giovedì 20 novembre 2014

La giornata dei diritti: parola ai bambini

diritti ai bambini














"Cosa sono i diritti?" Chiediamo ad una piccola platea composta da bambini, anzi di bambine, tra i sei e gli otto anni, e al piccolo Leon di quattro. Le mani si alzano e inizia un vociare confuso. Francesca sette anni capelli biondi e
gonna in tulle rosa risponde "Le cose che dobbiamo fare: andare a scuola, imparare..." Sofia con sguardo limpido aggiunge "Sono anche le cose che non dobbiamo fare, come picchiare".
Spieghiamo ai bambini che sono di fronte a noi che esiste una carta, un documento dove ci sono scritti tutti i loro diritti. Tra questi c'è il diritto ad essere felici. Cecilia con voce allegra chiede "Ma è solo per noi non c'è per i grandi?"
I diritti sono qualcosa di astratto, così attiriamo l'attenzione verso qualcosa che conoscono molto bene. La scuola.
"A che scuola vi piacerebbe andare? Come la immaginate?"
Emma grida entusiasta "All'aperto con tante belle cose dentro"
Giuditta interviene "Dove si può giocare tanto e si studia all'aria fresca"
Cecilia precisa "E si studiano le piante, gli animali e tutte le cose belle della natura che vediamo" Francesca che a questo punto non ce la fa più, con tono basso ma deciso spiega " A me piacerebbe che avesse un tetto che si può togliere e mettere, quando ne abbiamo voglia"
Sofia alza la mano "A me piacerebbe una scuola in cielo, dove le lavagne, i banchi e tutto vola, dove si studia poco e in modo facile e per il resto del tempo si gioca e si impara a volare"
La prossima domanda allarga gli orizzonti e chiediamo loro  
"che città vorresti?"
"Più grande -attacca subito Viola che fino ad ora era in disparte- con poco inquinamento e tante cose naturali"
Sofia sempre con fare moderato torna al suo progetto in cielo
"Vorrei una città dove tutto vola e anche la mia casa e tutte le altre case e dove ci si diverte e si lavora di meno"
Il fratellino Leon precisa "Io come ha detto mia sorella".
Matilda sorella di Viola aggiunge con voce sottile
"Una città dove si gioca tanto e si studia poco e dove le macchine sono di tutti i colori e non inquinano"
"Vi divertite a scuola?" Chiediamo loro. Un coro di si, ci travolge.
Anche se qualcuno aggiunge
"A volte i maestri fanno delle cose noiose"
"E alla scuola di prima vi divertivate?" (la nostra piccola platea è in seconda primaria) Emma spavalda inizia a raccontare: "Le maestre, che erano due, erano molto gentili, ci facevano fare tanti lavoretti e poi ci portavano fuori a giocare e quando pioveva giocavamo in salone con tanti giochi belli"
Gli altri rimangono sulla stessa linea, raccontano una scuola di giochi e dando valore al giardino.  
Cosa vorresti vuoluto cambiare della scuola? E' la prossima domanda. Sofia si avvicina "Volevo un salone più grande per esprimere i desideri e mi piaceva che dopo una settimana ci tornavi e i desideri c'erano davvero" Qualcuno grida "Un parco più grande!" "Uscire di più!" "Avere dell'erba"
Questa dell'erba ci incuriosisce E' Emma a raccontare: "Alla mia scuola non c'era l'erba, ma solo un tappeto verde perché sotto era tutto cemento e la maestra, che si chiama Rosi, dice che ci si fa male e non ci fa andare sullo scivolo, ma i bambini che uscivano all'una potevano andarci."
Il tema della proibizione arbitraria dello scivolo produce un grande effetto. "Cosa vi da fastidio dei grandi? Ci sono cose vi danno noia?"
A questo punto i bambini si scatenano in racconti di tutti i generi.
Matilda "Urlano troppo e ci rompono i timpani, invece quando noi bambini lo facciamo ci sgridano"  Viola incalza "Io non sopporto quando sono al parco e mi dicono 5' e il tempo passa subito, ma quando loro vogliono fare una cosa, dicono 5', ma il tempo non passa mai"
Emma torna sullo scivolo proibito "Io dico che lo scivolo non lo dovevano usare i bambini che uscivano all'una, così non è giusto!"
Matilde con molte parole racconta "A me non piace quando gli amici devono andare via e poi non ci si incontra più, mentre quando si può stare insieme, la mamma e il papà si organizzano con altri amici, e non con i nostri".  Sofia specifica "Gli adulti possono anche dar fastidio più dei piccoli" e raccolta "A me danno fastidio quando litigano in macchina e parlano troppo forte. Noi ridiamo ma a volte ci spaventiamo"
Leon interviene "Io uguale a come a detto  mia sorella".
Francesca incalza "A volte mi sgridano e non ho fatto niente. Viola (che è la sorellina di un anno e mezzo) disordina tutti i libri e poi sgridano me e Giulia (l'altra sorella)
A questo punto passiamo ad un altra domanda:
"Avete voglia di diventar grandi?"
Siamo di nuovo travolte da un coro di Si e tutte o quasi specificano i lavori che vorrebbero fare. La maestra è il sogno più condiviso. Francesca a questo punto alza la mano e con voce calma aggiunge "A me la scuola piacerebbe senza maestri e che ci fossero bambini-maestri" Questa idea piace molto e le voci si alternano ad immaginare una scuola di soli bambini, che insegnano, puliscono, comandano...
Ma ci sarebbe ordine secondo voi?" Chiediamo un po' provocatoriamente. "Ma la scuola che dico io- spiega Francesca- si gioca solo" Giuditta medita e poi dice "Io la vorrei anche con i maestri ma che ci insegnano a giocare!" "I bambini possono comandare su tutto, tranne che sulle brutte cose" aggiunge  Matilda
"I bambini che leggono molto possono insegnare agli altri e poi possono anche dire di non picchiare" racconta Emma.
Viola è dubbiosa "I bambini-maestri non possono mantenere l'ordine perché non tutti i bambini sono amici e se il bambino-maestro non ha amici gli altri non l'ascoltano"
Francesca a questo punto cambia idea "i bambini possono spiegare poche cose perché dobbiamo imparare ancora molto" Matilde invece difende il bambin-maestro "Possono insegnare con la fantasia"
E Viola argomenta "Se i bambini ascoltano e i bambini-maestri sono bravi, si riusce"
Qui segue una domanda rischiosa "Ma gli adulti secondo voi servono o si può star senza?" 
Matilda è pronta "Servono a far nascere i bambini, senza le mamme il mondo sarebbe vuoto" Emma è più pratica " Quando ci facciamo male e poi servono o a darci da mangiare" Giuditta è concreta "I grandi servono perché hanno i soldi, io non so nemmeno usare il bancomat!" Qualcuno aggiunge "Servono per andare in giro altrimenti chi ti porta alla festa in macchina?"  Il piccolo Leon si lancia in un'osservazione "I maestri sanno tante cose ma sono noiosi" A questo punto ridiamo. Le bambine divertite riprendono da qui "I maestri servono anche perché i genitori non sanno proprio tutto" osserva Francesca. "E poi -specifica Viola- se c'è una staccionata loro ti dicono che può essere pericolosa e così torni a casa in ordine alla sera". Emma commenta" i maestri sono come degli altri genitori, ti aiutano e se sei nuovo in una scuola ti dicono tutto: dove lavarti le mani, dove sono le cose..." La voce profonda di Giuditta chiude con un intervento che allarga lo sguardo "I maestri servono anche per i bambini stranieri che non sanno parlare l'italiano e poi se ti capita di andare ad una scuola dove non parlano italiano se non sai l'inglese come fai a capire quando comincia l'intervallo?"    
Laura Branca Francesca Mozzi           

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