mercoledì 13 aprile 2016

Cosa succede quando un nido cambia gestione?

Alvimann











Cosa succede quando un nido cambia gestione? Che differenze ci sono tra un nido pubblico e un nido privato? Sono le domande che ci rivolgono i nostri lettori. Partiamo dall'ultima domanda e tentiamo un ragionamento.

Che differenza c'è tra un nido pubblico e uno privato? "Ogni volta che le mamme mi chiedono che differenza c'è tra noi e un nido comunale- parla Anita giovane educatrice presso una cooperativa- mi vien voglia di rispondere: la mia busta paga, ecco qual'è la differenza!" Le differenze salariali, su stima dei sindacati, sono notevoli anche di circa 300 Euro mensili. Ci sono poi altre differenze che sono dettate dai contratti. Spesso i privati non concedono ferie (si licenzia a luglio per riassumere a settembre), non prevedono la maternità e nemmeno le malattie... Intendiamoci, non tutti i privati lavorano così, ci sono anche privati che lavorano in modo egregio. Ma nella pratica queste cose succedono spesso. Le differenze di salario ci spiegano come mai un privato, che deve anche guadagnare, costi meno di un servizio pubblico. La differenza la fa il costo del lavoratore. Rossella educatrice per un'associazione di un micro nido mi racconta: "Non potevo ammalarmi perché i datori di lavoro non aveva soldi per pagare la sostituta. Il consiglio che mi diedero fu quello di vaccinarmi... naturalmente a mie spese!" Sembrano racconti alla Dickens ma esistono anche oggi.
Sul piano educativo cosa cambia? Teoricamente niente. In un sistema integrato che funziona a dovere il comune ha la medesima responsabilità di controllore su tutti i nidi. Il comune e il gestore privato firmano un "contratto", dove si inseriscono tutte le tutele del caso. Si indica come deve funzionare il servizio: quante ore di formazione devono essere fatte, quante ore frontali, cosa deve fare un educatore ecc ecc. Si specificano poi le sanzioni se non vengono rispettati gli accordi e le possibile cause di recessione del contratto (in casi molto gravi). Se si rescinde il “contratto” il nido non torna al comune. E' molto improbabile che ciò avvenga, perché l'Ente dovrebbe ri-assumere personale educativo che non ha più e non ha possibiltà di farlo. Nella teoria comunque il sistema integrato funziona bene: Se si fa un buon bando, Se tutto è ben definito, Se il gestione rispetta tutte le clausole ecc ecc ...ma capiamo fin da qui che i SE che abbiamo di fronte non sono pochi e gli unici a controllare sono anche gli unici a dover garantire il servizio. Pensiamoci: il nido è garantito dal comune, ed è sempre il comune che deve controlla la qualità...E' un po' strano ma di solito funziona così... E poi c'è da chiedersi: se un comune cede tutti i servizi ai privati (come a volte accade) come farà a capire come amministrarli? Mi spiego meglio: se io guido tutti i giorni nel traffico, sarò in grado di capire tutte le difficoltà della viabilità e capire come correggerle, ma se non guido e conosco solo il codice stradale, come farò a capire come funziona e come amministrare la viabilità?
Perché i nidi pubblici sono indispensabili? I nidi sono nati pubblici per offrire un luogo aperto a tutti i bimbi che ne facessero richiesta. I luoghi pubblici sono per tutti e di tutti, almeno potenzialmente. Se un nido pubblico chiude è uno spazio nostro che chiude. I nidi in convenzione sono gestiti da privati, i quali necessariamente devono far quadrare i conti: pagate bollette, pagare personale, pagare la formazione, ecc Lo scopo del nido pubblico è dare un servizi ai piccoli. Secondo voi chi dei due avrà più possibilità di rischiare in nome della qualità? Il sistema misto funziona se ci sono nidi pubblici e se questi sono molti. Se il pubblico che traina e investe di più in qualità chiude, anche il privato presto o tardi ne risentirà.
Cosa succede quando un nido cambia gestione? O meglio riformuliamo la domanda: cosa succede quando un nido da pubblico passa alla gestione privata? Questa è la domanda più corretta, perché il contrario non l'ho mai visto accadere, almeno fino ad oggi . Qui le cose sono quasi sempre drammatiche. Se un nido cambia gestione significa intervenire sulle persone che lo abitano: bambini e lavoratori. Gli scenari possibili sono due. La prima ipotesi che è la più diffusa è: il personale comunale viene trasferito ad altro impiegato e il nido viene gestito da un soggetto privato. I bambini così cambiano tutte le educatrici e viene meno, una della basi della qualità di un nido: la continuità educativa. La seconda possibilità è che nido e personale vengano trasferiti ad altro soggetto. Il caso è in corso di svolgimento a Cesano Boscone. La continuità educativa così è mantenuta ma l'azione è certo pesante e non priva di conseguenze. Proviamo a pensate per un momento che l'azienda per la quale lavoriamo, un'azienda poniamo a gestione famigliare, dall'oggi al domani, ceda dipendenti e lavoro ad altri titolari. Saremmo sereni? Lavoreremmo con la stessa tranquillità di prima? Non credo proprio. Tutti i lavori sono fatti da noi, essere umani, che abbiamo cuore, fegato, cervello, mal di pancia e tante altre emozioni, che ci portiamo sempre appresso...tutti (o quasi) i lavoratori se messi nelle condizioni di lavorar bene renderanno di più.. Per i nidi poi non stiamo parlando della produzione di piastrelle, ma di educare bambini...Quando un nido cambia gestione è sempre un passo nel buio. E la prima garanzia per un buon nido è, e dovrebbe essere, la garanzia dei lavoratori. Perché tutela e garanzia ci aiutano ad essere più tranquilli e a lavorare al meglio, in questo caso poi parliamo del benessere dei bambini che meritano serenità ed energie.
     


3 commenti:

  1. Più chiaro di così....l'obiettivo da perseguire dovrebbe essere il continuo equilibrio tra numero di strutture pubbliche e private affinché sia possibile un controllo del polso da parte degli amministratori pubblici e una risposta numerica adeguata alla domanda di posti grazie ad alcune strutture private accreditate...PROVIAMOCI!!!

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    1. La nostra associazione ha depositato alla commissione bicamerale una nota sulla legge 0-6 in cui chiediamo una definizione numerica di equilibrio tra servizi a gestione diretta e indiretta.

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  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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