venerdì 13 maggio 2016

Fondazioni, povertà educative e nidi: che propaganda!















In questi giorni leggo in molti giornali e riviste dei progetti che la fondazione Zancan sta facendo rispetto all'infanzia. In particolare il sociologo Tiziano Vecchiato, si affaccia su La Repubblica e La Stampa, per spiegarcelo. Di che cosa stiamo parlando? Spiego in due parole per chi non avesse letto: la Zancan sta investendo in un progetto che coinvolgerà genitori e  cittadini in un lavoro di volontario per supportare servizi educativi e non solo. Lo chiamano welfare generativo, ed un po' lo stesso concetto che ci spiegava, qualche anno fa, l'economista Stefano Zamagni, con la dicitura welfare circolare. Entrambi questi "nuovi" modi di intendere il welfare si concretizzano in un'idea molto semplice: "Non ci sono più soldi? Invece di piangerci addosso tiriamoci su le maniche, e lavoriamo tutti insieme, per costruire qualcosa di nuovo e funzionante per tutti". Un'idea semplice e vecchia come il mondo, che ci fa tornare in mente il grande Don Milani e la sua idea di comunità educante, ma purtroppo anche qualcosa di doloroso: la carità di pochi ricchi verso i tanti poveri. Perché dico questo?

Per più motivi. Intanto perché si coinvolgono i cittadini "non formati" a lavorano gratuitamente, rispetto a temi molto delicati, quali l'educazione. E per quanto interessante l'esperimento potrebbe generare anche risvolti pericolosi con risultati arraffazonati e non qualificati in nome della semplice e sola economia. Secondo è che si oscura, o forse più semplicemente non si dice, un altro fatto semplice, semplice. Alla fondazione Zancan e al professor Vecchiato vorrei ricordare che senza soldi non si progetta e non si realizza un bel niente! Quest'anno alla fondazioni sono arrivati finanziamenti di svariati MLN  per mettere in piedi progetti di questo e altro tipo, che hanno la finalità di recuperare le povertà educative. Questi fondi arrivano dalle casse dello Stato e quindi soldi pubblici affidati alle fondazioni, soggetti privati, che a loro discrezione sceglieranno come investire e a chi o cosa finanziare. Quindi, tanto di capello per i loro progetti, che certo saranno bellissimi, ma vorrei ricordare che non nascono dal nulla: ma da soldi pubblici e quindi nostri. Nel mentre ai nidi, primi e più convalidati soggetti  per recuperare le povertà educative, quest'anno dallo Stato si sono visti attribuire un bel zero tondo, tondo...Chiudo in polemica, spero non sterile, mettendo i puntini sulle i alle dichiarazioni del sociologo Vecchiato: i nidi non ce la fanno più perché hanno le rette troppo alte? No, i nidi non ce la fanno più perché NON si investe e NON investendo si chiedono rette sempre più alte ai genitori. E la cosa mi pare un po' diversa.

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