giovedì 17 dicembre 2015

Infanzia: quanto investe lo Stato?


BoNidi

















Abbiamo rivolto alcune domande all'Onorevole Maria Cecilia Guerra, senatrice e professoressa all'UniMoRe, esperta di economia. La Guerra ha la rara capacità di tradurre temi difficili, e apparentemente astratti, in un linguaggio semplice e nella pratica quotidiana. Ci siamo concentrati sui finanziamenti previsti nelle legge di stabilità (che è una sorta di piano programmatico di spesa dello Stato) per capire come intende muoversi lo Stato a proposito d'infanzia e famiglia per il 2016 . 

Quanti finanziamenti sono previste per l'infanzia nell'ultima finanziaria?
A parte qualche misura indiretta, ci sono poche risorse. 
Parliamo di quelle indirette. 
Anche per il 2016 è prevista la possibilità  per le madri lavoratrici di ottenere, al posto dei congedi parentali, un voucher per servizi di baby sitting o per pagare l'asilo nido. Era una misura sperimentale per il 2013- 2015 ora è confermato e diffuso a livello nazionale. 
In cifre di quanto parliamo?
600 euro mensili, per la durata di sei mesi. Sono stati prolungati i congedi di paternità obbligatoria. Da un giorno previsto si passa a due giorni all'anno. E' poco ma è una direzione d'indirizzo politico. Questo è un tema delicato e molto importante.
Perché importante?
Perché i padri italiani si occupano dei figli solo 38' al giorno, contro i 74' di media europea. Dei congedi facoltativi sono poco richiesti, ne fanno uso solo il 12% dei padri-lavoratori.
Per quali motivi?
Intanto economici. Le madri hanno stipendi di media inferiori rispetto a quelli dei mariti. Quindi è comprensibile che siano le madri a farne richiesta, ma c'è anche un fatto culturale. I padri che ne fanno richiesta sono visti male sul posto di lavoro. Nella mentalità comune accudire il bambino è un lavoro femminile...eppure sappiamo da più fonti quanto sia importante costruire un rapporto tra genitore-figlio, sopratutto durante i primi anni di vita del bambino.
Cambiando argomento nella legge di stabilità sono previsti finanziamenti per ridurre le povertà educative molti dei quali sono pensati per le fondazioni bancarie. Ci spiega?
E' riconosciuto un credito d'imposta del 75% alle fondazioni bancarie, che sviluppano un progetto per ridurre le povertà educative. Ciò significa che se la fondazione investe 10 mln di euro non pagherà le tasse per 7,5 mln. E' un fortissimo sgravio, perché così la fondazione spenderà solo 2,5 mln. Mi rende perplessa. Anche perché ad oggi non c'è un protocollo d'intesa su come operare o su cosa si intenda per povertà educativa. 
Come mai proprio alle fondazioni?
Perché le fondazioni hanno forte disponibilità economica. Molti dei loro fondi sono riservati per l'assistenza, per la cultura, alla crescita e alla formazione anche nelle scuole. 
Nella legge di stabilità non ci sono risorse per sostenere i nidi. Eppure nel settembre del 2014 il premier ha dichiarato di voler aprire mille nidi in mille giorni. E' passato oltre un anno da quella data e i nidi oltre a non aprire chiudono. Quindi?
Quest'anno nella legge di stabilità non ci sono risorse, è vero. Avrebbero potuto essere reperite dai decreti attuativi del Jobs Act, ma nemmeno lì ci sono state. Dovremmo aspettare di capire se verranno disposte nella legge delega 107 (la buona scuola) che è molto ampia e complessa. La legge ha 18 mesi di tempo per essere attuata. Per quel che ne sappiamo anche domani potrebbe prevedere delle risorse per i nidi d'infanzia. Io però mi soffermerei su un'altra questione, credo importante capire come e se sono stati spesi i 100 mln riconosciuti dalla legge di stabilità del 2015 per i servizi 0-3. Perché riconoscere i finanziamenti non è sufficiente, si deve anche controllare che siano spesi e che siano spesi nei modi più corretti e funzionali. 

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