mercoledì 22 giugno 2016

Da oggi nelle scuole si potrà consumare il pasto da casa








D'ora in poi i bambini potranno mangiare pasti casalinghi anche a scuola. A stabilirlo è una sentenza della corte d'appello, che dopo una lunga battaglia, condotta dall'avvocato Giorgio Vecchione e da altri avvocati, ha accolto le richieste delle 50 famiglie che hanno fatto ricorso. La faccenda è iniziata tempo fa, avevamo seguito a più riprese. L'anno scorso il giudice civile aveva respinto la richiesta di un ben più folto gruppo di famiglie, questa volta la corte d'Appello ha dato ragione ai genitori.  

Cosa significa questa sentenza? "Oggi la corte d'appello ha accolto le richieste di 50 genitori torinesi- racconta Vecchione- Sarà concesso quindi a ciascun genitore di scegliere per i propri figli, frequentanti la scuola tra la refezione scolastica ed il pasto domestico". Come in che modo? "A questa domanda sarà chiamata a rispondere l'Amministrazione che dovrà attrezzarsi, affinché quanti ne facciano richiesta, possano essere messi nelle condizioni di mangiare un pasto sostitutivo, tra le mura scolastiche e nei locali adibiti a mensa".
La sentenza è un apripista a tutti i genitori che vogliano intraprendere questa strada, da Milano come a Barletta.   
A Torino il neo sindaco del M5S durante la compagna elettorale si è detto sfavorevole al pasto da casa, ma ha anche asserito che avrebbe abbassato il costo del pasto a 5 euro.
A Bologna il riconfermato sindaco Merola ha promesso maggiore trasparenza e partecipazione ai genitori. Chissà se la promessa di maggior trasparenza si potrà estendere anche ai pasti dei nidi? Visto che la mia richiesta di accesso agli atti per verificare l'offerta dell'azienda che ha appalto la forniture delle derrate alimentari è stata respinta.   

3 commenti:

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  2. Loredana Bondi
    Davvero sconcertante:dopo anni di ricerca sia sul significato dellso tesso pranzo in comune( fatte le dovute eccezioni per le situazioni patologiche) sulla tipicità di prodotti biologici , su dietetici studiati per l'età, oltre per la varietà dei cibi per offrire a tutti i bambini di gustare ogni tipo di prodotto naturale...ecco che si arriva al cestino portato da casa...proprio come quando eravamo poveri e meno poveri e ognuno guardava con invidia ciò che sembrava più buono di quanto la mamma ci aveva dato da mangiare... Ma è mai possibile che non riusciamo a conciliare i costi con una qualità di base del contesto educativo, che consenta una situazione di effettiva parità di condizioni per tutti i bambini , almeno quando siedono al tavolo per mangiare? Ma dov'è finito il progetto educativo da affrontare con la famiglia? Ma dov'è finita la forza del personale delle scuole su questi nodi fondamentali che la percorrono? Perchè gli amministratori "hanno dimenticato" le lotte per sostenere una scuola di qualità, come elemento di crescita politica della comunità? E' vero che anche il costo della mensa incide sul "costo" più generale del servizio e in momenti di crisi come questo, le famiglie devono sicuramente fare i conti con problemi di lavoro e disoccupazione ... ma per favore , non cancelliamo proprio gli aspetti più importanti dell'organizzazione educativa per la prima infanzia.

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  3. il pasto da casa è l'unico contrappeso che consente ai cittadini una reale opposizione nei confronti di poteri forti. Poteri politici, che dovrebbero essere dalla parte dei cittadini, ma spesso non lo sono e poteri di aziende private. I primi capiscono e ascoltano solo quando si tratta di voti, i secondi agiscono solo se spinti dall'economia. La possibilità di portare il pasto da casa è uno strumento di potere e come tutti i poteri è pericoloso e va gestito. Impareremo anche a far questo? L'unico modo è stare a vedere.

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