mercoledì 7 dicembre 2016

"Vaccinazioni obbligatorie alla primaria? Non solo una provocazione". Intervista a Sergio Berlato



È giusto imporre l’obbligo di vaccino per frequentare i servizi educativi? Una domanda a cui le regioni italiane continuano a rispondere in ordine sparso. Poco meno di tre settimane fa l’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna ha approvato la legge di riforma dei servizi educativi, provvedimento con cui ha introdotto l’obbligo, per i bimbi che li frequentano di essere stati sottoposti alle vaccinazioni antipolio, antidifterica, antiepatiteb, antitetanica.
Quest’obbligo è una novità nel panorama italiano perché, a livello nazionale non sono previste sanzioni o ripercussioni per chi non rispetta l’obbligo vaccinale” ha recentemente ricordato l’epidemiologo Donato Greco. 

Come c’era da aspettarsi il provvedimento di viale Aldo Moro ha acceso o riacceso il dibattito anche in altre regioni. Lombardia e Liguria sembrano intenzionate a non introdurre alcun obbligo. La Toscana sta ragionando da tempo sull’opportunità di introdurre l’obbligo e di estenderlo anche alle scuole dell’infanzia, così come recentemente fatto a Trieste. L’estensione dell’obbligo anche alla scuole dell’infanzia potrebbe essere la linea seguita anche dalla Sicilia. In Puglia c’è chi vorrebbe estendere la nuova norma anche alle scuole dell’obbligo e il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti ha annunciato di voler seguire lavia emiliana.

In Veneto è stata scelta, invece, la strada del compromesso. La regione, che con la legge del 2007 è stata la prima a sospendere l’obbligo vaccinale, non intende introdurre alcuna norma generale che vieti l’accesso al nido e alla scuola dell’infanzia. A questa decisione se ne accompagna un’altra che sta facendo discutere: l’ammissione dei bambini non vaccinati potrebbe essere negata qualora nella struttura scelta dai genitori la copertura vaccinale scendesse al di sotto della soglia del 90%. Nei giorni scorsi, il consigliere regionale Sergio Berlato, eletto nella lista Fratelli d’Italia AN, ha presentato una mozione in cui chiede alla giunta non solo di introdurre l’obbligo ma di estenderlo anche alle scuole elementari. “ Può sembrare una provocazione, ma vorrei sollevare il dibattito sulla necessità di garantire la più alta copertura possibile” spiega in quest’intervista.

L’Emilia Romagna ha approvato una legge regionale che impone l’obbligo di vaccinazione per frequentare i nidi. Il comune di Trieste ha esteso l’obbligo anche alle materne. La sua mozione presentata in Veneto allarga l’obbligo anche alla scuola primaria. Perché?
Potrebbe sembrare una provocazione per far discutere, in realtà ho voluto inserire questa previsione per stimolare il dibattito in merito alla necessità di garantire la copertura più ampia possibile, considerato che si può accedere alla scuola primaria anche senza frequentare la materna.


Nella sua proposta ha incluso tra i vaccini obbligatori anche quello per il morbillo e la pertosse. Da cosa nasce questa decisione?
Nasce dal fatto che alcune malattie che si davano per debellate, e quindi sottovalutate, negli ultimi tempi hanno fatto la loro ricomparsa a causa del calo delle coperture vaccinali. Tra queste anche malattie pericolose come il morbillo e la pertosse.
Il presidente Luca Zaia ha indicato comesoglia al di sotto della quale non scendere per introdurre l’obbligo divaccinazione quella del 90%. Pensa sia giusto aspettare il verificarsi di questa condizione o che si debba agire subito?
Credo che in questi casi bisogna attenersi alle indicazioni della Comunità scientifica che ci riporta come tendenzialmente sicura una copertura vaccinale del 95% per godere della cosiddetta immunità di gregge. In questi casi ritengo sia più sicuro prevenire il verificarsi di condizioni di rischio, piuttosto che agire a posteriori per arginare eventuali problemi. Occorre ricordare che stiamo parlando della salute dei bambini e non di alchimie politiche. Tra l’altro non trovo nemmeno praticabile che i Sindaci possano fare ordinanze di allontanamento dei bambini non vaccinati al verificarsi delle succitate condizioni. Sarebbero ordinanze che il Sindaco si troverebbe ad attuare “contra personam” e creerebbero un danno ingiusto al singolo bambino che si troverebbe in una situazione di forte stress. Servono regole certe utili a stabilire in maniera precisa e puntuale i parametri per l’accesso alle strutture scolastiche. Non abbiamo bisogno di liste di proscrizione.

L’assessore alla sanità del Piemonte e coordinatore degli assessori regionali alla sanità ha invocato una legge nazionale che eviti differenze tra una zona e l’altra dell’Italia. Cosa ne pensa?
Sarebbe una soluzione di buonsenso e pienamente condivisibile. Se l’Organizzazione Mondiale della Sanità stabilisce dei protocolli utili a ridurre al minimo i rischi di alcune malattie, è bene che sia lo Stato a legiferare in maniera chiara e responsabile, senza lasciare spazio ad interpretazioni.

Da più parti si punta il dito contro le informazioni non corrette e prive di basi scientifiche che circolano in particolare in rete. Condivide questa preoccupazione?Nel “mare magnum” del web sappiamo esserci tutto e il contrario di tutto. Purtroppo, ed è un dato di fatto, vi sono anche notizie false fatte circolare ad arte da chi tenta di accreditare fantasiose tesi in merito ai più disparati complotti operati ai danni dei cittadini. In molti casi queste bufale vengono smascherate, ma purtroppo la viralità della diffusione le rende dure a morire. Nel caso dei vaccini basti pensare all’insistenza con la quale circola la bufala secondo la quale ci sarebbe una correlazione tra vaccini e autismo, ormai ampiamente smentita da più di uno studio scientifico. Quindi ritengo, così ho avuto modo di ribadire più volte, che chi ha un ruolo politico debba affidarsi alle indicazioni degli esperti in materia e sulla base di queste sostenere e promuovere adeguate campagne di informazione alla cittadinanza.
Quale ruolo assegna alla comunicazione nella sua proposta?
La mia proposta vuole anche essere uno stimolo alla discussione e al confronto. So bene che scatenerà polemiche. Mi auguro che queste non rimangano sterili contrapposizioni di fronte, bensì siano foriere di una più ampia presa di coscienza sulle conseguenze del calo della copertura vaccinale nel nostro Paese. 

Cosa risponde a chi obietta che l’obbligatorietà non serve ad invertire la tendenza del calo delle vaccinazioni e rischia di trasformarsi in un boomerang?

Che mi sembra una posizione debole e che non tiene conto del ruolo delle Istituzioni e dell’obbligo della tutela della salute pubblica. Sulla base dei dati reali, che vedono la copertura vaccinale in calo e il ritorno di diverse malattie date per debellate, e tenendo conto delle indicazioni della Comunità scientifica, è doveroso assumere decisioni che diano un chiaro indirizzo. Non si vuole negare a nessuno di fare delle scelte, ma queste scelte non possono coinvolgere e mettere a rischio la salute altrui. Le Istituzioni devono fare tutto il possibile per offrire una più ampia e corretta informazione alla cittadinanza sull’importanza individuale e collettiva delle vaccinazioni, così come assumersi la responsabilità di fare scelte che in alcuni casi possono anche non incontrare il favore di tutti.  

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