mercoledì 4 ottobre 2017

I nidi romani raccontati da un'educatrice per passione



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Lei è educatrice di nido per scelta. Dalla seconda metà degli anni ottanta ad oggi ha conosciuto tanti genitori, tanti bambini e visto tanti nidi. Coltiva il suo lavoro con grande passione che continua a svolgerlo imperterrita, nonostante le tante difficoltà e i tanti ostacoli, che sindaco dopo sindaco, continuano ad affliggere i nidi romani. Oggi incontriamo Caterina Fida educatrice per passione e sindacalista per un periodo.

Come ha scelto questo lavoro?
Quasi per caso. Nasco come maestre di scuola primaria. Poi ho avuto un breve incarico come supplenza in un nido a Verona. Non sapevo nulla di bambini così piccoli, e io da romana, facevo anche fatica a capire cosa dicessero i bambini che parlavano quasi esclusivamente in dialetto...ma appena ho avuto un bambino in braccio: ho capito che nelle vita non volevo fare altro...
Poi ha lavorato a Roma?
Si, dalla fine degli anni 80. I nidi in quel periodo stavano vivendo un momento davvero straordinario, si stava investendo molto in questi servizi.
Com’erano i nidi romani in quel periodo?
Forse erano poco strutturati. Forse noi educatrici eravamo poco formate, ma c’era un’energia in quegl’anni, una voglia di costruire, di migliorare davvero contagiosa! Il personale lavorava intensamente per migliorare, per formarsi. Noi educatrici ci spendevamo per imparare, per studiare per imparare da altre esperienze che erano per noi modelli di riferimento.
E' arrivata la formazione strutturata dal comune?
Si, il comune ha investito molto nella formazione con buoni risultati, ma più passava il tempo più ci accorgevamo che la formazione aveva un fine, quello del risparmio.
In che senso?
Ad esempio nello spiegare l’importanza dello spazio e dell’indipendenza dei bambini, si tendeva anche ad affermare che il personale poteva anche essere più ridotto. Se lo spazio è già di per se educativo, si può fare a meno di un educatore, ad esempio in una certa fascia oraria…
E poi?
Poi si è aumentata la capienza nei nidi ed è arrivato anche il taglio del personale. Si è giustificato il tutto, asserendo che in altre regioni si lavorava già da tempo con questi rapporti numerici...
Oggi se un genitore entra in un nido romano cosa trova?
Dipende dal nido, è davvero impossibile generalizzare. Ci sono nidi di grande qualità dove l’accoglienza è ottima, altri invece, dove si respira sfiducia, troppa sfiducia.
Sfiducia in cosa?
Nel sistema. Nella scelte politiche che in questi anni tutte sono sempre andate in una direzione: risparmio, risparmio, risparmio...I nidi pubblici sono stati svuotati dall’entusiasmo, si è ceduto il passo ai nidi convenzionati, che hanno talmente poche risorse, che per forza si lavora al ribasso e con i nidi in concessione abbiamo toccato il fondo. Mettono a bando la cura di un bambino a 500, 600 euro. Con una cifra così come si può mantenere la qualità? E nel frattempo molte educatrici che hanno creato i nidi rimani che li hanno visti crescere che avevano a cuore il sistema hanno chiedono il trasferimento ad altre mansioni.
Le "vecchie" educatrici hanno lasciano un’eredità alle nuove leve?
Quali nuove leve? Le neoassunte hanno 45, 50 anni. Sono stanche. Sono state maltrattare per tanto tempo e l’entusiasmo, nella maggior parte dei casi, è stato sepolto da un senso di sfiducia.
Un quadro sconfortante...
Non voglio fare un ritratto a tinte troppe fosche. Ripeto non tutti i nidi sono uguali. Per anni sono stata sindacalista, ho girato moltissimi nidi, è difficile fare un solo ritratto dei nidi generico…
Alcuni genitori mi hanno raccontato di educatrici sciatte e sempre in ciabatte…
Si, ci sono anche questi, è verissimo. La qualità non si è diffusa in modo uniforme a Roma, non c’è stato il tempo.
In questi anni sono cambiati anche i genitori?
Direi di si. Ci sono genitori più consapevoli, più preparati, vengono agli open-day con tante domande, girano diversi nidi per confrontarli. Ma anche se più consapevoli, sono genitori più di fretta, meno tutelati sul lavoro e di conseguenza meno disponibili a “perdere” tempo per l’inserimento ad esempio. Le minori tutele e garanzie che abbiamo subito noi educatrici del pubblico nel lavoro privato sono state ancora più marcate. Questo affaticamento nel mondo lavorativo, si rispecchia nelle relazioni famigliari anche con i bambini tanto piccoli.



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