mercoledì 10 febbraio 2016

Violenza al nido: come riconoscerla?


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Violenza al nido. Torniamo a parlarne con Loredana Bondi esperta in materia d'infanzia e di servizi. Per anni ha diretto l'istituzione di Ferrara, che "contiene" servizi educativi, scolastici e servizi per le famiglie. Nella sua cariera ha visto tante cose, si è misurata con tante esperienze diverse e sopratutto ha sempre valorizzato il rapporto tra servizi e i genitori. Un rapporto difficile ma sfidante e capace di restituire grande qualità. Con parole semplici e chiare ci spiega come un genitore può capire se al nido c'è qualcosa che non va, come riconoscere un buon servizio da uno meno buono e ci racconta come i genitori potrebbero aiutare a renderlo migliore. 
  
I genitori possono capire che al nido i bambini stanno subendo violenza? Se si, come?
Una domanda complessa che meriterebbe una lunga analisi delle capacità di osservazione e di lettura dei comportamenti dei bambini da parte dei genitori e non solo. Non è che possiamo trovare in giro “un preciso manuale ” per capire immediatamente se un bambino subisce alcune delle forme in cui la violenza si può manifestare, soprattutto se è molto piccolo…Si tratta di una condizione verosimilmente difficile da individuare, sia che si tratti di violenza esterna , che domestica…(Non dimentichiamo che le violenze spesso presentano anche questo aspetto).
Che dire ? I genitori devono osservare e conoscere gli eventuali comportamenti “diversi” dei bambini, senza caricarli eccessivamente di negatività, perché i primi anni di vita sono anche gli, anni delle nuove esperienze, dei nuovi apprendimenti, della scoperta dell’altro, di un mondo che non è sempre e solo quello che vogliono…Poi tra la capacità di adattamento, sempre abbastanza difficile, ma naturale, potrebbero presentarsi reazioni riconducibili ad eventuali situazioni stressanti(soprattutto all’inizio e dopo la scuola). Allora che fare? Viene spontaneo dire che quando si iscrive il bambino al Nido ci dev’essere “la presa in carico” da parte della scuola anche dei genitori: Ci si informa, ci si conosce, si scambiano informazioni con le insegnanti sugli eventuali problemi del bambino, sulle aspettative della famiglia e si approfondiscono gli elementi essenziali della vita della scuola , dei tempi e dei modi dell’apprendere, delle routines, ecc., ma soprattutto si crea una relazione che ogni giorno si riempie di contatti e sensazioni, ancor più approfonditi nelle riunioni periodiche, sia a livello collettivo che individuale. Bisogna anche dire che i servizi educativi come i Nidi- purtroppo ancora servizi a domanda individuale e non aperti a tutti - non sono solo servizi necessari per la conciliazione fra il lavoro dei genitori e la cura dei bambini, ma sono i luoghi in cui, secondo le indicazioni offerte dalle più moderne riflessioni pedagogiche e dai risultati delle ricerche a livello di neuroscienze, si attiva un “beneficio” in termini di serio e preciso investimento educativo per la vita. E’ necessario che le Istituzioni pubbliche e private che gestiscono i Nidi attivino una seria programmazione di lavoro che dia certezza di controllo professionale , organizzativo e relazionale del personale addetto.

Se la telecamera non sono uno strumento efficace per tutelare i bambini in quali altri modi i genitori possono verificare cosa succede al nido?
Certo che dinnanzi alle recenti cronache relative a violenze, percosse e/o altri maltrattamenti a danno di uno o più bambini del Nido da parte di personale insegnante, restiamo ammutoliti dall’indignazione e subito dopo la reazione è quella di dover fermare in tutti i modi fenomeni del
Genere. In tali situazioni sono state avviate le necessarie denunce insieme alla richiesta di un sistema di “prevenzione” che offra soluzioni radicali attraverso un controllo sistematico dei luoghi in cui i bambini vivono, installando telecamere nascoste che individuino le violenze e chi le commette. Su questo piano occorre fare chiarezza.
E’ necessario precisare che l’unica possibilità di investigare su casi di maltrattamento passa per una serie di denunce fatte dai genitori dei bambini alle Autorità di Pubblica Sicurezza, che dopo aver constatato i “danni” inducono la Polizia a disporre strumenti telematici nascosti che possano individuare gli atti dei violenti. Solo ciò consente di avere il nulla osta all’installazione certificata dentro gli asili nido, perché le immagini vengono storicizzate su un sistema criptato che non consente la visualizzazione se non con l’autorizzazione dal magistrato che dispone delle indagini. Questo a tutela dei bimbi, dell’organizzazione e dei tecnici dell’asilo stesso.
Nel caso in questione, quando si parla di eventi di violenza si è passati certamente da un ambito di normalità ad uno di patologia, che dev’essere assolutamente scongiurato prevenendo, conoscendo il personale, definendo chiaramente una formazione specifica sulle responsabilità individuali ed effettuando costante controllo.

Come riconoscere un buon nido?
Ritengo che i Nostri Nidi abbiano le carte in regola per essere considerati tutti ambienti idonei e qualificati per la crescita dei nostri bambini, soprattutto nella nostra Regione , che per anni ha investito in quantità e qualità dei servizi, come nella formazione del personale e nel sostegno del coordinamento pedagogico: qualità riconosciuta a livello nazionale ed europeo. Non può un caso patologico - che pur non deve assolutamente succedere - disconoscere la validità di un sistema educativo ampiamente positivo. Corre l’obbligo dire anche che il notevole ridimensionamento dei finanziamenti a sostegno del sistema educativo può seriamente mettere in difficoltà di gestione delle strutture , soprattutto di piccole dimensioni e questo potrebbe anche essere causa , fra l’altro, di scarso investimento nei controlli e nei percorsi obbligatori di formazione di tutto il personale.

Come combattere l'omertà dei colleghi che non denunciano? Quali sono le responsabilità del coordinatore pedagogico in situazioni di questo tipo?
Torniamo al discorso di qualificazione e responsabilizzazione del contesto, oltre che individuale. Penso che sia giuridicamente rilevante la responsabilità del singolo, ma in un contesto educativo non possa non esservi la corresponsabilità nella conduzione delle sezioni di Nido e fatico a pensare che le colleghe/i colleghi non notino situazioni patologiche nei comportamenti di coloro che lavorano con loro, anche se non compresenti per tutto l’orario scolastico. Ebbene nel Nido, come nella scuola dell’infanzia e in qualsiasi altro contesto educativo scolastico questo non è ammissibile, non deve succedere e credo che in questi casi i provvedimenti devono essere molto precisi. Notevole è il ruolo del coordinatore pedagogico che deve poter essere in grado di valutare direttamente il funzionamento del Nido, partecipando alle riunioni coi genitori, verificando la gestione della programmazione educativo- didattica, monitorandone le fasi ed intervenendo con i correttivi necessari. Devo dire infine che, l’aver vissuto per anni la conduzione di decine di realtà educative, le riflessioni che mi vengono alla mente sono moltissime: tante le esperienze molto faticose, ma affascinanti per la grande professionalità di insegnanti e coordinatori che le hanno organizzate e gestite; tanti problemi risolti con i genitori, percorsi di confronto e formazione anche con le famiglie e soprattutto bambini e bambine al centro del nostro comune progetto educativo.Proviamo a pensare insieme ad una partecipazione più attiva di tutti per difendere la qualità dei servizi e della vita dei nostri figli!

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