martedì 17 giugno 2014

Nidi e scuole a Bologna: parola all'assessore Pillati

PhotogLife
 















La situazione a Bologna è molto complessa. L'offerta dei servizi educativi 0-3 supera le indicazioni della UE che sono fissate al 33%, per il comparto 3-6 l'offerta è oltre il 95%. La gestione diretta è forte, ma sono molti i problemi che occupano l'amministrazione e altrettante le preoccupazioni che agitano lavoratori e genitori. I dubbi oggi si concentrano sul progetto istituzione che dovrebbe gestire tutto il comparto educativo 0-6. E' un passo impegnativo da cui non si torna indietro facilmente. L'anno scorso era stato proposto per la gestione complessiva dell'infanzia Asp Irides. Forti e continue le proteste e il progetto è sfumato. Durante l'anno in diversi modi e occasioni, i lavoratori e non solo, hanno dimostrato sfiducia verso l'istituzione. In queste ultime settimane abbiamo raccolto testimonianze, tramite diverse interviste, sul tema. Per capire i dubbio e le opposizioni e per trasformarle in domande, domande che abbiamo rivolte all'assessore Marilena Pillati che gentilmente ci ha risposto.



In che modo saranno coinvolti i soggetti privati nell'istituzione?
Intanto è bene chiarire che l'istituzione è un'articolazione interna al Comune. In quanto tale, non solo è pubblica, ma è parte del Comune.

Cosa finanzieranno i privati?
Il funzionamento dei servizi è garantito da un trasferimento annuo previsto nel bilancio comunale. Sono possibili altre entrate economiche sia da enti pubblici, che da soggetti privati, ma nessuno di questi avrà alcun ruolo sul funzionamento e tanto meno nella gestione dei servizi.

Quindi cosa finanzieranno? 
Potranno sostenere attività o progetti specifici.
   
Per esempio?
Quest'anno è partito il progetto di outdoor education e la Fondazione Golinelli, a cui avevamo presentato il progetto, ci ha dato un contributo. L'istituzione seguirà questa strada. Mi preme sottolineare una cosa: chiunque stia tentando di far credere il contrario, ossia che l'istituzione “serva” a privatizzare i servizi, sta mentendo in modo consapevole. Se il Comune volesse esternalizzare i servizi lo farebbe senza passare dall'istituzione. 
 
Altro interrogativo: che tipo di contratti applicherete alle insegnanti: Ente o scuola?
Questo non è un tema che ha a che vedere con l'istituzione. E' il Comune, comunque, a dover valutare il tipo di contratto. 
 
Quanto potrebbe assumere il Comune in modo diretto nel 2014?
Non ho i dati esatti, stiamo però parlando di oltre 100 persone, e comunque tutte assunzioni del 2014 verranno realizzate con i soli margini assunzionali del Comune e, oltre al passaggio al Comune del personale di Asp Irides, è prevista l'assunzione di educatori dei nidi. La nostra scelta è di assumere in tre anni oltre 300 lavoratori per garantire il funzionamento di nidi e scuole d'infanzia e in questo l'Istituzione ci è d'aiuto. Mi pare questa la migliore garanzia d'impegno concreto per il mantenimento del pubblico. 
 
Gli oppositori commentano che non lo fate in modo diretto...
L'istituzione, lo ripeto, è un'articolazione interna al comune e la gestione dei servizi avviene con personale comunale. 
 
In molti si domandano quali siano le novità che porterebbe l'istituzione.
Sono diverse. Intanto ci consente di ricondurre a unitarietà l'intero sistema dei servizi per l'infanzia. Riportiamo tutto il personale sotto una gestione unitaria.

Anche il personale assunto da Asp?
Si. Per fare questo procederemo con le normali mobilità che si fanno tra Enti pubblici. Non abbiamo mai creduto che la frammentazione del personale ad Asp potesse essere un miglioramento del sistema. 
 
Perché trasferirlo allora?
Perché eravamo costretti dalla normativa che imponeva precisi limiti alla spesa di personale. Avevamo due possibilità: o chiudere i servizi, perché impossibilitati ad avere il personale sufficiente a garantirne il funzionamento, o far assumere il personale da altri. Questo poteva avvenire con soggetti privati oppure con soggetti pubblici. Abbiamo scelto un ente pubblico controllato dal Comune che ha esperienza sull'infanzia.

Oltre a questo?  
L'istituzione ha un'autonomia gestionale e di bilancio che rende più veloci e snelle le procedure, comprese quelle contabili. Si tratta di un'autonomia "nel" Comune e non "dal" Comune.

Un esempio?
L'istituzione può gestire direttamente al suo interno alcune funzioni oggi in capo ad altri settori che richiedono passaggi e che allungano i tempi. Potrà, ad esempio, fare direttamente gare d'appalto. Oggi ciò non avviene ed è il settore gare a controllare tutti gli acquisti di beni e servizi per i servizi educativi.
L'istituzione, lo voglio ricordare, era una proposta fatta in campagna elettorale. Ora possiamo realizzarla.

Come sarà garantita la partecipazione. E quali i soggetti coinvolti?
La partecipazione avrà le modalità previste degli attuali regolamenti comunali. Non escludo che potrà essere ampliata ad altri soggetti e non solo ai genitori dei bambini che frequentano i servizi, ma sarà una scelta che farà comunque il Consiglio Comunale. Ci sarà modo di discuterne. A breve faremo alcune parziali modifiche ai regolamenti. Le modifiche saranno minime ma ci consentiranno di definire un'unica assemblea cittadina dei genitori 0-6 e non più una per i nidi e una per le scuole d'infanzia. Sempre nel regolamento, il direttore di quartiere sarà sostituito dal direttore dell'istituzione. Queste modifiche passeranno tutte dal consiglio.

A quando la carta e quali le modifiche?
Le linee guida per le carte dei servizi saranno licenziate entro luglio dal Consiglio Comunale. Poi dopo l'estate si lavorerà per modificare o elaborare (nel caso della scuola d’infanzia) in modo partecipato la carta dei servizi, sulla base delle linee guida.

E' prevista la partecipazione di una rappresentanza dei lavoratori?
Come per i genitori, si manterranno le attuali forme di partecipazione previste dai regolamenti.

Un'altra grande preoccupazione rispetto all'istituzione esposta anche dall'Art 33 che lancia una petizione per bloccare l'istituzione è il decreto Cottarelli (DL 66). Il decreto impone limiti di spesa e di assunzione per le istituzioni. Se dovesse essere approvata, sarebbe conveniente istituirne una?
Assolutamente si. Il decreto non impone nuovi limiti, ma fa riferimento a una razionalizzazione dei numerosi enti, prime fra tutte le società, oltre che le aziende speciali e le istituzioni. Bologna ha già lavorato in tale direzione per razionalizzare e ridurre la spesa, attraverso l'unificazione di enti o organismi strumentali. Ha proceduto alla riduzione e al riordino, passando da tre Asp a due e presto a una; ha unificato due istituzioni che gestivano i musei in città. Non riteniamo di avere nulla da temere dal decreto Cottarelli.

La normativa pare schizofrenica: all'inizio dell'anno l'istituzione e altri soggetti sono svincolati dai limiti d'assunzione, ora il decreto detto Cottarelli dice l'opposto. Perché?  
Non è esattamente così.Il decreto Cottarelli all'articolo 4 rafforza la deroga ai vincoli per il personale assunto da aziende speciali, istituzioni e asp che si occupano di servizi sociali, educativi o scolastici. Quindi va a rafforzare ciò che è stato stabilito nella legge di stabilità del 2014. Ma resta la necessità di razionalizzare e ridurre gli enti e le società, in particolare di quelle che non si occupano di servizi educativi, sociali e culturali, che in molte parti d'Italia non hanno i conti in ordine. 


Altra preoccupazione è che l'istituzione debba avere un diverso codice fiscale rispetto al comune.
Non capisco quale sia il problema. L'Istituzione è e resta una parte del Comune senza personalità giuridica distinta. 
 
Chiudiamo qui le perplessità sull'istituzione e veniamo ad altro: spesso si sottolinea come le scuole d'infanzia a Bologna siano gratuite e di qualità. Si ritiene che un servizio pubblico sia sinonimo di qualità omogenea. Secondo una nostra ricerca, ancora in essere, tra quartiere e quartiere esistono profonde differenze qualitative ed economiche. Nei quartieri più benestanti, i genitori spendono anche fino a 200 euro in più, rispetto alle famiglie di quartieri più popolari. Le differenze dei costi si creano per la tendenza all'auto-finanziamento che i genitori sponsorizzano per attività extra. Così si creano differenze che vanno ad approfondire situazioni sociali già difficili. A questo punto non sarebbe più corretto introdurre una retta d'iscrizione in base all'isee per avere maggiore uniformità della qualità educativa?
Partirei da una premessa o meglio da una domanda: la qualità la fa il numero dei progetti? Non credo possa essere valutata in questo modo. La qualità si dovrebbe basare su standard precisi che fondano il sistema. Si può valutare sull'offerta formativa, sulla formazione continua del personale, ma non sul numero dei corsi finanziati dai genitori. Abbiamo ad oggi delle sofferenze e diversità da quartiere a quartiere è vero, ma dovute a difficoltà di assunzione rispetto ad alcune funzioni specifiche: penso al personale amministrativo che lavora per i servizi e ai coordinatori pedagogici che hanno un ruolo molto importante. Questo si che è un punto delicato, su questo dobbiamo ragionare.

Cambiando argomento. Lo sciopero “del panino” ha condotto ad un dialogo ed un confronto tra il sindaco e i cittadini costruttivo? Ad oggi il contratto con Seribo è rinviato di un anno, e poi?
La situazione è molto complessa, tanto da indurci a chiedere un parere all'Autorità di Vigilanza per i Contratti Pubblici (AVCP). Intanto per garantire la continuità del servizio, si affiderà il servizio a Seribo ancora per un anno. Poi faremo una gara per trovare un nuovo socio e stabilire le nuove condizioni del servizio. La procedura è complessa ed è stata spiegata ai genitori dal Sindaco. 
 
Si darà la possibilità in futuro di portare il pasto da casa? In tal caso le regole dettate dall'Asl su igiene ed equilibrio alimentare che fine faranno? Ancora non crede che con il pasto da casa si potranno così acuire differenze sociali tra gli alunni?
Non è una questione all'ordine del giorno. Un sistema del genere richiede modalità di realizzazione molto complesse. Non è affatto banale trovare strategie, ad esempio, per la corretta conservazione dei cibi. Ma una tale scelta dovrebbe comunque essere condivisa con le direzioni scolastiche perchè coinvolge aspetti organizzativi e, quindi, il personale della scuola. Se un bambino torna da scuola con un qualunque problema legato alla somministrazione del pasto è necessario che l'organizzazione sia tale da escludere che ci siano responsabilà sulle modalità di conservazione di un pasto portato da casa o sulla possibilità che possa essere consumato da altri.
Oltre a ciò rimane il fatto che portando il pasto da casa si annullerebbe del tutto la valenza educativa del pasto consumato a scuola, che invece è un momento importante di condivisione e di crescita. 
 
Chiudiamo con una domanda personale: a distanza di tre anni di attività come assessore si ritiene soddisfatta? Si aspettava un impegno di questo tipo?
Si, sono soddisfatta perchè abbiamo preservato, nonostante le difficoltà, i nostri servizi pubblici, mentre altri hanno chiuso o esternalizzato. Siamo riusciti non solo a mantenere ma anche a garantire 800 posti in più rispetto all'inizio del mandato nella scuola d'infanzia. Altra cosa di cui sono particolarmente orgogliosa è il fatto che a Bologna non sono calate le domande d'iscrizione ai nidi, come purtroppo nel resto della Provincia. Penso che questo sia il frutto anche di una strategia tariffaria complessa e molto diversificata, che conta ben 80 fasce isee, a cui corrispondono tariffe che variano di 5 euro l'una dall'altra. La normativa a livello nazionale entro cui ci muoviamo è davvero sfinente. Sebbene immaginassi un ruolo impegnativo non mi aspettavo un incarico tanto complesso.

Gli ottocento posti sono pubblici?
Si, l'offerta a cui faccio riferimento comprende sia l'offerta comunale che quella dello Stato.

Ci sono cose, attività, modifiche, che vorrebbe vedere realizzate prima della fine del mandato?
Vorrei accompagnare i primi passi dell'istituzione, perchè non è sufficiente realizzarla, ma è necessario metterla nelle condizioni di operare al meglio. Poi vorrei poter dedicare più attenzione e maggiori opportunità a un'altra età, quella dell'adolescenza, che ha davvero bisogno di tanta attenzione.

5 commenti:

  1. istituzione oggi, asp ieri e prima ancora fondazione. Non se ne può più! non ne può più il personale e nemmeno i bambini che subiscono il mal contento dei lavoratori!

    Eva

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  2. per la prima volta capisco cosa dice l'assessore e trovo un po' di chiarezza sull'istituzione!
    giuseppe

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    1. La chiarezza è il primo elemento per capire le questioni. Nel panorama nazionale i nidi e i servizi 0-3 in generale, stanno attraversando un momento durissimo. Sono troppe le chiusure e i ritiri. Finché le tariffe non saranno ribassate non vedo molte speranze.

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  3. costanza storaci19 giugno 2014 14:35

    in realtà non mi è dispiaciuta questa intervista. è fatta molto bene e chiarisce molte cose.

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  4. A Reggio Calabria non ci sono più nidi! Nonostante le nostre proteste e una petizione li hanno chiusi tutti.

    L'istituzione non mi sembra così male se mantiene i servizi e li mantiene pubblici perchè no?

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