lunedì 11 febbraio 2019

Perché i maestri terroni sono scansafatiche solo al sud?











Pensieri e parole Sono cresciuta nella sonnolenta provincia di Como (profondo nord) tra piccoli e grandi imprenditori, tra oratori maschili e femminili e asili gestiti dalle suore. A scuola la vergogna e lo stigma peggiore che i tuoi compagni potevano "buttarti addosso" era quella di essere un terrone. Se il tuo cognome non era del posto, se i tuoi capelli o la tua pelle erano particolarmente scuri, se per caso il tuo nome era Salvatore, Calogero o Concetta avevi il marchio dell’infamia addosso. Dovevi lottare per essere accettato. Da bambina guardavo la realtà che mi circondava e non capivo perché era strano notare come la cultura, materia tanto rispettata e temuta, fosse in mano ai soli terroni. 


Il sud che insegna
Decaro arrivava dalla Calabria, entrava in classe trascinando la gamba di rigida (di legno?) e faceva circolare nella tasca dei pantaloni tante piccole monete che faceva tintinnare con calma furiosa. Il professor Tedino, campano, non sapeva mettere in fila due frasi di senso compiuto di seguito, mentre il professore di ginnastica Amato, di Napoli, a scredito delle tante credenze sui napoletani, faceva il suo lavoro con grande zelo. La cultura che era rispettata e ambita era in mano a quelli del sud. Un sud snobbato e relegato nelle periferie più tristi.

Il nord che fa soldi
perché questo accadeva era una risposta a portata di mano. Bastava entrare nella casa dei Brenna, i vicini. Loro pur producendo divani in grande quantità, con circa 50 operai alle loro dipendenze, non avevano un solo libro in casa e nel “salotto buono” possedevano un ampio divano in pelle bianca perennemente avvolto nelle plastica per non rovinarlo…

La lega alle origini
Poi è arrivata la fantasiosa e imprevedibile Lega. Il partito ha trovato il santino di riferimento: Alberto di Giussano, ha trovato lo slogan: “Lavoro somaro lombardo per Roma ladrona” e ha spopolato! Nelle piazze tra le camice verdi c’erano tanti “terroni” Gli emigrati derisi e sviliti nelle periferie, cercavano il riscatto.

La lega oggi
Sembrano passati secoli ma erano gli anni ‘90. Da allora la lega ha saputo cambiare, cavalcare gli eventi, governare e dirigere la paura delle persone, ha saputo distillare ignoranza e ha saputo anche cancellare le ruberie del suo leader e fondatore Umberto Bossi.

La lega e la scuola
I dati sulla scuola e sulla distribuzione dei nidi ci dimostrano ancora una volta l’Italia spaccata in due. Al sud manca il tempo pieno, mancano le mense, mancano i nidi (nonostante in fondi PAC) e mancano i pc, mancano i buoni risultati, e mancano sempre di più i bambini…. E il Ministro Bussetti giustifica questa distanza con un vecchio slogan che potremmo parafrasare con: è colpa dei terroni scansafatiche. (leggi qui) e anche se cerca di discolparsi (leggi qui) il video rimane e mostra il volto del vecchio leghista Ci sarebbe da chiedersi seriamente: chi sono i terroni oggi? Quelli che sono rimasti al sud? Quelli che sono migrati al nord e che spesso insegnano? Quelli che sono nati al nord dai nonni terroni? O quelli trasferiti all’estero? E poi se è problema è il terrone perché le scuole del nord, piene di insegnanti terroni, lavorano bene? Ma sopratutto rimane la domanda delle domande: perché noi cittadini continuiamo ad ascoltare le parole dei politici senza verificare i fatti e senza poi aspettarci che si assumano la responsabilità di quel che dicono e fanno?




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