lunedì 18 gennaio 2016

Ddl Cirinnà, Dal Molin (Famiglie arcobaleno) : " I nostri figli esistono, serve una legge che tuteli i loro diritti"



Scontri, divisioni interne al PD, appelli e ed emendamenti: il clima che accompagna il ddl Cirinnà, che il 28 gennaio dovrebbe approdare in Senato, non è dei più sereni. Mancano dieci giorni all’inizio della discussione a Palazzo Madama e il susseguirsi delle notizie lascia intendere che il destino della legge sulle unioni civili non sia scontato.
Le vicende del disegno di legge 2081 sono seguite con grande attenzione dalle  famiglie arcobaleno, associazione che riunisce i genitori omossessuali. Il 23 gennaio scenderanno in Piazza per chiedere, insieme alle altre organizzazioni Lgbt, che anche l’Italia abbia una legge che riconosca le loro unioni e i diritti dei loro figli. A Bologna l’appuntamento è per le 16 in piazza Nettuno.  Mobilitazione e disegno di legge sono stati al centro di una conversazione con Elisa Dal Molin, referente dell’associazione per l’Emilia Romagna e le Marche.  Mamma, insieme alla compagna Silvia, di un bambino di 4 anni, nato con il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, parla con passione e nel suo discorso la battaglia civile e politica si fonde con la sua quotidianità di mamma. 




Quale messaggio volete lanciare con la manifestazione del 23 gennaio?
L’hastag della manifestazione è #svegliatiitalia: è ora che l’Italia si allinei al resto d’Europa. Solo noi e i paesi dell’ex blocco sovietico non abbiamo ancora una legge sul matrimonio omossessuale e o sulle unioni civili. Lo scorso anno anche l’Irlanda, paese profondamente cattolico, ha introdotto con un referendum popolare una legge sui matrimoni omossessuali, e prima lo hanno fatto paesi come il Portogallo, la Spagna, l’Olanda. Anche in Grecia recentemente è stata approvata una legge sulle unioni civili. La questione è politica e riguarda tutti: è una battaglia culturale al pari di quelle del passato contro la discriminazione razziale e di quella per i diritti delle donne. In Italia oggi ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B , bambini di serie A e bambini di serie B e questo è inaccettabile.

La mobilitazione precederà di pochi giorni l’inizio della discussione in Aula del ddl Cirinnà. Cosa rappresenta questo disegno di legge?
Se verrà approvata la nuova legge sanerà alcuni problemi ma non porterà ad una reale uguaglianza che si sarebbe potuta raggiungere solo con il riconoscimento del matrimonio egualitario. Questa non è la legge che avrebbero voluto le principali associazioni lgbt ma in questo momento, in Italia, sembra l’unica possibile: le misure previste costituiscono il riconoscimento di tutele minime che in Italia mancano ormai da troppo tempo.

Torniamo ai bambini: tra gli articoli più controversi del ddl c’è quello sulla stepchild adoption: l’estensione ai genitori omossesuali della possibilità di adottare i figli biologici del proprio compagno o della propria compagna, adozione che richiede sempre l’intervento del tribunale dei minori chiamato a giudicare se questa rappresenti la migliore protezione degli interessi superiori del minore . In un appello sottoscritto da quasi 600 giuristi, tra cui il presidente del tribunale per i minorenni di Bologna Giuseppe Spadaro, l’adozione del figlio da parte del partner del genitore biologico  viene definitala garanzia minima per i bambini che vivono oggi con genitori dello stesso sesso”. Condivide questa definizione?
Non si tratta dell’adozione di un minore orfano o abbandonato da parte di una coppia di genitori omossessuali ma della possibilità, per chi contrae un’unione civile, di adottare il figlio biologico del proprio partner. Questo ad esempio permetterà alla mia compagna di adottare il nostro bambino Sì, credo sia davvero il minimo: si tratta di un’adozione speciale con il quale al bambino viene riconosciuto il genitore sociale e il diritto ad una continuità affettiva.  Ma il bambino non vedrà comunque riconosciuti i legami con la famiglia della mia compagna.

Perché allora tante resistenze?
C’è tanta confusione, a partire dal termine inglese “stepchild adoption”: un’espressione italiana come  “adozione del figlio del partner” avrebbe potuto contribuire almeno a rendere più chiaro il tipo di adozione di cui si parla.  Scelte lessicali a parte, credo che questa possibilità faccia paura anche per la confusione che si sta generando intorno ad essa. I contrari temono che possa incentivare il ricorso alla gestazione per altri : questo è un tema relativo non al ddl Cirinnà ma alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. In realtà, che la step child adoption passi o meno, non impedirà a chi vuole avere un figlio di recarsi in paesi anche molto vicini , Belgio, Spagna, Olanda sono le mete più abituali per le coppie lesbiche, per coronare il proprio sogno. Come fino ad ora non è stato un impedimento recarsi all’estero per ricorrere all’inseminazione eterologa, vietata nel nostro paese per le donne single e lesbiche, e fino a pochi mesi fa anche per le coppie eterosessuali.  In questo contesto il poter ricorrere o meno alla tecniche di procreazione medica assistita è una questione di possibilità economiche perché chi lo desidera e può permetterselo continuerà a farvi ricorso indipendentemente dall’esistenza nel proprio paese di una legge contraria.

I toni dello scontro politico appaiono molto aspri. Come li giudica?
Le resistenze politiche sono a mio avviso meramente strumentali, giochi di potere e poco altro, conditi da omofobia e scarsa e cattiva informazione. La famiglia tradizionale è stata mitizzata, quando in realtà si è evoluta ed è cambiata nel corso dei secoli. Analoghe discussioni ci sono state con le leggi sul divorzio e l’aborto, ma alla fine sono prevalsi i diritti di tutti.

Torniamo ancora una volta ai diritti dei bambini.  Come giudica la proposta, avanzata da un gruppo di cattodem, di sostituire la stepchild adoption con l’affido rafforzato?
L’ipotesi dell’affido rafforzato suona come una presa in giro ed un’umiliazione. La stepchild obbliga già me e la mia compagna ad unirci civilmente e a chiedere ad un giudice che riconosca il suo essere genitore di nostro figlio. Con l’affido rafforzato il suo ruolo potrebbe essere riconosciuto se io morissi… non mi sembra certo un’ipotesi allettante. Mio figlio ha due mamme da quando è nato ed è nato perché proprio queste due donne l’hanno voluto, non certo per caso. Vorrei che mio figlio vedesse riconosciuta anche all'esterno questa realtà e la sua famiglia.

Un tema che ritorna spesso in questo dibattito è quello del diritto dei bambini ad avere una continuità affettiva con il genitore non biologico. Perché questo argomento è così importante?
Ci sono tanti bambini che hanno due mamme oppure due papà ma per la legge italiana uno di loro non ha alcun diritto né alcun dovere. Ad esempio in caso di separazione il genitore biologico potrebbe decidere di non fare più vedere il figlio all'altro genitore oppure questo potrebbe decidere di non occuparsene più. In caso di morte del genitore biologico non si ha la certezza che il figlio minore possa continuare a vivere con l’altro genitore. Solo mettendo nero su bianco diritti e doveri di tutti e due i genitori si potrà porre fine alla discrezionalità.

Quali conseguenze ha l’assenza di una legge nella quotidianità?
Oggi per la legge italiana mio figlio è solo mio e la mia compagna ha bisogno del mio consenso per qualsiasi decisione riguardi il bambino. Fino allo scorso anno aveva bisogno della delega per prendere il bambino al nido: da settembre a Bologna esistono dei nuovi moduli che permettono al genitore non biologico di poter andare a prendere il proprio figlio al nido o alla scuola dell’infanzia comunale senza la delega dell’altro genitore. Può apparire una cosa da poco ma è un riconoscimento del fatto che i nostri figli hanno due mamme o due papà.  La delega resta necessaria in molti altri contesti: ad esempio, in caso io non potessi accompagnare mio figlio a fare le vaccinazioni la mia compagna potrebbe farlo solo con la mia delega. In teoria quando la mia compagna porta il bambino dal pediatra questi potrebbe rifiutarsi di fornirle qualsiasi informazione sullo stato di salute del bambino non avendo lei alcuna potestà genitoriale.  In pratica esistono tante situazioni in cui la mia compagna non è riconosciuta come genitore di mio figlio, in assenza di una legge molto è legato alla discrezionalità.

Il ddl diventerà legge?

Le notizie non lasciano troppo spazio all’ottimismo. Una legge comunque serve! Piaccia o no, i figli di genitori omossessuali esistono e continueranno ad esistere: a gennaio ne sono nati almeno 10 solo da soci e socie dell’associazione e continueranno a nascere. Si tratta di bambini che devono essere tutelati e temo che questa necessità venga persa di vista. Noi e i nostri figli non siamo teoria o astratta materia di dibattitto, ma realtà e una delle tante nuove tipologie di famiglia che esistono.

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