martedì 11 ottobre 2016

Infanzia e lavoro domestico: il peso che schiaccia le bambine

Bambini nel mondo
Quella delle bambine impegnate nei lavori domestici è per noi un’immagine desueta o che al massimo associamo ai giochi d’imitazione che vedono le nostre figlie e i nostri figli impegnati con minuscole pentole e finti aspirapolvere. Questo però non ci deve trarre in inganno perché per molte bambine, specie nelle aree più povere del mondo, pulizie e faccende domestiche non sono un gioco ma un dovere che limita la possibilità di vivere l’infanzia e ostacola il diritto all’istruzione.
Nel mondo le piccole tra i 5 e i 14 anni sono impegnate 550 milioni di ore al giorno in lavori domestici non pagati e in attività come la raccolta di acqua e legna, un impegno che occupa le bambine il 40% del tempo in più rispetto ai coetanei maschi. Le ore dedicate ai lavori domestici crescono con l’età: le bambine tra i 5 e i 9 anni vi dedicano, in media quattro ore a settimana, quelle tra 10 e 14 più del doppio, ma ci sono paesi in cui l’impegno richiesto alle bambine e alle adolescenti è molto più elevato. I dati sono contenuti nel rapporto Unicef Harnessing the Power of Data for Girls: Taking Stock and Looking Ahead to 2030 presentato nei giorni scorsi in vista della Giornata Mondiale delle Bambine e delle Ragazze (International Girl Day) che si celebra oggi.



«Il peso dei lavori domestici non pagati inizia già in tenera età e cresce durante l’adolescenza. In questo modo le ragazze sacrificano importanti opportunità di apprendimento, crescita e di vivere la propria infanzia. Questa distribuzione non equa del lavoro tra i bambini perpetua anche stereotipi di genere e raddoppia il peso sulle donne e le bambine attraverso le generazioni».» ha dichiarato Anju Malhotra, esperta di questioni di genere all’UNICEF.

 Il rapporto non considera il coinvolgimento delle bambine e dei bambini nei lavori domestici come dannoso in quanto tale ma mette in luce come compiti e carichi di lavoro eccessivi e distribuiti in modo ineguale possano avere effetti negativi a lungo termine. La distribuzione fortemente sbilanciata tra ragazzi e ragazze infatti, può portare queste ultime a considerare i lavori domestici come gli unici adatti a loro contribuendo al mantenimento di forti disparità e stereotipi di genere.
Inoltre, il lavoro delle bambine è spesso un lavoro invisibile e sottovalutato che impone loro responsabilità da adulte come quello di prendersi cura di altri membri della famiglia, compresi altri bambini. Il tempo dedicato a queste attività sottrae tempo allo studio e al gioco. Se ovunque un carico eccessivo di lavori domestici limita il tempo per “essere bambine” ci sono paesi in cui compiti come il cercare la legna da ardere e l’acqua espongono, anche se indirettamente, al rischio di subire violenze sessuali.

Sfogliando il rapporto Unicef ciò che inizialmente salta agli occhi sono i numeri. Nel mondo vivono oltre un miliardo di bambine e ragazze al di sotto dei 18 anni, più della metà vive in Asia, un quarto in Africa. Quasi nove su dieci abitano in paesi a basso e medio reddito, un dato che non appare destinato a modificarsi da qui al 2030.
Nonostante la parità di genere sia cresciuta, specie per quel che riguarda la prima infanzia, le diseguaglianze continuano ad esistere e divengono più evidente con il passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Il rapporto, ad esempio, mostra che più dei due terzi dei paesi hanno raggiunto la parità di genere nell’istruzione primaria ma che meno della metà ha raggiunto la stessa parità per quel che concerne l’istruzione secondaria.

Tra i numeri che più ci devono far riflettere ci sono  quelli inerenti i matrimoni e le gravidanze delle adolescenti. I dati sulle spose bambine restano preoccupanti: oggi sono 750 milioni le giovani donne tra i 20 e i 24 anni, che sono state costrette a sposarsi prima dei 18 anni. Allarmanti appaiono anche i dati relativi alle gravidanze: nei paesi meno sviluppati più di una ragazza su quattro ha partorito prima dei 18 anni e nel mondo meno del 40% delle gestanti adolescenti è stata sottoposta ad un controllo medico nel primo trimestre di gravidanza. In molti paesi, specie nell’Africa sub-sahariana e nel sud asiatico, la metà delle adolescenti non viene assistita da personale sanitario qualificato al momento del parto.

Il rapporto, inoltre, avverte i suoi lettori del fatto che i dati riportati sono incompleti perché ci sono realtà in cui la raccolta è parziale o inesistente: ciò significa che la portata di alcuni fenomeni può essere ancora più grave di quel che i numeri sono in grado di mostrare.

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