Essere o apparire (al nido)? Questo è il problema...




Due settimane fa abbiamo raccontato di un nido in cui i bambini erano fotografati vestiti come fossero cantanti di Sanremo. Questo fatto, poi ripreso da un giornale, è stato descritto come fosse un bel progetto educativo. Un festival di Sanremo in miniatura

Pochi giorni dopo la nostra pubblicazione, video, foto e anche articolo sono stati cancellati definitivamente. Un piccolo avvenimento, che nella nostra altrettanto piccola redazione è stato segnato come un grande successo.


Ma, tolte le facce delle bimbe e dei bimbi dal contesto pubblico, rimangono sul campo diversi nodi da affrontare.

Tra nodi e quesiti penso sia opportuno chiedersi se si possa effettivamente comunicare il nido sui social attraverso fotografie e video?

Se nei comuni e nelle cooperative più grandi e che lavorano in modo più strutturato ci sono uffici stampa, o esperti media manager preposti a comunicare in modo consapevole sui social, sono tanti quelli che optano per il “fai da te”.
Allora il problema diventa come usare (senza far danni) questi mezzi?

Usarli in modo consapevole è una necessità assoluta: perché i minori sono una categoria, giustamente, molto protetta e perché l’educazione è un’attività delicata e difficile da comunicare.

Nonostante la complessità del problema ci sono poche semplici regole da seguire.
Prima tra le quali non pubblicare le facce dei bambini, evitando anche cuoricini e stelline sui volti, che rimandano a giornaletti scandalistici. Seconda regola: la comunicazione del nido dovrebbe avere per oggetto le attività che si svolgono invece dei bambini.

Quindi via libera a foto che ritraggono spazi ordinati per le attività prima e spazi disordinati dopo, raccontando la preparazione del lavoro educativo con parole di ciò che è stato fatto.
Fare foto a manine in pasta, piedini che corrono e direttamente le realizzazioni dei piccoli...

So perfettamente che le foto dei bambini acchiappano più like, ma non è lo scopo della comunicazione acchiappare like e se seguite la pulizia e l’ordine che si segue per fare la documentazione.

Le foto dei bambini si possono raccogliere e donare a fine anno direttamente ai genitori, raccolte in libri cartacei o in file sfogliabili. Sono un reperto che rimane alla famiglia: allora saranno le parole dei genitori a ri-raccontare le attività svolte al nido e la qualità dell’educazione vissuta. La migliore pubblicità, insomma, non è sempre quella ostentata, quella dell'apparire, ma è quella creata da un lavoro rigoroso e dal tempo, quella creata sull'essere.


Laura Branca