sabato 21 novembre 2015

Parigi, il terrorismo e il diritto dei bambini all'informazione.



Ieri si è celebrata la giornata mondiale dei diritti dei bambini. Nessuno degli articoli della  convenzione  può essere tralasciato e tutti i diritti sanciti nella carta approvata dalle nazioni unite il 20 novembre del 1989 meriterebbero un approfondimento. Tanti sono quelli ancora non o poco rispettati nel mondo.

Mi soffermo sul diritto a ricevere informazioni adeguate è contenuto nell'articolo 13 della convenzione, quello che sancisce la libertà di espressione. Qui e ora, gli attentati di Parigi, hanno portato genitori ed educatori ad interrogarsi sul diritto dei bambini a ricevere un'informazione adeguata su fatti e immagini che tv, computer e smartphone hanno portato anche sotto gli occhi dei più piccoli.
In questi otto giorni ci si è interrogati sul come spiegare ai bambini quello che sta accadendo e tutti i grandi giornali, almeno qui da noi, hanno dedicato spazio a psicologi e psicoterapeuti per capire come affrontare un tema così delicato con i più piccoli a seconda delle età. Tra i tanti articoli apparsi ne ho scelti due: i consigli della neuropsichiatra Antonella Costantino e il messaggio, rimbalzato sui social, di Alberto Pellai.



“Non pensare mai che se facciamo finta di nulla sia meglio. Impossibile che i bambini non si accorgano di cosa parlino i genitori o di cosa vedano in tv” ha spiegato all'Ansa Antonella Costantino, presidente della Sinpia, la società di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, all'indomani degli attentati. "“Non va bene fare finta di nulla. I bambini capiscono più di quanto non immaginiamo e sentono le emozioni e la paura nell’aria. Vanno quindi accompagnati nella comprensione" ha commentato invitando gli adulti ad ascoltare i pensieri e le percezioni dei più piccoli.
Le spiegazioni devono essere adeguate all'età dei bambini ma in generale, ha spiegato ancora Antonella Costantino,soffermandosi sull'importanza di “rassicurare, senza fingere che vada tutto bene”. Insomma i più piccoli vanno rassicurati sul fatto che "si sta facendo tutto il possibile per diminuire il rischio". Il consiglio della neuropsichiatra sembra essere quello della misura. “Inutile cambiare canale nel bel mezzo di un servizio perché avrebbe l’effetto opposto, ma meglio evitare di esporli eccessivamente a immagini cruente, o parlare tutto il giorno di questi eventi” ha spiegato ancora. Tra i diversi consigli c'è anche quello, rivolto forse più agli adulti che ai bambini, di "non cadere nella trappola che ci sono tutti buoni da una parte e tutti cattivi dall’altra”. Particolare attenzione deve essere prestata alle generalizzazioni per evitare il rischio "che arrivi il messaggio che lo straniero o il diverso possa essere pericoloso" .

Molto popolare è stato in questi giorni anche il messaggio di Alberto Pellai. Prima attraverso il suo blog  poi dalle pagine di Famiglia Cristiana, lo scrittore e psicoterapeuta ha invitato indirettamente i genitori ad abbracciare forte i propri figli. Un abbraccio come risposta alla paura provocata dalle immagini della tv e all'impossibilità di assicurare che a noi non potrebbe accadere. Un testo commovente e ricco di speranza in cui il medico invita suo figlio, e con lui tutti i bambini, ad abbracciare e giocare con Amina, Abdul, Abed, Asif: l'amicizia e la condivisione della quotidianità, la solidarietà e la cooperazione  come  armi, o meglio unica via,  contro la violenza del terrorismo. 

Sarà forse ingenuo o persino retorico ma davvero informare, provare a spiegare ai più piccoli cosa sta succedendo a Parigi e , come ci mostrano le cronache, in molte altre parti del mondo può essere un modo per aiutarli a capire. La speranza è che questo rispettare il loro desiderio di comprensione possa portare con se anche un passo avanti sulla strada del rispetto dei diritti di tutti i bambini e di tutte le bambine. 
Concludo questo post con due passaggi del breve testo pubblicato ieri sul sito dell'authority a firma del garante Antonio Spadafora. "Nella giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza il pericolo di cadere nei proclami o nella retorica è talmente forte che risulta difficile anche a me trovare le parole per celebrare questo appuntamento." "Per non cadere nella retorica, evito parole facili in queste circostanze. Ne uso solo una: responsabilità.  Noi adulti siamo responsabili di chi adulto ancora non è". 





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