venerdì 16 dicembre 2016

Storie d'infanzia una mostra itinerante

Letizia Galli: Agata abbandonata 












Arte Bambina "Storie d'infanzia" raccoglie oltre duecento disegni dell'illustratrice Letizia Galli, si tratta di una mostra che racconta le storie di tanti bambini: Igor, Michelangelo, Federico, Dora e Willi... Ognuno ha un'avventura diversa da narrare, ma la vera protagonista è Agata Smeralda, la prima bambina affidata alla Ruota degli Esposti. La storia di Agata (che sarà un libro per Panini  editore) accende le luci su un capitolo importante del nostro paese, quella dell'Istituto degli innocenti di Firenze, che fu il primo orfanotrofio pubblico d'Europa, realizzato nel 1400 circa. La mostra è visitabile fino al 28 febbraio alla Real Casa dell'Annunziata di Napoli. Proseguirà dal 25 marzo al 18 giugno 2017 proprio a Firenze per poi fare tappa a Venezia, all'Istituto di Santa Maria della Pietà, a Milano agli Istituti Milanesi Martinitt e Stelline per finire a Roma nel 2018 in un progetto triennale.

Che fossero denominati Ospedali, Istituzioni, ricoveri, o Conservatori poco importa, questi luoghi erano spesso luoghi del dolore. Si diffusero moltissimo dalla fine del '700 quando il mondo cambiava sotto la spinta e la potenza dell'industria. Le donne sole o sposate, le donne molto spesso poverissime, lasciavano i bambini sulla ruota, posta fuori dagli istituti, e affidavano i piccoli alle cure di altri. Le madri dovevano tornare a lavorare e i bambini non potevano ricevere cure, ne' dai genitori, che spesso erano immigrati in città per lavorare, ne' da parenti che  erano rimasti a vivere in campagna. Le ruote erano l'alternativa alla diffusa pratica dell'abbandono in strada. Erano spesso gestiti da religiosi e sostenuti dalla carità dei più facoltosi. Qui i bambini morivano come in strada. Nel brefotrofio di San Caterina in Lombardia, uno dei più grandi, tra il 1800 e il 1809, ci furono 154158 esposti (bambini lasciati sulla ruota) e ne morirono 11960. Una vera strage degli innocenti mai del tutto indagato e raccontata. I  sopravvissuti potevano aver la fortuna di essere adottati da famiglie ricche. Ma su di loro incombeva la possibilità di tornare in istituto a descrizione del genitore adottivo. Potevano anche essere affidati a famiglie indigenti ed essere sfruttati come forza lavoro.

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