lunedì 22 giugno 2015

Nidi a Bologna. Aumentano ritiri e rinunce.

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Bologna. Aumentano le rinunce e i ritiri nei nidi del bolognese. In verità è una tendenza generalizzata e diffusa nel panorama nazionale, insieme ad un leggero calo dell'offerta. La città risponde con un puntuale studio condotto dalla città Metropolitana e Ires. Lo studio è strutturato con focus group a cui hanno partecipato: operatori e amministratori e interviste a genitori. Lo studio che è molto complesso e si basa su dati qualitativi. Lo potete trovare per intero qui. Nel nostro post diamo alcuni dati e una lettura generale. Lo diciamo fin da ora: i servizi sopratutto quelli pubblici, necessitano, secondo gli intervistati, alcuni mutamenti tra i quali una maggiore flessibilità d'orario, questione emersa con prepotenza sulla stampa locale alcuni settimana fa e di cui l'associzione si occuperà a breve in un dibattito pubblico. 

I ritiri in numeri
396 sono i ritiri su 9081 bimbi iscritti. Sul territtorio provinciale la media è del 4,4% con numeri molto differenti da territorio a territorio. Casalecchio si ferma al 2% mentre Poretta Terme sale al 13,4%.
I Perché dei ritiri
Mutano le condinzioni lavorative dei genitori in corso d'anno, il lavoro è spesso precario (meno frequentemente si registrano licenziamenti) e sopratutto per le donne. Si avvertono forti difficoltà a conciliare tempo lavoro e tempo famiglia. E oltre alla cura del figlio/a si somma spesso la cura di genitori anziani. Ad ostacolare la frequentazione sono le frequenti malattie e il ritiro viene consigliato anche dai pediatri.
Le  rinunce in numeri
I dati si rifanno all'anno 2013-14 come per i ritiri. La media è del 13%. Il valore più basso si registra sempre a Casalecchio con un 9,5% mentre il più alto ancora a Porretta con 26,2%. Bologna è appena sopra la media con un 14,3%.
I perché delle rinunce:
E' interessante notare che molto spesso a riuninciare sono famiglia italiane consapevoli dei costi e a cui è stato  assegnato il servizio richiesto, se non come prima scelta per seconda. Ma è anche interessante notare che spesso il servizio viene percepito dispendioso ancor prima di conoscere la cifra esatta. ( 35% degli intervistati). Si riscontrano poi difficoltà burocratiche (anche a compilare l'isee che si rifà all'anno precedente) o di comunicazione. La fase d'inserimento è considerata troppo lunga (fino a 4 settimane). Gli orari sono percepiti rigidi, sopratutto in entrata. Il calendario tra Natale e Pasqua risulta inadeguato alle esigenze d'organizzazione familiare e lavorativo. I tempi e le modalità d'iscrizione sono troppo difficili.
I motivi sociali:
Sono emerse altre difficoltà che è bene puntualizzare e che non risiedono nel modello organizzativo del sistema ma piuttosto nella mentalità. Oggi come ieri, in molti preferisce affidare i bambini ai nonni e se si rendono dopo l'iscrizione, il nido viene evaso con risparmio economico. C'è anche chi riunicia al servizio pubblico per iscrivere o re-iscrivere al privato. Quasi sempre perchè il privato offre una maggiore flessibiltà d'orario e il personale una maggiore comprensione verso le difficoltà organizzative. infine si riuncia al nido anche per paura del giudizio degli altri, giudizio espresso in termini negativi sopratutto se il bambino è sotto i due anni. 
E l'informazione?
In generale si registra una scarsa consapevolezza del servizio da parte degli utenti che lo confondono con le scuola d'infanzia. E' interessante anche notare che a fine percorso la situazione si ribalta e i genitori avvertono il nido come un servizio di alta qualità e importante sostegno alla geniorialità. Al momento dell'iscrizione invece c'è una sorta di paura, paura alimentata dai media, che creano allarmismo e sfiducia (perché si ricordano solo fatti di cronaca nera?) La paura è registrata anche tra le educatrici che avvertono il privato come un "concorrente sleale" sopratutto per l'offerta d'orari più indicati per i genitori che per i bambini. 
Come cambiare?
Dagli utenti vengono indicate alcuni possibili cambiamenti. Maggiore flessibilità del pubblico per i calendari e gli orari (anche con mezz'ora in più di margine). Snellire la burocrazia in generale, maggiore flessibilità nelle iscrizioni. Maggiore e migliori informazioni  sui servizi e sulle altre forme di sostegno possibili e offerte. Si indicano poi strategie politiche possibili come un migliore e una più consistente armonizzazione tra i servizi sociali e tra i comuni.
Una riflessione personale: 
Sono passati tre anni dal mio ultimo accesso al nido e due anni dalla frequentazione del comitato genitori che mi ha messo in rete con tutti i nidi della città di Bologna. Quello che ho trovato come mamma è stato un nido, con ogni probabiltà straordinario, il nido Coccheri bruttino a vedersi, presenta una qualità notevole. In sei anni di frequentazione, mai nessuno mi ha fatto pesare un ritardo. Ogni volta che ne avevo voglia, o che le educatrici lo ritenevano utile, ci si fermava per due chiacchiere, in un racconto, più che esaudiente delle attività svolte e delle reazioni del piccolo "studente". Quando mi sono confrontata con i tantissimi altri genitori della città, le situazioni erano tante e diverse, a volte molto diverse....Una casa mi è chiara oggi come allora: i nidi li fanno le persone, le persone sono tutte diverse e la flessibiltà parte in primis da loro, la flessibiltà imposta con regole funziona poco e male. 
Oltre ad una maggiore flessibiltà d'orario, di calendario  e oltre ad un'auspicabile abbassamento delle rette (aumentate a livello nazionale negli ultimi anni in modo esponenziale), penso ci sia una necessità impellente di sicurezza per i  servizi. Il sistema educativo 0-3 naviga a vista in un mare di guai e i problemi che stanno affiorando. Di tutto si può e si deve, parlare anche di possibili modifiche degli orari se necessari (e come associazione lo faremo il 26 settembre) ma è la politica che può e deve fare un'intervento sostanziale.

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