sabato 19 novembre 2016

Un sostegno per il nido














Cronaca cittadina. Nel 2014 la nostra associazione ha svolto un report che fotografava lo stato di salute dei nidi in Italia. Dalla fotografia scattata emergevano alcune tendenze, che oggi, a distanza di oltre due anni, possiamo dire che sono confermate e si anzi si sono consolidate.


Prima tendenza: nidi in chiusura
In molti chiuso i battenti nonostante le risorse investite di svariati MLN anche da parte dello Stato. E' difficile dare dei numeri, cioè stabilire quanto sia calata l'offerta in punti percentuali rispetto agli anni precedenti. L'Istat nel 2013, ha pubblicato il consueto monitoraggio sui servizi 0-3 abbozzava un meno 0,7 %. Dal 2013 ad oggi non ci sono più dati ufficiali. Tutto tace in un silenzio tutt'altro che casuale.   
Seconda tendenza: abbassamento di qualità  
Servizi e scuole 0-6 offrono la stessa qualità di qualche anno fa? Una domanda da porsi con urgenza e senza pregiudizi. Il buon senso ci dice che in tempo di "vacche magre" quando gli enti continuano a risparmiare su tutto, la qualità non può più essere la stessa. Basti ricordare i più recenti casi di Venezia e Bologna.  

Terza tendenza: le tariffe si abbassano
Le rette dei nidi hanno seguito un aumento dal 2005 fino al 2014 con importanti impennate. L'aumento si è caricato tutto solo sulla spalle dei genitori. Le rette in alcuni comuni tra nidi pubblici e quelli privati erano anche irrisorie. Poi qualche timido comune ha iniziato ad abbassare le rette, mettendoci risorse aggiuntive. La crisi economica che ha investito tutti, o quasi, ha modificato molti assetti e politiche. La scelta di far crescere le rette si è rivelata fallimentare e ha accelerato un processo già prevedibile: la chiusura dei servizi, il ritiro dei bambini e la qualità a picco, insomma le tre tendenze che abbiamo individuato un anno fa sono tutte riconfermate.
Il comune di Piombino, come quello di Bergamo e molti altri comuni della Lombardia attraverso la partecipazione di un bando pubblico ha ottenuto dalla regione Toscana oltre 71mila euro. “Attraverso questo intervento cerchiamo di sostenere le famiglie per favorire l'accesso di un numero sempre più alto di bambini ai servizi educativi, in un'ottica di inclusione, di qualità sociale e di pari opportunità”, ha affermato l'assessore all'Istruzione e alle politiche sociali Margherita Di Giorgi. A questo finanziamento pubblico se n'è ottenuto uno privato dalla Fondazione Livorno che ha messo a disposizione 50 mila Euro per aiutare ulteriormente le famiglie con un reddito inferiore ai 9,7mila, in stato di disoccupazione, licenziate, estinzione della patita Iva, cessazione del beneficio degli ammortizzatori sociali.



  

1 commento:

  1. Situazione davvero difficile un po' dovunque...ma dove sono i cittadini, dove sono le/gli insegnanti e i coordinatori a spiegare a questa classe politica, che non possono tradire ancora le nuove generazioni e le donne, come troppo spesso è successo anche nella storia più recente! Ieri a Rimini c'è stato unchiaro esempio di cittadinanza attiva...che si sta muovendo per la difesa della scuola pubblica,dei servizi educativi pubblici contro questa unica scelta dei giovani amministratori: quella di esternalizzare,di non poter sopportare questi costi sociali troopo elevati... Che dire e soprattutto che fare perchè questa crisi economica non diventi l'alibi per dismette le uniche funzioni pubbliche che aiutano a crescere un minore, una famigli e un territorio ? Sostenere asili nido e scuole d'infanzia , come curare istruzione,welfare e sanitá, connota il grado di civiltá di un paese.Non si può stare a guardare!

    RispondiElimina