giovedì 11 febbraio 2016

Maltrattamenti, stress, telecamere. Intervista a Vittorio Lodolo D'Oria




Cosa può spingere una maestra di scuola dell’infanzia o un’educatrice di nido ad assumere comportamenti violenti come quelli attribuiti dalla magistratura alle indagate?  Come è possibile che i bambini di un nido o di una scuola materna siano oggetto di vessazioni senza che nessuno all’interno della struttura se ne accorga o li segnali? Le telecamere possono essere una soluzione? In tanti ci siamo posti queste domande, la cui risposta non è certo semplice. Dopo aver letto le sue riflessioni sulla rivista specializzata Orizzonte Scuola ho posto queste domande a Vittorio Lodolo D’Oria medico esperto in stress lavoro correlato degli insegnanti.


Il medico punta il dito contro la gogna mediatica a cui sono state sottoposte le insegnanti e le educatrici indagate, esprime dubbi sull’uso delle telecamere nascoste e sostiene che fatti come quelli balzati agli onori della cronaca possano essere riconducibili allo stress lavorativo e alla mancata applicazione del decreto 81 del 2008 ed in particolare della norma sulla tutela della salute dei lavoratori dallo stress lavoro correlato. Autore di studi sul burnout degli insegnati, Lodolo D’Oria per 21 anni, dal 1992 al 2013, ha fatto parte del Collegio Medico della ASL di Milano per il riconoscimento dell’inabilità al lavoro per causa di salute.

Di fronte ad episodi di cronaca come quelli di Pisa e Pavullo nel modenese viene spontaneo chiedersi come è possibile che una maestra o un’educatrice di nido possano perpetrare comportamenti violenti nei confronti dei bambini senza che nessuno all’interno della scuola o tra gli addetti ai lavori se ne accorga o intervenga. Che risposta si può dare a questa domanda?
Questa è una domanda su cui si possono fare mille congetture. Partirei da un’altra domanda: perché nessun magistrato indaga sulla mancata applicazione della norma che impone il monitoraggio e la prevenzione dello stress lavoro-correlato degli insegnanti?

Nei suoi numerosi commenti ai fatti di cronaca lei ipotizza una correlazione tra i comportamenti attribuiti alle insegnanti e alle educatrici e stress psicofisico. Perché?
Ho visto i trailer e i filmati pubblicati da molti giornali e non mi pare riflettano la pesantezza delle accuse descritte negli articoli e ipotizzate dai magistrati. Si vede qualche spintone, qualche scappellotto…c’è sicuramente un abuso di mezzi educativi…ma non mi pare emerga la violenza sistematica di cui si parla. Credo che ci si debba interrogare sul fatto che le insegnanti e le educatrici coinvolte hanno, nella maggior parte dei casi, superato i 50 anni e una lunga esperienza di servizio.  Per le donne si tratta di un’età delicata in cui aumenta il rischio di stress e quello di depressione che possono portare anche ad atteggiamenti come quelli che si vedono nelle immagini registrate dagli inquirenti. Penso che episodi come quelli di Pisa e Pavullo siano destinati ad aumentare.

Da cosa nasce questa convinzione?
Dal 1992, quando sono state abolite le baby pensioni, ad oggi i tempi di lavoro sono stati allungati. Le insegnanti, ad esempio, dovranno aspettare i 67 anni prima di poter andare in pensione. L’età pensionabile è stata spostata in avanti senza valutazioni specifiche sui rischi per la salute dell’intera categoria professionale. Con l’aumentare dell’età aumentano anche i rischi di stress psicofisico: ecco perché credo che ci troveremo di fronte a un numero crescente di episodi di questo tipo. Occorre un’azione di prevenzione. L’articolo 28 del decreto 81 del2008, il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, impone anche la valutazione dei rischi di stress lavoro-correlato. Credo occorra la conoscenza di questi rischi, il monitoraggio e un’accurata informazione sulle malattie psichiatriche che rappresentano l’80% delle cause per le quali gli insegnanti si presentano davanti alle commissioni mediche.

Dottore, facciamo un passo indietro. E’ possibile distinguere un comportamento violento attribuito allo stress da uno legato a, chiamiamola così, un’indole cattiva o ad altre patologie di tipo psichiatrico?
Se una persona è psicotica e si accanisce sui più deboli lo fa sempre e non inizia dopo i 50 anni o dopo tanti anni di lavoro. Le principali forme di psicosi si manifestano entro i 25 anni. Se un insegnante ha una patologia di questo tipo o un’indole cattiva assume determinati comportamenti fin dall’inizio della sua carriera ed è impensabile che passi inosservato per tanti anni. Lo stress, invece, si manifesta nel tempo e può capitare che una maestra inizi a dare degli scappellotti ai bambini o ad urlare in classe. Non sto giustificando questi comportamenti, sto, invece dicendo, che una corretta applicazione delle norme in materia di prevenzione potrebbe ridurre il rischio di fatti incresciosi.

Siamo tornati al decreto 81 e all’art.28 sulla prevenzione dei rischi, compresi quelli collegati allo stress. Perché considera così centrale questa questione?
I dirigenti scolastici non fanno prevenzione perché la prevenzione costa e non è mai stata finanziata. Trovo delinquenziale che le istituzioni non abbiano finanziato il decreto 81: siamo di fronte ad una legge buona che non viene applicata per mancanza di risorse con il risultato che gli insegnanti sono sempre più vittime di patologie collegate ad uno stress psicofisico che nasce e ha ricadute sul lavoro. Ho fatto parte dal 1992 al 2013 della Commissione medica per l’inabilità al lavoro di Milano e ho calcolato che l’80% delle patologie per cui i docenti si presentano alla commissione sono di natura psichiatrica. Dovremmo smetterla con gli stereotipi in base al quale gli insegnanti sono dei privilegiati che lavorano mezza giornata e hanno tre mesi di ferie all’anno e iniziare a studiare e monitorare le malattie professionali a cui vanno incontro.

 Nei suoi articoli pubblicati su Orizzonte Scuola lei ha usato parole molto dure nei confronti dell’uso delle immagini videoregistrate a fini investigativi. Perché?
Credo si sia fatto un uso selvaggio delle immagini registrate a fini investigativi e credo ci siano molti elementi su cui riflettere a partire dalla loro consegna ai mezzi di informazione prima ancora che ci sia un rinvio a giudizio. Al di là di questa abitudine, penso che si formulino accuse su estrapolazioni, o come le ho chiamate trailer, presi da ore e ore di videoregistrazioni. A Pisa, ad esempio, le riprese sono durate due mesi. Mi chiedo se davanti ad un impianto accusatorio che ipotizza un comportamento criminoso abituale fosse necessario un periodo così lungo di registrazioni durante il quale i piccoli sarebbero stati lasciati in balia dei comportamenti vessatori dell’educatrice. Una durata limitata e prefissata del periodo di videoregistrazione, inoltre, potrebbe aiutare anche a capire la natura dei comportamenti violenti attribuiti alle persone indagate.

Sta dicendo che le registrazioni possono distorcere la realtà?
Quelli che ci vengono mostrati sono dei trailer: come nei film, mostrano le immagini più significative ma non garantiscono che quello mostrato sia effettivamente il contenuto dell’intera pellicola. Le videoregistrazioni, considerate dirimenti nelle indagini, rischiano di distorcere la realtà: un numero limitato di immagini compromettenti, dove ad esempio, la maestra urla o strattona i bambini, potrebbero essere scambiati per un comportamento abituale. Ripeto quello che ho scritto: se venissero poste delle telecamere in casa di ciascuno di noi e venissimo registrati per due mesi probabilmente ci sarebbero delle immagini “compromettenti”.  Mi chiedo inoltre se i magistrati abbiano visionato le registrazioni per intero o solo delle parti estrapolate per loro da qualcun altro, una differenza non da poco per capire come vengono formulate le accuse. Aggiungo che le immagini riprese in scuole o strutture educative dovrebbero essere visionate da personale esperto in educazione perché c’è il rischio che queste possano essere fraintese specie ad esempio quando ci si trova di fonte a presunti episodi di violenza che coinvolgono insegnanti di sostegno e disabili con gravi patologie psichiche.

Fatti come quelli di Pavullo e Pisa ottengono sempre grande attenzione da parte dei media. Lei ha parlato di linciaggio mediatico nei confronti delle insegnanti coinvolte. . .
La gogna mediatica è una barbarie da Paese incivile e coinvolge ingiustamente tutta la famiglia della persona inquisita, penso ad esempio ai figli: una vendetta alla stregua della legge del taglione. Inoltre, evidenziando solo i fatti negativi, si corre il rischio di colpevolizzare l'intera categoria. Mi piacerebbe sapere quante sono le indagini finite in nulla, saperlo permetterebbe di conoscere le reali dimensioni del problema. 

Di fronte ad ogni nuovo episodio di presunti maltrattamenti sui bambini si riaccende il dibattito sulla introduzione di sistemi di videosorveglianza nelle scuole. Cosa ne pensa?

Non sono contrario a rendere le scuole aree videosorvegliate. Di fronte ai dubbi che nutro nei confronti dell’uso delle immagini da parte della magistratura l’uso di telecamere con la dicitura “area videosorvegliata” potrebbe essere uno strumento di tutela degli insegnanti. 

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