venerdì 29 gennaio 2016

L'obesità infantile continua a crescere, l'OMS propone sei strategie per contrastarla




Politica bambina

Nel mondo ci sono almeno 41 milioni di bambini minori di 5 anni obesi o in sovrappeso. Il dato emerge dal rapporto finale sull’obesità infantile, consegnato, nei giorni scorsi, all’OMS dalla commissione Echo (Commission on Ending Childhood Obesity). Per cercare di porre fine a quella che viene considerata una vera e propria emergenza il rapporto ha stilato una serie di raccomandazioni, divise in sei ambiti. Le raccomandazioni chiamano in causa i governi ma anche i genitori, la scuola e le altre agenzie educative affinché tutti i bambini possano godere dei vantaggi di un’alimentazione sana e di sani stili di vita.





Le 6 raccomandazioni


Promozione di una sana alimentazione - La prima raccomandazione invita i governi e le istituzioni a promuovere sin dalla prima infanzia sane abitudini alimentari e a diffondere informazioni su una corretta alimentazione attraverso la comunicazione pubblica e la scuola in modo che queste possano raggiungere tutti gli strati sociali. Cultura della salute e nutrizione – si legge nel rapporto – dovrebbero entrare a far parte dei programmi scolastici e la scuola divenire un luogo di promozione della salute. Le scuole e gli ambienti dedicati ai bambini possono contribuire a raggiungere quest’obiettivo, ad esempio, scoraggiando il consumo e la vendita al loro interno di cibi poco salutari e bevande zuccherate. Tra le strategie per scoraggiare il consumo di cibo insano la commissione inserisce anche la tassazione delle bevande zuccherate. La commissione sottolinea come il consumo di queste bibite sia associato ad un maggior rischio di obesità e come il loro prezzo ne incoraggi l’acquisto da parte delle famiglie con basso redditto. In questo contesto le scelte fiscali potrebbero scoraggiare l’acquisto di questi prodotti da parte di alcune fasce di consumatori ed influire anche se in modo non diretto a promuovere un’alimentazione più sana. Nel mirino della commissione ci sono anche le strategie di marketing rivolte ai bambini e i sistemi di etichettatura non sempre chiari. L’approccio proposto è quello di porre limitazioni alle strategie promozionali e di marketing rivolte ai bambini e alle famiglie ed elaborare un sistema di etichettature standardizzato per tutti i prodotti confezionati.

Promozione dell'attività fisica - La seconda raccomandazione punta alla lotta alla sedentarietà e alla promozione dell’attività fisica. Secondo i dati contenuti nel rapporto oltre l’80% degli adolescenti non svolge una sufficiente attività fisica. L’attività fisica contribuisce alla prevenzione dell’obesità e di altre malattie. Potersi muovere a piedi o in bicicletta su percorsi sicuri, il poter godere di un giusto numero di ore di sonno e l’avere a disposizione luoghi in cui giocare all’aria aperta o praticare sport sono tutti aspetti che possono contribuire ad educare i bambini a prendersi cura della propria salute.

Attenzione alla salute prenatale - La prevenzione dell’obesità inizia prima della nascita: questo il messaggio della terza raccomandazione. Gli esperti sottolineano l’importanza di gestire l’aumento di peso in gravidanza, di monitorare glicemia ed ipertensione materna, di fornire indicazioni chiare sull’alimentazione in gravidanza e sui danni che possono derivare da alcol, droga, tabacco e dall’esposizione ad altre tossine. Inoltre viene sottolineata l’importanza di informare entrambi i genitori sull’importanza di una dieta e di uno stile di vita sano sin dalla fase preconcezionale. La cattiva alimentazione in gravidanza, il sovrappeso, l’eccessivo aumento di peso, alcune patologie come il diabete gestazionale e l’esposizione al fumo, infatti, possono aumentare il rischio di obesità infantile. Tutti questi fattori, inoltre, possono pregiudicare l’esito della gravidanza e esporre a maggiori rischi durante il travaglio ed il parto: tenerli
 sotto controllo contribuisce sia alla salute materna che a quella fetale.

Promozione di uno stile di vita sano sin dalla prima infanzia -  Gli esperti raccomandano la promozione dell’allattamento materno, allattamento che deve essere sostenuto nei reparti di maternità ma anche attraverso misure che permettano alle madri di continuare ad allattare dopo il rientro al lavoro. Inoltre, viene ribadita la necessità di sviluppare linee guida, coerenti con le indicazioni dell’OMS, sulla commercializzazione dei prodotti destinati alla prima infanzia affinché venga limitato il consumo da parte dei bambini di cibi e bevande ricche di zuccheri, grassi e sale. Viene inoltre sottolineata l’importanza di fornire a chi si prende cura dei bambini informazioni adeguate sugli alimenti che devono essere evitati per prevenire l’obesità infantile. I genitori e a chi si occupa dei bambini devono essere incoraggiati a proporre una dieta varia e informati sulle quantità adatte ai più piccoli. Nelle mense scolastiche dovrebbero essere serviti solo cibi sani e l’educazione alimentare dovrebbe entrare a far parte dei percorsi formativi sin dalla prima infanzia. Allo stesso modo la scuola e le agenzie educative dovrebbero garantire lo svolgimento di un’adeguata attività fisica. I genitori devono ricevere informazioni corrette sul ritmo del sonno e sul tempo che i bambini tra i 2 e i 5 anni possono passare davanti allo schermo.

Promozione di una sana alimentazione tra i bambini e gli adolescenti - Gli esperti invitano a stabilire norme sui cibi che possono essere serviti nelle mense scolastiche e venduti all’interno delle scuole eliminando bibite zuccherate e cibi ipercalorici ma poveri di nutrienti. Nelle scuole inoltre devono essere garantite acqua potabile e strutture sportive. Anche per questa fascia di età viene ribadita la necessità di inserire l’educazione alimentare e l’educazione fisica nei programmi scolastici.


Servizi a sostegno dei bambini in sovrappeso - Gli estensori della relazione invitano a sviluppare servizi di consulenza e monitoraggio multidisciplinari a sostegno delle famiglie con bambini e ragazzi con problemi di sovrappeso ed obesità. L’obiettivo deve essere quello di ridurre i livelli di sovrappeso e i rischi per la salute e lo sviluppo psicologico ad esso correlati.

L'obesità infantile nel mondo

 Nel complesso le raccomandazioni sollecitano gli stati ad intervenire su più fronti: scuola, sistema sanitario, mercato ed industria alimentare, politiche agricole e scelte urbanistiche, per arginare l’obesità infantile i cui livelli sono allarmanti e costituiscono una sfida per molti paesi. Una sfida che richiede impegno politico e risorse finanziarie.
Tra gli obiettivi delle Nazioni unite c’è quello di contrastare le malattie non trasmissibili e tra queste c’è l’obesità che può mettere a rischio l’aspettativa di vita raggiunta in molte aree del globo e minare lo sviluppo fisico e psicologico di chi ne soffre. Chi è obeso da piccolo rischia di esserlo anche da adulto con ripercussioni negative sulla salute fisica e psicologica, sui risultati scolastici, sulla vita relazionale e lavorativa.
Alcuni dei suggerimenti forniti nelle raccomandazioni potrebbero apparire ai nostri occhi banali o scontati. Per capire il perché di tali raccomandazioni occorre però fare un passo indietro e vedere come l’obesità infantile sia distribuita nel pianeta. Come scritto all’inizio sono almeno 41 milioni i bambini di età inferiore ai 5 anni che soffrono di obesità, problema che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non lascia indenni i paesi più poveri. L’obesità infantile è in crescita in tutto il mondo ma i numeri mostrano la presenza di più bambini in sovrappeso nei paesi a basso e medio reddito che in quelli a reddito alto. In generale viene sottolineato che i bambini vivono oggi in contesti che favoriscono l’obesità e la sedentarietà: l’alimentazione è cambiata e sono cambiati i prodotti a disposizione, si svolge meno attività fisica e si passano molte ore davanti agli schermi televisivi e a quelli dei computer. Tornando alla distribuzione geografica dell’obesità infantile non si può non notare che nel 2014 il 48% dei bambini in sovrappeso viveva in Asia e il 25% in Africa. Nel continente africano dal 1990 al 2014 il numero dei bambini obesi o in sovrappeso è quasi raddoppiato passando da 5,4 a 10,3 milioni.
Nei paesi ricchi i bambini più a rischio continuano ad essere quelli appartenenti alle fasce più povere della popolazione. Nei paesi a reddito basso malnutrizione e obesità coesistono e quest’ultima viene sottovalutata perché è ancora diffusa l’opinione comune che un bambino in sovrappeso sia un bambino sano. Inoltre, viene sottolineato, che i bambini denutriti nella primissima infanzia, sono maggiormente a rischio di obesità quando cambiano la disponibilità di cibo e le abitudini relative all’attività fisica.


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