giovedì 24 novembre 2016

I nidi e il terremoto. Tanti progetti educativi.















Bambini che costruiscono con fango, foglie e rametti. Bambini che continuano a frequentare il nido nonostante la paura del terremoto. Genitori che mandano i bambini al nido nonostante tutto. Abbiamo incontrato Francesca Ciabotti pedagogista e formatrice e responsabile del progetto educativo degli AgriNido nelle Marche, l'abbiamo incontrata per farci raccontare come continua la vita nei servizi e Francesca inizia prontamente a raccontare e racconta con estrema lucidità e sintesi. “Dopo il 30 ottobre l’attenzione dei media è scemata eppure il terremoto ha cambiato le nostre vite. I danni non si sono concentrati nella zona del cratere, sono estesi a tutta la nostra regione e ci vorrà molto, molto tempo, forse anni, per risanare la situazione.”

Quanti nidi sono stati danneggiati?
I numeri sono in elaborazione ancora non li conosciamo con esattezza, ma direi a colpo d’occhio, che le strutture hanno retto bene. Le leggi antisismiche sono ferree.
Anche per le scuole, eppure una scuola è crollata nonostante gli adeguamenti.
Verissimo, il caso che cita pesa su tutti noi. La scuola crollata ha aggiunto paura, alla paura, e la sfiducia nelle istituzioni è aumentata. Ogni volta che c’è una scossa, il personale addetto esce per controllare. Ma in molti si domandano se i controlli siano svolti al meglio...  Anche per questo motivo stiamo tentando di studiare un modello pedagogico da consolidare per affrontare queste situazioni di emergenza. Non è possibile che ogni volta che c’è un terremoto, si riparta da zero. Sembra sempre una novità!
Un modello di che tipo?
Siamo ancora in fase di ideazione. Stiamo studiando dei progetti che hanno funzionato e sono stati applicati nelle scuole dell’Emilia Romagna. Dal terremoto del 2012 possiamo apprendere, imparare. Si sono realizzati progetti e si sono fatte esperienze davvero interessanti. Stiamo tentando di esportarle, arricchirle e sistematizzarle, per tentare di costruire una cultura educativa della prevenzione. Ci stiamo muovendo in uno scenario molto complesso anche dal punto di vista sociale, è tutto difficile ma stiamo lavorando.
Complesso per quali motivi?
Anche perché la comunità si è frantumata. C’è chi vuole rimanere dov’è, all’interno, c’è invece chi migra sulla costa, dove si sente più sicuro. Si è creata una profonda frattura tra opposte reazioni. Dobbiamo poi rispondere a esigenze concrete e quotidiane del tipo: come organizzare gli studenti? In quali strutture?
Come vi state muovendo in tal senso?
I nostri nidi fortunatamente hanno retto bene all’impatto. C’è addirittura un nido ad Apiro che ha aperto le porte alla cittadinanza. In questo edificio ad un solo piano ci si sente più sicuri.
Come hanno reagito i bambini?
Ogni bambino e a sé. E' impossibile generalizzare. Ci sono quelli più spaventati, altri meno.
Quali progetti avete avviato?
Si stanno avviando tante esperienze. Il coraggio e la voglia di reagire non mancano. Un Agrinido a Gagliole, paese vicinissimo al cratere, accoglie i bambini di tutto il paese. Essendo un nido in una fattoria, i bambini sono accolti all’aperto, stanno a contatto con gli animali. Sono situazioni che aiutano, mettono pace e serenità. Monika Delmanowicz che gestisce il servizio e ha competenze cliniche e ha attivato percorsi con i piccoli. Costruiscono con la terra, le foglie, le canne delle capanne. Si tratta di un gioco simbolico che aiuta a rielaborare e superare la paura della terra che trema e continua a tremare.
Altre attività?
Ce ne sono tante... in molti nidi stiamo lavorando sul personale con percorsi di rielaborazione. Tutti i progetti formativi avviati hanno a incluso o deviato sul terremoto. E’ importante parlarne, raccontarlo e anche illustrarlo.
Cosa c’è da ricordare per possibili emergenze future?
Salvare gli oggetti. E' sembrata una pazzia e invece si è rivelato molto utile per il benessere dei bambini. Ritrovare gli oggetti cari, ha dato loro continuità, si sono sentiti rassicurati anche nella nuova situazione.
Raccomandazioni da fare ai genitori?
Spegnere la tv è il primo che mi viene in mente. I bambini non hanno la capacità di capire se le immagini sono del passato, o succedono ora, se sono immagini lontane, o vicine, non hanno gli strumenti per distinguere. Sopratutto nei giorni successivi è meglio spegnere la tv o girare canale, è semplice ed è molto utile.  


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