martedì 7 luglio 2015

Maternità e lavoro? Giorgia Campana racconta




















Giorgia Campana è da poco mammadelle terza bambina ed è consigliera delle pari opportunità presso la provincia di Bologna. Si tratta di una carica ministeriale poco conosciuta e molto delicata. Il suo compito è ampio: si occupa di disparità fra uomini e donne sul lavoro e di rilevare ed agire anche legalmente contro le discriminazioni di genere. Conduce studi, seminari e divulgazione per consolidare anche in Italia una cultura della parità, già realtà in UE. Oggi siamo con lei per parlare donne e lavoro, con una particolare attenzione di mamme e lavoro e in particolare uno studio sulle condizioni della donna nel territorio della città metropolitana. “Lo studio è condotto all'associazione nazionale del mobbing- specifica la Campana- e ci restituisce dati importanti: sono circa 800mila le madri in Italia che in due anni hanno subito mobbing e sono in aumento rispetto a periodi precedenti del 30%. Il mio ufficio ha seguito negli ultimi anni oltre un centinaio di casi che coinvolgevano donne lavoratrici madri, e circa una trentina fra queste avevano subito anche mobbing.”
Cos'è il mobbing esattamente e come si riconosce?
“Questa è una domanda importante. Oggi il mobbing non è normato, non esiste una definizione legislativa e quindi è difficile individuare esattamente cosa sia, ed agire di conseguenza. Se c'è una discriminazione o una molestia, sappiamo esattamente come riconoscerle e quali pene applicare. Un discorso a parte per il mobbing: è una fattispecie giuridica “importata” dal codice anglosassone e dobbiamo riferirci alle sentenze della Cassazione per avere una definizione accettata dalla giurisprudenza italiana. Ad esempio in tutte le sentenze si afferma che le condizioni di esclusione e vessazione, tipiche del mobbing, si devono verificare in modo continuativo da almeno 6 mesi. Inoltre deve essere evidente un danno psicofisico subito dal lavoratore. Nel caso della discriminazione sul lavoro non è necessario che ci sia già un danno alla lavoratrice. Ad esempio io lavoratrice in maternità obbligatoria posso essere discriminata per una disposizione del mio datore di lavoro che correla il premio produttività alla presenza giornaliera. In quel caso posso agire preventivamente per far rimuovere l’azione discriminatoria. Nel caso del mobbing invece, purtroppo, prima devo subire un danno e devo averne le conseguenze accertate a livello medico, per poter agire. Nel caso del mobbing è importante dire che esso può essere agito sia in modo verticale, per intenderci dal capo, che in modo orizzontale, quindi dai colleghi. Una delle principali distinzioni rispetto alla discriminazione è che spesso si verifica da più persone, che tendono ad emarginare ed escludere un singolo lavoratore. Così si creano danni psicofisico che devono essere riconosciuti.”
Ci fa degli esempi?
Certo, purtroppo ne abbiamo affrontati molti. Magari si torna al lavoro dopo la maternità, e la tua scrivania è finita nel sottoscala, questo ci è capitato, oppure è successo ad una lavoratrice del Caab, era stata collocata in un capannone vuoto senza strumenti con cui lavorare e in totale solitudine. Sono situazioni importanti che agiscono sulla psiche in modo grave e complesso. Non a caso molti utenti arrivano accompagnati da qualcuno della famiglia, perché spesso non si rendono conto di cosa sta succedendo loro, e un esterno, un familiare per l'appunto, ha la lucidità di capire e spingere a denunciare.
Avviene di più sulle donne-mamme?
Si, e dal 2011 ad oggi c'è stato un forte aumento sia di mobbing che di discriminazioni. E' certo un modo di agire particolarmente feroce, che vuole spingere spesso le lavoratrici a licenziarsi, ponendo loro in condizioni estremamente disagevoli. Le neo-mamme sono spesso già in condizioni di difficoltà emotiva, anche qualora le cose siano perfettamente normali, quindi si colpisce su soggetti particolarmente esposti. Spesso arrivano da noi casi di mobbing attraverso la direzione territoriale del Lavoro (ex Ispettorato, per intenderci) dove le lavoratrici si recano per effettuare le dimissioni volontarie. L’ispettorato è tenuto per legge a rilevare le motivazioni e se la lavoratrice esprime delle motivazioni discriminatorie, le dimissioni non vengono convalidate e sono indirizzate da noi.
Che differenza c'è tra mobbing e discriminazione?
Bisogna dire che spesso sono correlate, soprattutto nel caso delle madri lavoratrici. Tuttavia vi sono delle importanti differenze, come già detto. La discriminazione è riconosciuta legalmente, sappiamo come riconoscerla e sanzionarla. Può avvenire da una persona, il capo ufficio ed essere evidente in una singola azione, come un trasferimento, un demansionamento ecc. Il mobbing si distingue per essere procedura coercitiva continuativa, sono in tanti ad agire su un singolo e chi lo subisce cade inevitabilmente in uno stato di prostrazione e abbattimento.
I lavoratori hanno sportelli dove rivolgersi in caso di mobbing?
La pubblica Amministrazione ha organismi appositi, i Comitati Unici di Garanzia (CUG) cui ci si può rivolgere. I fondi purtroppo sono sempre più ridotti e diventa difficile per il personale essere aggiornato. Noi organizziamo, laddove riusciamo, seminari di aggiornamento e confronto aperti a tutti gli operatori interessati al tema. Alcuni sindacati sono attrezzati per rispondere, con appositi sportelli Anti mobbing. Il privato invece ha poco da offrire.
Chi si rivolge ai vostri sportelli?
Tutti possono rivolgersi presso i nostri sportelli anche gli uomini. Il novanta per cento sono donne e di queste il 75% sono madri. Dobbiamo però ricordare che la competenza specifica del nostro ufficio è legata alle discriminazioni uomo-donna in ambito lavorativo. Non possiamo agire su tutte le tipologie di discriminazioni (etnica, religiosa ecc…) e su tutte le tipologie di mobbing.
Come sta l'occupazione femminile a Bologna?
Forse non tutti sanno che la provincia di Bologna ha sempre avuto un primato per i tassi di occupazione femminile. Siamo su valori del 63% circa dal 2010 ad oggi, quindi in piena crisi mentre la media nazionale era al 46% circa e quella regionale il 60% circa. Nel 2014 dobbiamo però registrare una lieve caduta al 62,7%, che fa perdere a Bologna il primato di provincia con maggiore occupazione femminile. Ma i dati sono evidentemente molto elevati. Nella fascia di età fra i 25 e 44 anni lavora il 76% circa delle donne.
Perché?
Perché da noi storicamente si è investito molto sui servizi educativi, per conciliare i tempi di famiglia e lavoro, mentre oggi questa soluzione presenta tante difficoltà e non riesce più a rispondere come unica soluzione alle molteplici e mutate esigenze delle famiglie.
In che senso?
Nel senso che non si può rispondere ad un problema così complesso, equilibrio fra lavoro e famiglia, con un solo servizio, quello nido. Ci vorrebbero molteplicità di soluzioni. Perché oggi il servizio 0-3 per tanti motivi è in forte affanno, i servizi stanno chiudendo, le domande sono in calo mentre le rette aumentano. Inoltre c'è un altro fenomeno che rende le cose ancor più difficili: sempre le donne si trovano a dover curare bambini piccoli e in contemporanea genitori anziani. Non si può rispondere a tutto questo solo e sempre con il nido. Senza parlare del fatto che il pubblico non può fare tutto: bisogna andare al cuore dell’organizzazione del lavoro e pensare a nuove modalità organizzative (si pensi agli smart work, ovvero quello che si chiamava telelavoro, e oggi con internet e gli smartphone potrebbe essere una realtà, come in altri paesi europei.)
Soluzioni in vista?
Nel mondo del privato si affacciano iniziative varie e alcune sono davvero interessanti. Ci sono nidi aziendali aperti al territorio, come quello della GD, oppure c'è il maggiordomo d'azienda, una figura che si occupa di gestire mansioni “extra casalinghe” per i dipendenti. Per spiegarmi il maggiordomo paga le bollette, si informa a sportelli per svolgere pratiche...fa tutte quelle attività che il dipendente avrebbe a carico dopo l'orario di lavoro e libera tempo al dipendente che può dedicarsi ad altro. Manutencoop offre campi estivi ai figli dei dipendenti... Purtroppo ad oggi sono situazioni a macchia di leopardo, sparse qua e là. Inoltre le aziende che possono offrire servizi di questo tipo sono grandi aziende e credo che non sarà lontano il giorno in cui si apriranno differenza e discriminazioni tra i dipendenti di grandi azienda e i dipendenti di piccole aziende, o liberi professionisti. Insomma per quanto ci siano molte e intense attività alternative per migliore le condizioni dei lavoratori ci dovrebbe essere un intervento più diffuso e generale, che possa creare condizioni di parità tra i lavoratori e non solo per alcuni fortunati.


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