lunedì 19 ottobre 2015

Educatrice al nido da 25 anni


BoNidi















E' educatrice da venticinque anni, si chiama Silvia e ha grande passione per il suo lavoro che svolge a Rimini. Lavora in un nido di periferia molto frequentato da genitori giovani e stranieri. Da questo punto Silvia ha una visione del mondo che cambia e ci racconta la sua esperienza professionale.

In tanti anni di lavoro ha visto tanti genitori, secondo lei come sono cambiati nel tempo?
E' una domanda molto difficile, intanto perché anch'io in tanti anni sono cambiata. Prima ero una ragazzina, o quasi, che si confrontava con timore con genitori molto più “grandi” . Ora i genitori sono più giovani di me e io ho molta esperienza. Per certi aspetti le cose non sono cambiate affatto, i tipi di genitori che arrivano sono di volta in volta apprensivi, fiduciosi, efficienti...Rispetto ad un tempo forse sono meno omogenei, ci sono più etnie, diversi saperi, più modi diversi di pensare...
E i bambini sono diversi?
Non direi. Cambiano le cose in superficie, ma oggi come ieri quando riesci a coinvolgerli i bambini sanno rispondere con grande affetto e tanta energia. E' per questo che il mio lavoro continua a piacermi.
Che esperienza ha avuto con le colleghe?
Ho avuto colleghe bravissime che mi hanno insegnato tanto. Quando sono arrivata ero poco più di una ragazzina, avevo 19 anni. E ho avuto la fortuna di lavorare per 12 anni a fianco di colleghe davvero esperte. L'insegnamento più grande è stato il lavorare divertendosi...Si divertivano a stare con i bambini e questa energia si contagia, si moltiplica...se ci ripenso oggi posso dire che magari non erano troppo appassionate alle teorie...ma erano stupende, sempre sorprendenti.
Oggi ci sono più regole al nido?
Si, il nido potremmo dire è cresciuto in esperienza. La pedagogia ha fatto passi da gigante ed è innegabile che sappiamo molte più cose di un tempo, sull'infanzia e sulla complessità della crescita. Il lavoro si è raffinato è diventato più complesso. Noi educatori ci relazioniamo con nutrizionisti, psicologi, pedagogisti e ognuno porta il suo sapere al nido.
Un sapere indispensabile?
Direi che se un nutrizionista mi da delle indicazioni io le seguo e le sperimento. Il nido è fatto di questo, si sperimenta e si osserva poi si valuta ciò che funziona e come funziona. Se una persona è competente in un campo, va ascoltata e accolta, anche se magari inizialmente non piace l'idea.. Ritornando all'esempio della nutrizionista, oggi si pensano cose molte diverse sul cibo e il rapporto che il bambino deve instaurare con la pappa rispetto a dieci o quindici anni fa.
Ad esempio?
Ad esempio che la pappa non va introdotta come un premio: “se sei bravo ti do il dolcetto” ma nemmeno “finisci tutto quello che hai nel piatto”. Il bambino al nido impara le regole ma anche e sopratutto l'autonomia.
Possiamo dire che il maggior insegnamento del nido è l'autonomia?
Autonomia e relazione con gli altri. Si, penso di si. E direi che la differenza si vede quando i bambini accedono alla scuola d'infanzia. Chi viene dal nido ha raggiunto molte autonomie ed è in grado di relazionarsi meglio con i pari. Alle volte, ma questa è una mia considerazione del tutto personale, ho l'impressione che il passaggio alla scuola sia duro. Perché si perde un po' l'aspetto relazionale e dell'ascolto...e forse anche a discapito dell'autoconsapevolezza. I motivi sono tanti, sicuramente un diverso rapporto numerico, i bambini sono più grandi e le maestra più sole con un gran numero di bambini...



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