giovedì 2 giugno 2016

Infanzia e scuola. Parola al candidato dei Verdi Matteo Badiali













Finiamo il giro delle nostre interviste con tema bambini e infanzia con il candidato dei Verdi Matteo Badiali. Badiali ha alle spalle un precedente incarico politico, è stato consigliere a Zola Predosa con una Lista Civica “Zola Bene Comune”. “Ci siamo decisi molto tardi a presentarci a Bologna, ma crediamo che il nostro punto di vista sia necessario”. Un punto di vista diverso fin dal primo punto del programma elettorale.

Al primo punto del vostro programma mettete la bellezza. Una scelta certo fuori dagli schemi, come mai ?
Immaginiamo una città in dialogo con le altre città europee: vivibile, pulita, una città che si possa visitare a piedi, girare in bici, con spazi verdi curati, orti urbani, terrazzi verdi. Una città bella per i turisti oltre che per i cittadini. Non ho mai conosciuto la Bologna degli anni '70, me l'hanno raccontata come di una città accogliente, colorata, vivace...era conosciuta in tutt'Europa per come ci si viveva bene. Dobbiamo ripartire dall'idea di bellezza e cura, di ascolto reciproco, con relazioni armoniche. Oggi in giro c'è una buona dose di diffidenza e paura.
Nel vostro programma non figura una sola volta la parola bambino, infanzia o scuola. Perché?
Non ci sono queste parole per una nostra mancanza dovuta anche all'eccessiva rapidità, con cui ci siamo presentati alle elezioni. Ho partecipato a due incontri con i genitori: uno sulla mensa, l'altro sulla scuola. L'ho ribadito anche pubblicamente: per noi la scuola è importantissima, figuriamoci, è il luogo da cui ripartire. Nelle scuole pubbliche coltiviamo oggi il nostro futuro.
Scuole pubbliche?
Si, siamo la difesa delle scuole e dei servizi pubblici è l'incipit per tutti i ragionamenti. Non possiamo assistere alla diversificazione delle scuole di serie A,B,C a seconda dei quartieri e delle risorse dei genitori. Anche se non presenti sul territorio bolognese, durante il referendum abbiamo appoggiato i finanziamenti alla sola scuola pubblica.
Nei nidi e nelle scuole d'infanzia di Bologna si è promosso il progetto outdoor education: fare attività all'aria aperta. Lo stare all'aperto però si conclude all'infanzia, già alle primarie solitamente fanno anche l'intervallo in aula al massimo in corridoio. Cosa ne pensa?
Direi che siamo di fronte e due problemi. Il primo problema l'inquinamento Indoor. Per più motivi ci sono nelle aule accumuli di sostanze “poco sane”. Si usano prodotti per le pulizie non adatti si arieggiano poco i locali. L'altro è un problema ben più grande: uscire per andare dove? Le scuole mancano di aree verdi adatte. Ci si deve dotare dei giusti strumenti per consentire il gioco all'aria aperta, non trascurando la sicurezza. Se poi la scuola non è dotata ci dovrebbe essere la possibilità di raggiungere spazi verdi attrezzati.
I giochi nei parchi sono scarsi e fino a qualche tempo fa, anche trascurati.
Ci vorrebbero una manutenzione costante, si dovrebbe dare la possibilità anche ai genitori volenterosi di fare piccoli interventi. Oggi non è pensabile. La burocrazia non lo consente. Trovo invece un falso problema quello dei soldi. I soldi, si trovano. Ad esempio Hera, tanto per fare un nome, potrebbe investire una parte degli utili in giochi pubblici per i bambini.
Durante la giunta Merola hanno chiuso alcuni nidi e sono diminuite le sezioni lattanti, le più costose. Cosa ne pensa?
Per i nidi partirei nel rivedere le rette. Sono troppo alte e le fascia ISEE esente sono troppo limitate. Ma sopratutto bisogna sollecitare il governo ad intervenire per affrontare questa necessità: l'Amministrazione deve alzare la voce e non può pensare che le chiusure dei Nidi debbano essere la risposta. Il tema è complesso, e non si può affrontare solo localmente, ma va studiato più attentamente considerando le dinamiche di popolazione e gli scenari futuri.

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