lunedì 23 aprile 2018

Maltrattamenti e violenza? Tre garanzie per prevenire: parola a Vanna Iori

Vanna Iori



 

 
 
 
 
Intervista a In questi giorni abbiamo approfondito un tema, sempre scottante e poco battuto se non sull'onda dell'emergenza, quello della violenza e dei maltrattamenti nei nidi e nella scuole d'infanzia. L'ultima caso, quello di Gavirate, ha fatto scalpore per qualche giorno ma più velocemente di altri casi analoghi è stato archiviato dai media e dai lettori. Oggi incontriamo l'Onorevole Vanna Iori del Partito Democratico per parlare di violenze, tra nido e scuola d'infanzia, e avere un parere politico sulla questione.Legge sulla telecamera nei nidi a che punto siamo?
 
Il testo di legge non è stato approvato durante la scorsa legislatura. Ad oggi è valida la normativa precedente.
 
Che prevede?
Di installare le telecamere solo quando è in atto una presunta violenza. 
 
Telecamera, si, telecamera, no? Lei cosa pensa?
Credo che l'uso delle telecamere abbia dei forti limiti. 
 
Quali limiti?
Intanto per quante telecamere si possano montare non è possibile fare una mappatura completa della struttura. Ci saranno sempre dei coni d'ombra, per di più noti al personale. Volendo potrebbero agire indisturbati in quelle zone buie.
 
La legge è stato bocciata in Senato: perché?

Personalmente credo fosse un testo tutto sommato di buon senso e che aveva il pregio di non ignorare il problema. Ma il problema non credo sia a valle, quando la violenza è già in atto, ma a monte, durante il lavoro quotidiano.

Ci sono nuove proposte sull'uso delle telecamere...
Si, ma finché non si forma un governo e non si formano le commissioni sarà difficile attuare qualunque novità.

Quali strumenti per arginare il problema a monte?
Essenzialmente sono tre le  tutele di garanzie che dovremmo mettere in atto. La prima è la selezione del personale. E' essenziale. Questo si traduce, in una buona e consapevole selezione da parte di chi assume, ma anche in una buona auto-selezione. Questo non è un lavoro che si sceglie ma è un lavoro che ci sceglie. Per educare i bambini dovremmo essere consapevoli in primis di noi stessi, dei nostri limiti e della nostra emotività. 

La seconda tutela?
Il personale dovrebbe vivere e operare in un ambiente sereno, sicuro.

Eppure sono sempre più i casi in cui registriamo la mancanza cronica di supplenti che si traduce in un educatore con 20 bambini al nido...
Su questo punto sono molto intransigente! Non dovrebbero succedere e il personale per le sostituzioni non dovrebbe mai mancare. Sono però anche convinta, che in un ambiente sereno, ci siano soluzioni percorribili: si possano smistare i bimbi in diverse sezioni. Certo dovrebbe essere una situazione d'emergenza non la regola.    

La legge 06 dovrebbe regolarizzare il sistema a livello nazionale. A che punto siamo?
Si sta ancora lavorando. Sarà un lavoro complesso e lungo. E' un decreto importante che avrà bisogno di aggiustamenti e tanto tempo per essere attuato. Questo che lei indica è uno dei problemi risolvere.

Torniamo ora al terzo elemento necessario per garantire qualità e e sicurezza.
Il terzo pilastro è la fiducia e l'alleanza che si dovrebbe costruire tra scuola e famiglia. E' importantissima.

Il papà di Gavirate raccontava come si fidasse dell'educatrice che frequentava anche casa...
Alla parola relazione, aggiungiamo un'altra parola che è autentica. Sorridersi, scambiarsi dei convenevoli non è una vera relazione. 

Come costruire una vera relazione?
La relazione dovrebbe passare dalla condivisione comune delle regole, dalla   trasmissione delle speranze che i genitori hanno rispetto ai loro bambini. Dalla confidenza di possibili problemi in atto, come una separazione, ad esempio. Sono situazioni che si riversano anche sui bambini. Gli educatori e le maestre dovrebbero essere a conoscenza.

La relazione parte dalla famiglia e va verso la scuola?
La comunicazione non dovrebbe essere unilaterale: il genitore parla con gli insegnati e viceversa. La relazione va costruita sulla condivisione delle regole necessarie per un buon vivere in comunità. Invece spesso mancano regole anche all'interno della famiglia, dove capita, che mamma e papà litighino per chi dovrebbe punire o intervenire. Nessuno vuole prendersi di fare la parte del "cattivo". Invece i bambini capiscono perfettamente quando sono rimproverati per buoni motivi. Lo capiscono e lo accettano. Ma questo è un argomento apre le porte ad un altra possibile intervista.    

        

     



 
 
  




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