venerdì 1 aprile 2011

L'assessore Teresa Marzocchi e i nidi in regione



“La Regione riconosce le bambine e i bambini quali soggetti di diritti individuali, giuridici, civile sociali e opera perché essi siano rispettati come persone.” Così apre la legge 1/2000, un bell'inizio. Un inizio che dà coraggio. Molto investe la regione per i servizi educativi che vanno ad integrare i successivi anni scolastici e di formazione. Uno sforzo notevole è stato compiuto per ciò che concerne lo studio delle realtà esistenti sui territori e nelle diverse loro configurazioni.
Oggi la situazione è destabilizzante, incerta e precaria almeno per Bologna. “Sono concorde con le riforme ipotizzate dal commissario - spiega Teresa Marzocchi, assessore regionale alle politiche sociali. E' stata molto criticata, ma non sta facendo altro che muoversi nei confini della legge regionale. Il rapporto numerico oggi a Bologna di 1 educatore per 6 bambini, mentre nella legge regionale il rapporto previsto è 1 a 5 per la sezione dei piccoli fino a 12 mesi e 1 a 7 per i bambini da 12 a 36 presenti nelle sezioni dei medi e dei grandi. Questi rapporti sono applicati da molti anni nella maggioranza dei Comuni della regione con esiti positivi. Un esempio su tutti Reggio Emilia. Dovremmo concentrarci sulla salvaguardia dei servizi educativi, perché se si chiude è molto difficile tornare indietro”. Il rischio allora è quello di andare incontro ad una contrazione, e non solo ad una privatizzazione. “Non si deve - continua l'assessore - ragionare come se il nemico fosse il privato. Per ciò che concerne il privato convenzionato, ricordiamoci che opera entro i confini previsti dalla legge, ovvero condizioni strutturali, rapporto numerico e formazione del personale.” La Regione ha assegnato una cifra pari a 2 milioni per far crescere l'offerta di nidi nella provincia di Bologna. “Negli anni, per vari motivi, non si sono toccate le rette che sono rimaste invariate da tempo, così come il rapporto numerico è rimasto tra i più bassi della regione. Purtroppo oggi la situazione che dobbiamo affrontare non consente sprechi di soldi che inevitabilmente vanno a coincidere con sprechi di personale. Dobbiamo guardare al futuro. La sfida è grande i, modelli famigliari sono cambiati, dobbiamo offrire una risposta più flessibile. Alla scuola dell’infanzia e ai nidi d’infanzia vogliamo affiancare altri servizi integrativi e sperimentali.” Chiariamo cosa sono questi servizi in sintesi: per primo parliamo di piccoli gruppi educativi, cioè un educatore e un gruppo di 5 bambini in uno spazio apposito extradomestico. Poi c'è l'educatrice famigliare - tre famiglie con bimbi mettono a disposizione uno spazio, infine le più classiche educatrici domiciliari operanti prevalentemente presso il proprio domicilio adeguatamente attrezzato per accogliere bambini piccoli. Per questi servizi i Comuni garantiscono ad oggi formazione e supervisione. La Regione vuole spingere questi servizi in un sistema centralizzato, pur mantenendo le particolarità del caso. Un esempio? In riviera i nidi d’infanzia sono aperti tutta estate, per motivi palesi di necessità dei genitori. “Si deve percorre questa strada fatta di dialogo e confronto. L'abbiamo percorsa e dobbiamo continuare a percorrerla”.

1 commento:

  1. Gentile Assessore, sia così gentile da spiegarci quali diritti state riconoscendo ai 16 bambini della sezione medi del nido Vestri, quartiere S.Donato, Bologna, che a giugno saranno letteralmente sbattuti fuori dal loro nido.
    Ci spieghi anche quale studio è stato condotto per deciderne la repentina chiusura. A voler dubitare, verrebbe da dire che è più facile mettere a tacere le famiglie di un quartiere popolare come il nostro.
    Ci spieghi come mai nella vostra roulette russa dei tagli di bilancio la sorte peggiore è toccata al nostro nido, perché abbiate deciso di punto in bianco di smembrare un gruppo di bambini di due anni, armonizzatosi a fatica, sradicarli dal loro nido, diventato luogo di riferimento, perché vogliate vanificare il lavoro delle nostre educatrici.
    E' forse questa la risposta flessibile che dobbiamo offrire? Ci spieghi se dopo il lungo inserimento di quest'anno sia giusto che i nostri bambini debbano subirne un altro a settembre, e poi ancora un altro all'ingresso alla materna.
    I nostri bambini si devono forse già abituare alla precarietà, alla più assoluta mancanza di rispetto di qualsiasi loro diritto?

    Lei, e tutti coloro che nel Comune di Bologna e nel Quartiere S.Donato si occupano di Istruzione ci diano una risposta che non si basi su principi di gestione aziendale.
    Le sperimentazione, di grazia, non fatele sui nostri bambini, hanno solo due anni.

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