giovedì 10 gennaio 2019

Educatrici anche sui social siete educatrici

BolognaNidi










Cronaca Bambina Un’educatrice di asilo nido di Imperia con una buona di ingenuità scrive su fb “Sparate!” riferendosi ai migranti e lo posta sotto l’appello del Partito democratico che chiede di aprire i porti. Il commento ha creato un certo disappunto è intervenuta la polizia postale che
 

ha intercettato il post la sta facendo accertamenti. Sarà poi la Procura a verificare se ci sono gli estremi per procedere con una denuncia. Questa breve e inquietante notizia mi da lo spunto per scrivere un post che ho in mente da tempo. Perché tutto sommato ci sono delle volte in cui penso che i social siano fraintesi.

I social
Educatori e maestri che siate maschi o femmine, che abbiate 20 anni o 60, ha poca importanza il vostro profilo fb, twitter, instagram ha bisogno di cura e attenzione. Scrivere e postare contenuti online equivale a scendere in piazza e gridare le vostre idee, ad appendere le foto del vostro gatto, cane, marito sui muri della città. Magari ne sentite la necessità, magari è giusto che lo facciate, magari è bello che avete da dire e mostrare o buffo, o provocatorio, ma divulgare le proprie idee comporta delle responsabilità e voi che siete educatori e maestri avete ancora maggiori responsabilità rispetto ad altri perché svolgete un lavoro delicato di cura fondato sull’esempio.

Mentre siete al lavoro
Poco tempo fa una mamma, dalla voce ansiosa, mi ha chiamata
“La maestra di mia figlia posta le foto delle sue tette su fb e lo fa durante le ore scolastiche” Non è possibile postano foto durante le ore di lavoro (a meno che riguardino il lavoro stesso). Secondo, anche se forse posso sembrare un po’ bigotta mi chiedo: ma è il caso di mettere foto provocanti sul profilo personale dove c’è il vostro lavoro? In fondo c’è sempre la possibilità di creare un profilo apposito di sole foto più provocanti, senza mischiare la vita professionale a quella privata…

La mia collega lega i bambini alle sedie
Mi è capitato di leggere questo “post appello” in un gruppo pubblico, firmato da una maestra licenziata, a suo dire, dalla collega "cattiva" che legava i bambini al seggiolone. L'ho contatta immediatamente per farmi raccontare ma ha appena ha sentito che avrei fatto verifiche si è ritirata... Il blog, il giornale, e i social sono tutti luoghi di responsabilità, sempre. Scrivere una cosa del genere è semplicemente molto grave. Le denunce vanno fatte a chi di dovere come tutti sappiamo. Buttate lì, su fb, un’affermazione del genere è grave anche se il gruppo è chiuso, i contenuti possono essere girati, divulgati, storpiati... In fondo accusare una collega così ha un nome: diffamazione! Ed è un reato.

Sparate!
Altre questione è quella di esprimente concetti violenti e razzisti. Scrivere sparate a delle persone è brutto, perché esprime un’idea brutta. Un pensiero che magari capita a tutti di fare, anche per i più futili motivi .... ma un conto è pensare, un conto è dire e un altro ancora è scrivere. Scrivere “sparate!” online su un social viene immediato, si tratta di comporre solo una piccola parola...Eppure nonostante tutti i mezzi di comunicazione che abbiamo oggi a disposizione scrivere è ancora un mezzo potentissimo che ha precise responsabilità.

Educare è anche comunicare
Educare è complesso e difficile perché significa sopratutto guidare e dare il buon esempio. E come pensate di poter essere autorevoli con bambini e genitori se sui social vi trasformate in giustizialisti che gridano con la schiuma alla bocca o postate foto sul posto di lavoro?








1 commento:

  1. Ci vorrebbe, per tutti, un'educazione ai media e ai social media. Il concetto che non si può offendere, minacciare, calunniare sui social più che nella vita reale non è compreso che da pochi. Per le educatrici la questione è più ampia e complessa, e bisogna essere più professionali. Ultimo, sconsigliato essere amici fb dei genitori. Non è difficile, basta spiegare loro che è meglio così e perché.

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