendo, modifiche contrattuali o eccessivi finanziamenti al privato. C'è qualcosa di vero in tutte le posizioni, ma c'è anche qualcosa a parer mio che sfugge. La lotta non è tra pubblico e privato. La lotta non è tra i genitori e l'assessore di turno. La lotta, se così si può chiamare, è di pagare il meno possibile i servizi, per spremere il più possibile i servizi. Quando si arriverà al fondo della spremitura (ormai ci siamo) del lavoratore si passerà, e già succede, ai bambini. Si darà loro meno educatrici, meno attività, meno orario e in alcuni casi meno pappa.... La progressiva privatizzazione fino ad ora ha seguito esattamente questa logica. Non è stata governata in modo produttivo e positivo come avrebbe potuto. Si è scelto invece di appaltare, convenzionare ecc ecc per risparmiare e senza altro pensiero. Fino ad un certo punto la cosa ha anche funzionato. Poi la crisi ha accelerato un processo già evidente: per quanto si contrae o si abbassi la qualità, le rette costano troppo (i comuni non le reggono più, e i genitori nemmeno) i bambini sono ritirati e  i nidi chiudono....così non lavorerà più ne' il privato, ne' il pubblico e mentre si chiude, non si trova la forza di opposizione.   



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