sabato 9 aprile 2016

L'infanzia all'Omni di Marcello Fois


Marcello Fois



















Incontro Marcello Fois in una tarda mattina in centro a Bologna. Ci sediamo davanti ad un caffè e lui inizia subito a raccontare senza diffidenze o incertezze e con la massima trasparenza. Fois è scrittore e sceneggiatore. I suoi libri sono tradotti in molte lingue e nonostante il lavoro l'abbia portato e lo porti, in molti luoghi diversi, conserva qualcosa dalla sua terra d'origine: la Sardegna. Nato nel 1960 è “rimasto figlio unico” mi racconta. Con lui continuiamo la nostra narrazione sulle infanzie. Fois è carico di ricordi e profondi affetti, e man mano, che racconta ci fa riflettere su molte questioni spinose e complesse. “Mia madre lavorava in un Omni (oera maternità nazionale Italiana) di Nuoro e io da bambino ho trascorso 4 anni all'Opera... Francamente non so per quale motivo sia rimasto un anno in più del dovuto, ma è stato così.”

Caso ricorda?
Tutto e molto bene, sopratutto i luoghi: la grande sala dei giochi, che al centro aveva un'isola contornata da uno steccato di legno, all'interno si stendevano dei materassi, dove si giocava o si faceva la nanna. Ricordo poi la lavanderia, dove c'erano grandissime lavatrici sempre in funzione, a quei tempi non c'erano i pannolini “usa e getta” e in cortile si stendevano km e km di panni triangolari stesi ad asciugare...Ricordo poi lo spogliatoio dove si cambiava il personale, che erano chiamate puericultrici, ma che io chiamavo tutte zia! Erano le colleghe di mia madre e c'era un affetto tra noi. Ognuna aveva un compito da svolgere, zia Rosa faceva il bucato, zia Carmela pensava alla mensa, che era interna, e così via... erano tutte donne all'Omni tranne il custode che curava anche il giardino, il Signor Pirina e un medico che visitava però al pian terreno. Al lavoro “le zie” si spogliavano dei abiti “civili” e indossavano dei grembiuli bianchi sopra un grande camice blu. Avevano anche delle cuffiette bianche sul capo.
Anche i bambini portavano i grembiuli?
I bambini erano spogliati e rivestiti con una sorta di “divisa”. Spesso oltre ad essere rivestiti erano completamente lavati, da cima a fondo e pettinati e spidocchiati...l'Omni era un posto di frontiera, qui ci venivano bimbi che venivano da situazioni a volte drammatiche, madri alcoliste, prostituite... Ricordo che spesso mia madre si portava a casa i piccoli oltre l'orario di lavoro per continuare ad accudire, pulire, nutrire, capitava anche che sgridasse alcune mamme. Ricordo che al suo funerale una delle mamme più sgridate, è venuta a salutarmi ricordandola con molto affetto, ancora oggi devo dire, quando cammino per Nuoro, ci sono donne che mi fermano per ricordare lo straordinario lavoro di mia madre per tanti bambini.
I genitori avevano accesso all'Omni?
No, i bambini stavamo al secondo piano e nessuno vi aveva accesso, erano assolutamente protetti dal mondo esterno. All'Omni i bambini trovano cura: igiene, pulizia, cibo... le puericultrici pensavano alla loro salute. Mia madre infatti aveva un grande libro, con indicazioni per prestare primo soccorso, o sulle malattie più comuni, una sorta di prontuario che ho ancora . E' tutto consumato dal tanto che è stato consultato. Questo faceva l'Omni, al divertimento, all'istruzione e a tutto il resto dovevano pensare i genitori. Ricordo infatti di aver trascorso dei tempi lunghi e molto noiosi, non si badava al gioco allo svago...in questo senso i nidi di oggi sono quasi all'opposto.
Ha frequentato il nido?
Si, il mio figlio più grande, è nato a Bologna nel '94 e abbiamo scelto di mandarlo al nido. E' stata una bella esperienza ma profondamente diversa.
Diversa come?
Quasi opposta. Ai bambini si danno stimoli, si fanno divertire, si educano ma i nidi di oggi sono totalmente disabili di fronte alla malattia. Appena il bambino ha la candela al naso, o una macchiolina rossa, via si allontana, subito fuori...Sarebbe stata bello creare un luogo di mediazione tra le finalità dell'Omni e i nidi di oggi, non so, magari con la presenza di un medico interno. Ma la disabilità di fronte alla malattia, non succedeva solo tra le educatrici è ormai diffusa.
Anche tra i genitori?
Si, e molto. C'è quasi una fobia di fronte alla malattia. Quando ero piccolo se uno dei miei tanti cucini, prendeva una malattia, si portava il malato tra i sani per fare l'untore così che tutti prendessero e superassero la malattia. Così fa una comunità pratica. Oggi è impensabile un atteggiamento di questo tipo.
Lei è un padre diverso dal suo, nel modo di educare e di rapportarsi ai figli?
Molto diverso. In casa dei mie c'erano ruoli ben definiti in famiglia e il papà lavorava spesso via, fuori casa. Credo anche interessante ricordare che pur essere figlio unico, sono cresciuto tra molti cugini e ogni madre, aveva il diritto all'educazione di tutti i bambini, sia i figli che i nipoti, gli adulti in generale educavano i bambini in generale.
Questo modo di concepire l'infanzia secondo lei è tipico della Sardegna?
Credi di si, è una cosa che mi porto dietro e a cui non rinuncio. Se ritengo ci sia un comportamento da riprendere in un bambino o in un ragazzo, lo faccio, cerco di esprimermi con i modi dovuti, magari parlando con i genitori o con mio figlio, davanti all'interessato, ma non rinuncio a questo.. Non mi piace la divisione che si fa spesso tra bambini e adulti. Non mi piace il fatto di lasciare il bambino al nido o in altri contesti specifici, pensando di poter delegare ad altri l'educazione....
Pensa che i genitori siano troppo assenti?
O troppo presenti. Perché c'è anche la questione opposta, cioè genitori che interferiscono troppo e si mettono a spiegare agli altri, magari agli insegnati, cosa devono fare....Mio padre ricordo che quando andava ai colloquio di scuola, per prima cosa si scusava, ancor prima di ascoltare, lo faceva a prescindere, dava ragione e pieno potere agli insegnati. Questo non era giusto, ma non è nemmeno giusto quando i genitori, che so, vanno a discutere sui voti, come se avessero competenze per farlo... E' una deriva pericolosa e molto presente nella scuola. Altro che riforme scolastica! Vanno ridiscusse molte cose: i confini e i ruoli degli insegnanti, dei genitori e il ruolo globale che la società ha nei confronti dei bambini.

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