Cronaca Bambina Sul giornale Ciociaria Oggi, il 13 marzo 2026, compare l’articolo “Sanremo al nido, una giornata speciale per i bimbi dell’asilo Il Giglio”. Subito sotto una carrellata di fotografie che ritraggono bambine e bambini su un set stile cinematografico che riproduce il festival di Sanremo. I piccoli e le piccole, in età compresa tra pochi mesi e i tre anni, sono “travestiti” da cantanti, con occhiali scuri, abiti da sera, baffetti (dipinti), parrucche fluenti e grandi microfoni in mano.
Il nido in questione si trova a Veroli (Frosinone) e, scorrendo la loro ricca pagina Facebook, si trovano tante fotografie e video sia di Sanremo sia di altre “attività educative”.
Il nido è pubblico a gestione indiretta ed è affidato alla Cooperativa Leonardo Onlus che gestisce circa 50 nidi, due dei quali a Veroli.
Nella pagina Facebook del nido “Il Giglio” si scorgono
anche grembiulini differenziati per genere, crocifissi di
dimensioni
evidenti in ogni stanza e prodotti di “attività creative” con
evidenti interferenze da parte di adulti o con disegni prestampati
da
colorare. Nonostante la cooperativa scriva sul sito “In ogni
nostro
servizio nido d’infanzia si applicano quelle che sono le
specificità della filosofia pedagogica a cui abbiamo fatto
costantemente riferimento (reggiana)”.
Insomma, un nido che sembra uscito dagli anni ’60, ma che si ispira, almeno nelle intenzioni, al metodo di Reggio Emilia.
Le domande che seguono sono tante, ad esempio: come mai, nonostante la formazione sia sempre più diffusa e al personale educativo sia richiesta una laurea, si svolgono attività tanto lontane non solo dalla pedagogia contemporanea, ma anche dal semplice buon senso?
E ancora: come mai ci siano regole precise sulla pubblicazione delle immagini di infanti, è permessa una simile esibizione di bambine e bambini inconsapevoli di ciò che fanno?
In questi ultimi giorni, come riporta anche Il Sole 24 Ore:
“Meta dovrà pagare 375
milioni di dollari per non aver informato in modo appropriato
gli
utenti sui pericoli delle sue piattaforme. Secondo la corte,
Meta
avrebbe fuorviato gli utenti delle piattaforme e non avrebbe
fatto
abbastanza per proteggere i minori dai predatori sessuali. In un
secondo processo in California, la società è stata giudicata
colpevole insieme a Google per la dipendenza provocata nei
giovani.”
Finalmente si è arrivati a una condanna che evidenzia in modo
netto i pericoli di un’esposizione inappropriata sui social, ma
non
basta condannare chi guadagna mettendo in pericolo i minori.
Si
deve evidentemente istruire anche i genitori, in primis sui rischi
dell’esposizione dei figli sui social, ma anche su cosa dovrebbe
garantire un buon nido. Chiudendo questa parte più inerente alla
questione comunicativa, cedo la parola a chi, meglio di me,
conosce
l’educazione e la pedagogia.
Una questione pedagogica
di
Anna Maria Mossi Giordano
Nel video si vede un Festival di Sanremo in miniatura con bambini e le bambine vestiti con abiti “da adulti”; forse sarebbe meglio dire mascherati, truccati, ostentando movenze ed espressioni da grandi, probabilmente suggerite dalle educatrici. Insomma, una fiction in piena regola, dove i bambini e le bambine scimmiottano letteralmente il mondo musicale, in questo caso “il Festival di Sanremo”. L’articolo loda questa iniziativa, definendola come un gioco musicale efficace e divertente e, a quanto pare, la messa in scena, curata in ogni dettaglio dalle educatrici, è stata molto apprezzata dai genitori.
Sono veramente sconvolta: non riesco a minimizzare questa cosa, che trovo grave, affatto educativa, da nessun punto di vista. L’apprendimento musicale per i bambini è una cosa seria: nella mia vita professionale c’è stata anche la musica, essendo io stessa una musicista di tradizione orale e cantante e, dopo un anno di formazione all’AIGAM (Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale) del bambino/a da zero a sei anni, secondo la Music Learning Theory di Edwin Gordon, ho collaborato come educatrice insieme a Riccardo Nardozzi (formatore, scrittore, musicista) a vari laboratori nel mio nido. L’apprendimento musicale non può essere confuso con questi teatrini pilotati dagli adulti, dove non c’è traccia alcuna di un serio progetto educativo a riguardo, ma solo una carnevalata inutile e forse anche dannosa, che va solo ed esclusivamente a nutrire l’ego dei genitori nel vedere i propri bambini e bambine nelle vesti di cantanti famosi. Onestamente mi chiedo, e non trovo risposta, quale possa essere stata la motivazione pedagogica che ha spinto questo gruppo educativo a proporre una cosa del genere. Mi spiace essere, forse per la prima volta, un po’ dura nella mia analisi, ma è un tema delicato che mi appassiona troppo. I bambini e le bambine meritano molto di più di un travestimento o di recitare da adulti e indossare maschere imposte e inutili, e si vuole far passare tutto questo come qualcosa di creativo e musicale. Mi dispiace, ma è un’offesa grave verso i bambinə prima di tutto e verso i professionisti seri dell’educazione musicale, che hanno a cuore il rispetto della creatività dei bambini, dei loro tempi, del loro essere soggetti di diritto, della loro naturale competenza, del loro desiderio di diventare autonomi ed esseri umani pensanti e critici, e non bambolotti addestrati e adultizzati alla mercé di adulti incompetenti e inconsapevoli del loro operare.
Laura Branca, Anna Maria Mossi Giordano