mercoledì 17 giugno 2015

Outdoor education: un moderno ritorno al passato



Alberi su cui arrampicarsi, cespugli dietro i quali nascondersi, terra e fango con cui sporcarsi le mani, sassi e rami con cui costruire rifugi e capanne, semi da piantare e piccoli animali da osservare: intere generazioni di bambini hanno goduto del diritto di giocare liberamente all'aperto. I vantaggi dello "stare fuori" non sono sfuggiti alla pedagogia che nel corso della sua storia ne ha più volte esplorato ed enunciato le finalità educative. Una tradizione che ha visto Bologna protagonista sin dai tempi delle  "aule all'aperto" di Mario Longhena.
Recuperare e dare nuovo respiro a questa lunga tradizione da sempre tratto distintivo dei servizi educativi sotto le due torri, è uno degli obiettivi che hanno spinto la giunta  ad approvare le "Linee guida per la realizzazione di piccoli interventi naturali nei giardini dei nidi e delle scuole dell'infanzia di Bologna".
Per restituire la natura ai bambini, questo il titolo del documento che vuole essere al contempo il punto d'arrivo e di partenza di un lungo percorso: le linee guida sono infatti il frutto e l'evoluzione del progetto outdoor avviato nel 2013 con la collaborazione dei dipartimenti di Scienze per la qualità della vita e Scienze dell'Educazione dell'Almamater.  Le linee guida - ha spiegato l'assessore alla Scuola, Marilena Pillati - nascono dalla "necessità di rileggere la tradizione in rapporto all'attuale iper-protezione a cui oggi sono sottoposti i bambini a casa e a scuola".  La possibilità di restituire la natura ai bambini - prosegue l'assessore - si fonda su un "assunto di base secondo cui l'aula deve avere un dentro ed un fuori".
" Le linee guida servono per fornire orientamenti per rendere possibili diverse esperienze e sono lo strumento espressivo di un tempo, il nostro, che non ha bisogno di regole rigide" ha spiegato l'assessore all'ambiente Patrizia Gabellini.  Tra le finalità c'è anche quella di permettere ai bambini di prendere confidenza con la natura: un obiettivo a cui contribuiscono anche gli orti scolastici. Orti scolastici che - come emerge da un censimento realizzato in collaborazione con la Fondazione Villa Ghigi - rappresentano 78 delle 100 aree ortive urbane.
L'outdoor education è stato efficacemente definito un "moderno ritorno al passato" dal direttore del settore ambiente Roberto Diolaiti. L'educazione all'aperto- ha spiegato - impone però un'inversione di tendenza rispetto a un'opinione oggi diffusa che vuole i giardini delle aree scolastiche come delle "bomboniere imbottite in cui non ci si può e non ci si deve fare male". Ecco allora che le linee guida offrono spunti, " banali ma tecnicamente complessi", per restituire ai bambini la possibilità di giocare e imparare stando a contatto con la natura.
"La concezione del giardino scolastico come luogo di scoperta non è una novità  e le linee guida serviranno a far sì che i giardini delle scuole siano luoghi dove passare più tempo in modo programmato e quotidiano" ha affermato Mino Petazzini, presidente della Fondazione Villa Ghigi. La fondazione ha fornito il supporto tecnico e curato la stesura del documento.
Le linee guida, discusse e condivise con l'Ausl, possono essere viste anche come dei "suggerimenti" a costo zero o ridotto per trasformare gli spazi attraverso ad esempio: tavolini e panche di legno, tronchi per arrampicarsi e mantenersi in equilibrio, rami e cortecce per  costruire capanne e percorsi tattili, nidi e rifugi per osservare uccelli e piccoli animali, aiuole di erbe aromatiche per giocare con i profumi. Le trasformazioni  vedranno protagonisti educatori e bambini che quotidianamente vivono gli spazi e serviranno per arricchire il documento approvato dalla giunta.
Il progetto ha coinvolto finora centinaia di educatori, insegnanti ed operatori scolastici che hanno risposto con entusiasmo alla proposta di introdurre nelle pratiche quotidiana una crescente attenzione alla natura attraverso un uso ampio e articolato delle aree verdi. La trasformazione degli spazi e del modo di viverli sperimentata fino ad oggi  ha coinvolto anche le famiglie chiamate a vivere lo stare all'aperto dei bambini non come un "attentato, per il rischio di ammalarsi, all'organizzazione familiare" ma come un'opportunità per conoscere la realtà circostante e scoprire nuove autonomie. 

Foto tratta dal documento "Per restituire la natura ai bambini"

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