giovedì 3 marzo 2016

Intervallo, tempo libero, educazione e...Buona Scuola

Parco Longhena










Cronaca cittadina. A Bologna è scoppiato un caso mediatico che da giorni sta riempiendo le cronache cittadine. Il fatto risulta particolarmente interessante da più punti di vista: pedagogico, istituzionale e anche politico. La questione (per i non bolognesi) è presto detto: alle scuola primarie Longhena, c'è una dirigente, tal Giovanna Faccila, che vuole accorciare il tempo dell'intervallo e portare i bambini a passare più tempo nelle aule. D'altra parte insegnanti e genitori (che hanno racconto 400 firme) difendendo un modello educativo basato sullo stare all'aria aperta. Le Longhena dobbiamo aggiungere, hanno un giardino enorme, un'intera collina, e questo parco è considerato da sempre uno spazio educativo. L'intervallo ha aperto ad un braccio di ferro si sta facendo pesante, tra provveditorato degli studi e comunità educante...Il tutto merita alcune riflessioni generali sul sistema educativo e scolastico e anche sull'impiego di soldi pubblici.

Education outdoor: un progetto di Bologna Il comune di Bologna con l'Università ha avviato, ormai da qualche anno, un progetto pedagogico per educare i bambini a trascorrere più tempo all'aria aperta. Per conoscere con maggiore curiosità il verde ma anche per educare i bimbi ad arrampicarsi sugli alberi, sbucciarsi le ginocchia, saltare da un ramo e scavare nel terreno. Il promotore del progetto è il professor Roberto Farnè che ci raccontava "Troppo spesso pensiamo che apprendere sia qualcosa da fare in aula, qualcosa che si possa misurare in rendimento. Oggi abbiamo grande attenzione all'introduzione dei prodotti multimediali, trascurando il fatto che questi prodotti portano a stare ancor più in aula... stare fuori è un momento educativo e di apprendimento a cui non prestiamo alcuna attenzione." Per questo progetto il comune di Bologna ha investito tempo e denaro. Moltissime le educatrici e insegnanti da tutt'Italia dimostrate interessate e vengono a Bologna per apprendere...eppure a sei anni tutto si ferma per apprendere ABC.
I bambini Italiani sono meno competenti negli sport Proprio qualche giorno fa si è concluso un importantissimo appuntamento sull'infanzia a Milano. Per tre giorni si è parlato di bambini e di cultura dell'infanzia. La Professoressa dell'università di Milano Susanna Mantovani ha riportato per l'occasione i risultati di uno studio Europeo (otto paesi coinvolti) ci racconta "Lo studio ci restituisce un paese in cui c'è attenzione e cultura  per l'infanzia da parte dei genitori e degli insegnati. Purtroppo però i nostri bambini italiani risultano meno indipendenti e hanno meno attitudini psicofisiche...Sarà perché portiamo i bambini nel passeggino fino a che hanno le ginocchia in bocca?" Conclude con un sorriso.
I bambini e i limiti imposti Qualsiasi pedagogista vi potrà dire che educare significa porre dei limiti. Lo sappiamo bene tutti noi genitori e sappiamo anche quanto sia difficile dare confini, farli rispettare e dare la possibilità anche di infrangerli... ma oltre a queste regole, qualcosa nel nostro mondo (quello dei grandi e quello dei piccoli) è cambiato in modo profondo e radicale. Ora se chiedete al bambino Giovannino o la bambina Mariuccia, se può venire a casa vostra a giocare dopo la scuola, state certi che Giovannino e Mariuccia tireranno fuori un agenda di appuntamenti da fare invidia al presidente degli USA e inizieranno ad elencare le attività: " del martedì e il giovedì con danza, il lunedì e il mercoledì francese e certo il sabato piscina..." I nostri figli sono sempre impegnati con mille diverse attività. In proposito anche la UE si è espressa raccomandando: di fare far meno attività ai bambini. Tante attività significa avere tempo e spazio sempre confinati e delimitati, da regole e imposizioni e così si perde la capacità di saper gestire il tempo libero e lo spazio aperto...insomma anche il buon senso ci suggerisce che l'intervallo in collina sia un'attività altamente formativa per imparare ad amministrare tempo e spazio.
Il dirigente e la Buona Scuola Potremmo continuare citare molte altre teorie che motivano quanto l'educazione “fuori dall'aula” faccia bene agli infanti. (Sottolineo che infante è l'individuo da 0 a 18 anni!) Ma in questa vicenda particolare la dirigente Giovanna Facilla mi pare difficilmente difendibile da un punto di vista pedagogico o dell'insegnamento. Al suo arco non ha freccia, non menziona nessuno teoria che indichi che stare in aula sia più "produttivo" per gli esiti scolastici. Il dirigente dimostra di non conosce nemmeno quello che si fa prima nelle scuole precedenti che sono nel territorio. Eppure il suo potere non pare conosce limiti. Il potere del dirigente è accresciuto dalla riforma conosciuta come la Buona Scuola, che ha destrutturato il modello collettivo e organizzativo, su cui si reggeva la scuola e irrigidito i poteri del dirigenti. I dirigente del resto non sono stati formati maggiormente a questo difficilissimo ruolo e il caso Longhena dimostra come nonostante il dirigente NON sia aggiornato e non sappia organizzare il gruppo di lavoro degli insegnati, ma non è contestabile se non con guerre faticosissime. Facilla a parte, Longhena a parte, la polemica dell'intervallo potrebbe essere utile per tornare a discutere di Buona Scuola, di educazione all'aria aperta per i bimbi di tutte le scuole e in generale di bambini che sono troppo spesso stretti da orari e spazi.      
 
   

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