martedì 24 gennaio 2017

Carbonia, la coordinatrice del nido comunale: " Abbiate a cuore i servizi educativi"


I nidi sono realtà concrete, luoghi di educazione e di crescita dove si incontrano bambini in carne ed ossa, genitori in carne ed ossa, professionisti in carne ed ossa. BolognaNidi vorrebbe poter raccontare tutti i nidi sparsi per il paese, un paese che di nidi continua ad averne pochi e in cui non tutti sembrano aver compreso a pieno l’importanza di questi servizi educativi. Inizia oggi un altro viaggio che spero possa portarci in tanti nidi. La prima tappa del nostro percorso è Carbonia, citta di poco meno di 30.000 abitanti nel sud Ovest della Sardegna. Qui c’è il nido comunale I Colori dell’Arcobaleno, frequentato da 38 bambini anche se potrebbe ospitarne molti di più e non mancano le famiglie in lista d'attesa. 
A raccontarci questo nido è la coordinatrice e pedagogista Antonia Anardu, dipendente della cooperativa Piccola Parigi che gestisce la struttura. Insieme a lei nel nido lavorano sette educatrici, 2 collaboratrici e una cuoca. I Colori dell’Arcobaleno è organizzato in tre sezioni omogenee ciascuna delle quali ha le sue educatrici di riferimento. “Le famiglie non considerano il nido un parcheggio e vogliono essere coinvolte nel progetto educativo” racconta la pedagogista che vorrebbe una politica più attenta e capace di considerare l’educazione un bene pubblico al pari dell’acqua.


vendemmia al nido

Il nido che coordina attualmente è frequentato da 38 bimbi. La struttura potrebbe ospitarne di più e a questo si accompagna una lista d'attesa. Ci può spiegare perchè?
Si tratta di scelte politiche ovvero reperimento di risorse, scelte che non dipendono da chi gestisce il nido ma da chi ne detiene le responsabilità politiche.

Nella sua città quali sono le famiglie che scelgono il nido pubblico?
Negli ultimi 10 anni, con la crisi del Polo industriale di Portovesme e la conseguente crisi su tutto il territorio anche il servizio Nido di Infanzia Pubblico ne ha risentito in termini di numeri di iscritti e di tipologia di famiglie iscritte. Il Nido in cui opero è l'unico servizio pubblico ed esiste da 35 anni. In città sono presenti altre due realtà private e due Sezioni Primavera ospitate all'interno delle scuole cattoliche paritarie.
Il nostro è un servizio che ha ospitato e rappresentato da sempre tutte le famiglie di tutte le fasce di reddito, un servizio destinato anche alle famiglie con bassissimi redditi. Ora, purtroppo, la situazione economica è mutata, la disoccupazione ha raggiunto percentuali da brividi, pensi che in città sono residenti 1000 famiglie con bambini di età compresa tra gli 0 e 6 anni, 500 di queste sono monoreddito. Attualmente il 90% delle famiglie che frequentano il Nido hanno entrambi i genitori impegnati in attività lavorative.

Qual'è il rapporto tra andamento demografico e nido?
A Carbonia negli ultimi tre anni sono nati circa 500 bambini, residenti, di questi solo il 23% frequenta il Nido e le Sezioni Primavera, una percentuale molto bassa se si considera la media nazionale e i parametri richiesti o auspicati dall'Unione Europea. Naturalmente è un dato che, se, paragonato alla realtà sarda, credo sia molto più avanti del resto dell'isola.

Come incidono crisi e calo demografico sulle richieste delle famiglie?
 I dati ufficiali ci dicono che il tasso di natalità nell'ultimo ventennio, a Carbonia, si       è    dimezzato. Questo incide, certo, nella richiesta del servizio Nido, ma è comunque    da sottolineare che negli ultimi due anni, dopo quasi un quinquennio, abbiamo di nuovo      una lista d'attesa e quindi, nonostante la “crisi” e il tasso di natalità, la richiesta di          servizi educativi resta “importante”.

Un po' ovunque si assiste alla chiusura o al ridimensionamento di nidi d'infanzia che le amministrazioni giustificano con un calo delle iscrizioni. Motivazione condivisibile?
 La gestione di un Nido ha costi importantissimi ed attualmente sono servizi a domanda individuale, ciò significa che il costo del servizio è suddiviso tra Ente locale e famiglie, quindi le famiglie compartecipano alle spese attraverso il pagamento di una retta. Per ciò che riguarda il ridimensionamento dei servizi e la mia esperienza, credo che le motivazioni siano legate piuttosto al problema della scarsità delle risorse che comunque tutti i Comuni si trovano ad affrontare e alla crisi economica che ha dimezzato il tenore di vita delle famiglie. Tuttavia proprio  in questi giorni stiamo assistendo ad un cambiamento epocale, la riforma della “buona scuola” ha tra gli obiettivo la realizzazione dei “Poli per l'Infanzia” e quindi una presa  in carico del servizio Nido di Infanzia da parte dello Stato. Il Nido rientrerà nel sistema scolastico e non sarà più un servizio a domanda individuale, ma sarà rivolto a tutti. Si tratta di una piccola rivoluzione, aspettiamo gli sviluppi.

nonni al nido
Cosa chiedono le famiglie al nido?
Le famiglie che frequentano il nido sono molto esigenti, non lo considerano  “un parcheggio”. Il nostro servizio ha un progetto educativo molto “dinamico”, le famiglie ne riconoscono l'importanza educativa e lo considerano un punto di riferimento cruciale per lo sviluppo socio-emotivo dei propri bambini. Le famiglie chiedono di essere coinvolte, informate e spesso formate su argomenti attinenti all'educazione e alla gestione dei piccoli. E a questo cerchiamo di rispondere anche attraverso la proposta di incontri formativi con  esperti dalla logopedista alle esperte in allattamento, dalla psicologa al pediatra. Oltre agli incontri con esperti proviamo a rispondere anche attraverso , colloqui individuali, condivisione di laboratori pomeridiani, feste. Ecco le famiglie chiedono di partecipare ed essere coinvolte nel progetto educativo del nido, e per famiglie non intendiamo solo i genitori, ma l'intero nucleo allargato a nonni, zii e tate.

Il nido è una realtà educativa ma  persistono realtà in cui sembra che si faccia fatica a non considerarlo un semplice servizio assistenziale. Qual è la sua impressione?
Ho in parte risposto con la domanda precedente, ma c'è da aggiungere che la considerazione dei servizi Nido come meri strumenti socio assistenziali, a volte è da attribuire ,- mio personale parere - anche alla responsabilità di noi addetti ai lavori. Dobbiamo essere innanzitutto noi Pedagogisti ed Educatori più incisivi nel descrivere e presentare l'importanza dei progetti educativi e di tutta la pedagogia che sta alla base dell'organizzazione di un servizio per la prima infanzia. È nostra responsabilità mettere al centro del discorso educativo l'importanza della famiglia dei piccolissimi, dobbiamo contribuire alla costruzione di una comunità educante iniziando dalla nascita e far capire non solo alle famiglie, ma anche a chi si occupa di politica l'importanza della scelta di servizi educativi sin dalla primissima infanzia. Ma questo, finalmente, mi pare e spero, che con i nuovi decreti legislativi delegati sia stato recepito. 

In un articolo recentemente apparso sulla stampa locale si è parlato di una maggiore tenacità dei privati nel rispondere alle esigenze delle famiglie. Condivide questa visione?
Si è trattato, secondo me, di un tentativo di analisi, non del tutto condivisibile. Nonostante abbia creato confusione e alimentato inutili tifoserie sui social network, ha avuto il merito di accendere un riflettore sulla situazione dei Nidi cittadini, dandoci l'opportunità di parlarne in termini più utili e produttivi per tutti. 
Personalmente non riconosco la maggiore tenacità del privato, ma solo perché questo presuppone che altri ne abbiano meno, e questo sarebbe da approfondire.  Sicuramente  al privato riconosco dei grandi meriti in termini di progetti educativi per i piccoli. Credo vada riconosciuta la risposta che offrono a tutti i genitori non residenti che lavorano in città, famiglie i cui bimbi non potrebbero trovare accoglienza al nido comunale perché il servizio pubblico e un servizio per soli residenti.

Negli ultimi anni stiamo assistendo da parte del privato e del privato aziendale ad una maggiore flessibilità negli orari per rispondere alle mutate esigenze dei genitori. Una strada che dovrebbe essere percorsa anche dal pubblico?
Si, condivido il fatto che anche il pubblico dovrebbe e potrebbe adeguarsi in termini di maggiore apertura e flessibilità ad esempio anticipando e posticipando gli orari di apertura e chiusura e prevedendo l’apertura il sabato mattina. Lo dico perché queste sono anche le richieste di parte delle famiglie che frequentano il nostro Nido. Tuttavia si tratta di una maggiore flessibilità che purtroppo si scontra con i costi di gestione; noi per esempio, lo scorso anno educativo abbiamo proposto alle famiglie servizi pomeridiani extra a pagamento e la risposta è stata quasi nulla, non perché non ci fossero reali esigenze, ma per le difficoltà economiche delle famiglie a sostenerne i costi.

Negli ultimi anni abbiamo assistito anche a sperimentazioni di "nidi" notturni. Da pedagogista cosa ne pensa?
Penso che, prima di esprimere un parere favorevole o meno, si debba considerare il benessere dei bambini, cercare di mettersi nei loro panni. Non credo nei servizi “notturni” utilizzati in modo sporadico e non routinario per “soddisfare” magari la necessità di noi adulti di trascorrere una serata “senza bimbi”. Credo, però che questi servizi possano contribuire al benessere dei bambini e delle bambine, alla conciliazione famiglia-lavoro o supportare i genitori soli,  solo se strutturati e organizzati all'interno di contesti educativi che i piccoli già conoscono, e con personale educativo conosciuto.

I recenti provvedimenti in materia di  riforma dei servizi educativi 0-6 prevedono l'obbligo di laurea per le educatrici dei nidi. Condivide questa scelta?
Io sono la referente provinciale dell’ Associazione Pedagogistied Educatori Italiani, e come associazione professionale, stiamo sostenendo la Legge Iori. che, in estrema sintesi, prevede una laurea per tutti i professionisti , dell’ambito pedagogico ed educativo. E' come se la riforma dei servizi educativi abbia anticipato e reso realizzabile la nostra aspirazione. Certo che condivido questa importante scelta normativa.

Come coordinatrice di un nido pubblico lei è costantemente in contatto con i bambini, le famiglie e le educatrici. Se potesse trasformare le esigenze di tutti questi soggetti in una richiesta all'amministrazione che guida la città cosa chiederebbe? 
All'Amministrazione attuale si chiede quello che è sempre stato richiesto alle precedenti, ovvero prendersi a cuore i servizi educativi della città, mantenerli e migliorarli. Le famiglie vivono un momento di grande crisi materiale e a questo spesso si accompagna una povertà educativa. Tagliare i servizi educativi e ridimensionarli significa tagliare luoghi sicuri di crescita, di cura e di apprendimento. La nostra società ha bisogno di luoghi di socializzazione e di educazione e questa, l'Educazione, deve essere considerata un “Bene Pubblico”, proprio come l'ambiente, l'aria, l'acqua... ecco questo si chiede, che le famiglie e l'educazione dei figli siano al centro di ogni politica.



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