mercoledì 9 novembre 2016

La scuola e i bambini in carne ed ossa. BolognaNidi incontra la Rete di Cooperazione educativa. Intervista a Carlo Ridolfi


Si chiama Rete di Cooperazione educativa, C’è speranza seaccade@, un nome e un cognome che fondono passato e futuro. Riunisce insegnanti, educatori, genitori e cittadini che hanno a cuore l’educazione e la cultura dei bambini e dell’infanzia. La rete è nata nel 2011 dal desiderio di “fare rete” per far conoscere e ampliare tante esperienze educative sperimentate su e giù per il paese.  La rete si ispira a esperienze come quelle di Mario Lodi e don Lorenzo Milani con il desiderio di contribuire a far crescere “una scuola di qualità e di ricchezza a disposizione di tutti", una definizione che può apparire utopica ma che ha a che fare con tanti temi di grande concretezza ed attualità come la tendenza a esternalizzare e privatizzare e l’introduzione dei sistemi di videosorveglianza nei servizi educativi 0-6. Questioni che hanno ricadute su migliaia di bambini e bambine. Bambini reali, come ricorda più volte in quest’intervista il presidente della rete Carlo Ridolfi.

In un suo articolo sul vostro recente incontro nazionale si parla di "una scuola di qualità, di ricchezza, di bellezza" a disposizione di tutti. La scuola italiana, dai nidi alle superiori, risponde a queste caratteristiche?
Nella scuola italiana sono numerosissime - noi ne incontriamo in continuazione - le esperienze e le attività che rispondono a criteri di qualità, ricchezza pedagogica e didattica e bellezza. Purtroppo, molto spesso, si tratta di attività ed esperienze che non sono in comunicazione tra loro e che rispondono più alla buonissima volontà di gruppi di insegnanti, di studenti e di genitori, che non a orientamenti e decisioni istituzionali. È possibile realizzare una scuola di questo tipo solo se si mettono "a sistema" le buone pratiche, che andrebbero attentamente conosciute e valorizzate.


Esiste oggi una scuola pubblica di qualità?
 Certo che esiste! Come in ogni campo, le cose da migliorare sono moltissime, dall'edilizia scolastica alle forme di partecipazione reale di genitori e studenti, tanto per fare solo due esempi generali, ma in ogni parte d'Italia possiamo incontrare realtà di grandissima qualità.

BolognaNidi si occupa prevalentemente di nidi e scuole dell'infanzia, un segmento in cui si assiste costantemente a nuove esternalizzazioni e privatizzazioni. Pensa sia possibile un'inversione di rotta?
Questa è una tendenza davvero pericolosa, che va criticata e, vorrei dire, avversata con tutta l'intelligenza e la forza che abbiamo a disposizione. Fino a quando Stato, Regioni e Comuni considereranno la scuola come un costo e non come una risorsa, non andremo nella direzione giusta. Che è quella, invece, di valorizzare capacità e proposte che sono ben presenti e che, in molti casi, riescono persino a costo zero o bassissimo a realizzare esperienze di pregio.


Come è nata la rete di cooperazione educativa?
 "Nome" e "cognome" non sono casuali. Ci chiamiamo Retedi Cooperazione Educativa  C'è speranzase accade @ proprio per indicare che proveniamo da radici antiche e profonde. Nel primo c’è un riferimento evidente e voluto al Movimento di CooperazioneEducativa, MCE, l’associazione di insegnanti nata nel secondo dopoguerra e tutt’ora in piena attività, il secondo è una citazione diretta del titolo del libro C’è speranza se accade al Vhò di Mario Lodi.
La Rete nasce nel 2011, ad opera di un piccolo gruppo di insegnanti, genitori, persone che hanno a cuore l'educazione, per cercare e raccogliere le esperienze di educazione attiva esistenti in Italia, e non solo, e per mettere in collegamento fra loro persone che a volte rischiano la sindrome della solitudine e del "don Chisciotte". Cerchiamo di farlo con i nostri incontri nazionali, con le attività dei "nodi di Rete" che abbiamo ormai in quasi tutte le regioni italiane e con il nostro sito.

Tra le figure a cui vi ispirate spicca Mario Lodi…
Mario Lodi è volato su una mongolfiera correndo dietro a Cipì il 2 marzo 2014. Era nato il 17 febbraio 1922 e aveva da poco compiuto 92. Oltre alla sua trentennale esperienza di maestro e ai molti libri e scritti per bambini e per educatori, ci ha lasciato un esempio di vita e di cultura pedagogica che non finiremo mai di approfondire ed apprezzare, come continua a fare l'associazione Casa delle Arti e del Gioco - Mario Lodi, da lui fondata e oggi portata avanti dalla moglie Fiorella, dalle figlie Cosetta e Rossella e da un gruppo di educatori.

Cosa può insegnare il maestro alla scuola di oggi?
Non è possibile riassumere in poche parole tutto il bene che abbiamo avuto in eredità. Direi, solo per accennarne un paio di lasciti ideali, che alla scuola di oggi Mario ha lasciato l'insegnamento di mettere al centro dell'attenzione il bambino e la bambina veri, in carne ed ossa, quelli e quelle che si incontrano tutti i giorni. Non un "fanciullo ideale", vagheggiato da pedagogie sorpassate, ma ogni singolo individuo, con la sua storia, la sua cultura, le tracce dell'ambiente di provenienza che, com'è noto, è sempre più articolato e diversificato. Insegnare ed educare i bambini e le bambine reali è certamente molto più difficile, ma anche infinitamente più appassionante.

L'incontro nazionale del prossimo anno ruoterà intorno al concetto di "educar-ridendo". Pensate che la scuola di oggi sia triste?  
Il titolo è ancora provvisorio ma vorremmo intitolare il nostro prossimo incontro nazionale, che si terrà ad ottobre 2017, “Una risata ci educherà! Genitori, insegnanti, studenti in allegra compagnia di conoscenza.”  Molte scuole sono tristi. Sono tristi strutturalmente: basta guardare come sono state concepite e costruite. Sono tristi nella scansione degli orari e della didattica. Come direbbe Guccini per troppi di noi, nel passato e anche nel presente, il ricordo della propria esperienza scolastica è "un lungo incubo scuro, un periodo di buio, gettato via".  
Abbiamo introiettato una letale coincidenza tra le parole "fatica" e "sofferenza". Invece non è vero che per conoscere e capire sia necessario soffrire. Chi ha la passione della bicicletta a volte fatica molto, ma non soffre: perché sta facendo una cosa che gli piace. 
E qualsiasi seria acquisizione delle neuroscienze, ma basterebbe il semplice buon senso, dimostra che stare in un ambiente piacevole, allegro, accogliente e rasserenato predispone all'apprendimento molto di più e molto meglio che il contrario.

Ci può spiegare il concetto di "vocazione educativa"?
"Spiegare" sarebbe eccessivo. Posso provare a dire qual è il mio parere. Una "vocazione" non è, secondo me, qualcosa di naturale, una predisposizione magari genetica ad essere o comportarsi in un certo modo. E', invece, il frutto di una ponderata serie di scelte che derivano da e orientano verso una ben precisa responsabilità.
Chiunque abbia a che fare con generazioni successive alla sua - sia genitore o insegnante - dovrebbe predisporsi a "lasciare il mondo migliore di come l'ha trovato", come direbbe il fondatore del movimento scout Robert Baden-Powell. Per far ciò, non credo esista mezzo più potente, non violento, appassionante e divertente dell'educazione.

In questi giorni sta facendo discutere la proposta di legge che prevede l'uso delle telecamere nei nidi e nelle scuole dell'infanzia per prevenire episodi di violenza. Cosa ne pensa?
Esprimo la mia personale opinione. Non mi piace per nulla quella che considero davvero una deriva autoritaria presente sia negli insegnanti che nei genitori, orientata ad un peraltro impossibile "controllo totale" delle attività che si svolgono a scuola.
E' chiaro e indiscutibile il fatto che eccessi ed episodi da codice penale vadano accertati e perseguiti, ma sono convinto che si tratti di casi eccezionali, che non mettono in discussione una realtà quotidiana nella quale centinaia di migliaia di operatori scolastici, insegnanti e non solo, svolgono con passione e professionalità il loro lavoro.

Quale potrebbe essere l’alternativa?
Mi piacerebbe molto che si ribadisse il senso di responsabilità di noi tutti, grazie al quale all'ossessione del "controllo totale" si rispondesse con la buona pratica del controllo sociale e della partecipazione attiva. 

Delegare alla sorveglianza elettronica il nostro compito di educatori significherebbe una sconfitta, aggiungendo anche che, mentre forse dal ruolo di insegnante è possibile dar le dimissioni, questo non vale se si è genitori. Si tratta, quindi, di ampliare il più possibile le occasioni di confronto e partecipazione diretta di tutte le componenti sociali che fanno parte della realtà scolastica: insegnanti, personale non docente, genitori e studenti. Per far questo servono strumenti e risorse, a partire da una significativa e decisa revisione dei provvedimenti legislativi sugli organi collegiali, così come, ad esempio, viene riproposta dalla Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola della Repubblica, che considero di grandissimo interesse e valore. 

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