venerdì 22 febbraio 2013

Passaggio all'asp?

jdurham
 










Tre riunioni, tante parole e tre notizie diverse. Le tre riunioni si sono svolte tra ieri e ieri l'altro, in separata sede da cgil, usb e la rsu adi. Convocati i lavoratori di nidi e scuole. Un breve riassunto di ciò che è stato detto: usb (unione sindacale di base) ha sostenuto che i nidi e scuole passeranno tutte
in gestione Asp con contratti e condizioni lavorative peggiorative. Cgil ha tranquillizzato gli animi asserendo che nulla è stato ancora deciso e adi, che organizza solo gli insegnanti, si è pronunciata in maniera ancora diversa. Abbiamo incontrato, per sentire almeno una voce, Alessandra Cenerini presidente nazionale dell’Associazione Docenti Italiani.
Avete notizia che l'amministrazione comunale abbia deciso di gestire scuole e servizi educativi tramite Asp?
Le voci di corridoio si rincorrono, ma l'Amministrazione Comunale non si è ancora pronunciata ufficialmente. Questa è la cosa più grave perché denota l’assenza di una qualsiasi visione di prospettiva. La sensazione è che si navighi a vista in un settore fondamentale come la scuola .
In proposito è uscito anche un articolo sul corriere della sera...
Esatto, ma di fronte a qualsiasi sollecitazione e richiesta l'Amministrazione si trincera dietro il solito ritornello: “Nulla è stato ancora deciso”. E i genitori che stanno iscrivendo i propri figli non sanno che destino avrà la loro scuola, se le maestre verranno forzosamente spostate come è capitato l’anno scorso con le dade di 20 scuole
E quindi?
E quindi c'è urgente bisogno di fare chiarezza. Non si può subordinare il destino della scuola dell’infanzia alla questione contingente del personale. Il Comune dica se intende mantenere alle sue scuole il carattere di “istituzioni scolastiche” come quelle statali o se invece vuole trasformarle in “servizi socio assistenziali” gestiti dall’ASP IRIDES, un’Azienda di Servizi alla Persona per Minori e Disabili”. Da questa scelta prioritaria e fondamentale discende anche il destino degli insegnanti. Gli insegnanti comunali hanno sempre avuto le stesse condizioni normative e retributive dei colleghi statali. Il passaggio ad ASP IRIDES cambierebbe totalmente la situazione. Aggiungo anche che l'Italia è l'unico paese europeo che ha un doppio sistema di gestione delle scuole pubbliche dell’infanzia: comunale e statale. In Francia, per fare un esempio, la gestione è statale, mentre nei paesi scandinavi è comunale.
Quali le conseguenze di questa duplice gestione?
Le conseguenze sono molteplici. Innanzitutto si determina incertezza e precarietà nella gestione delle scuole gestite dai Comuni, i quali pare abbiano ormai come solo obiettivo quello di liberarsene. Ma oggi questa è una visione miope. In Italia la prospettiva delineata dalla riforma costituzionale del TITOLO V del 2001 è il passaggio della gestione di tutte le scuole alle Autonomie Locali. Allo Stato dovrebbero rimanere solo le norme generali, i livelli essenziali delle prestazioni e i principi fondamentali. Tradotto significa che lo Stato non dovrà più essere il “datore di lavoro”. In questa prospettiva, la politica del Comune appare miope e acefala. Siamo ben lontani dai tempi in cui questo Comune sapeva con lungimiranza prevedere la prospettiva e delinearla, basti ricordare la parola d’ordine degli Anni Sessanta, che era molto di più di uno slogan: “ Il diritto allo studio comincia tre anni”. Quell’idea, quel valore politico, culturale e pedagogico è stato esportato in tutto il paese con successo. Quello che pare delinearsi oggi, invece, è andare contro la storia e contro un modello che ha avuto punte di eccellenza e che ancora avrebbe tanto da dimostrare e praticare.
Ciò non toglie che effettivamente il Comune tra vincoli normativi e limiti di spesa non possa più sostenere servizi e scuole. Quindi?
Quindi ci sono altre strade. Per quanto riguarda Bologna, oggi il Comune paga otto milioni di euro all'anno per gli insegnanti comunali degli Istituti tecnici e professionali Aldini Valeriani e Sirani. Questi istituti sono stati statalizzati fin dal 2008. Ciò nonostante ben 100 insegnati sono ancora in busta paga del comune. Otto milioni non sono poca cosa così come non lo sono 100 posti di lavoro che potrebbero essere liberati per le insegnanti della scuola dell’infanzia. Firenze, Genova e Ferrara che avevano istituti simili hanno fatto una tempestiva e martellante battaglia con il Ministero e sono riusciti a passare tutti gli insegnanti di questi istituti all’amministrazione statale. A Bologna questa battaglia è stata fatta con ritardo e non si è ancora risolta, anche se dovrebbe essere in dirittura d’arrivo e quindi aprire prospettive importanti per la scuola dell’infanzia.





   

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