Il lavoro del collaboratore al nido. Tra cambiamenti e mancanza di personale

 


Parola a...
Ma cosa succede nei nidi di Bologna? E perché in poco tempo si stanno accumulando più scioperi?  Per capire meglio le dinamiche all'interno dei servizi 06 incontro Antonio Vitiello rappresentante sindacale di SGB e collaboratore. Lunedì scorso hanno organizzato uno sciopero a cui hanno aderito molti servizi educativi e sono scesi in piazza circa 300 lavoratori sia del pubblico che del privato. I temi sul tappeto sono tantissimi: si chiede l'assunzione del personale precario con contratto a tempo pieno, l'internalizzazione dei lavoratori delle coop sociali e l'immancabile tema dell'abbassamento dei rapporti numerici tra bambini e personale e altro ancora.  


In sintesi perché questo sciopero?
I motivi sono principalmente due: la mancata assunzione del personale precario e l'abbassamento del rapporto numerico. Questi due aspetti vanno a braccetto tra di loro e a lungo andare possono intaccare la qualità dei servizi.  

Il rapporto numerico non è rispettato?  
Il rapporto può anche essere rispettato, ma lo si dovrebbe rivedere. Perché è aumentato il carico di lavoro negli ultimi anni ma non è aumentato il personale - Si vuole fare di più con la stessa spesa e così diventa difficile mantenere una buona qualità. 
 
Perché il carico di lavoro è aumentato?
Perché si sono introdotte importanti novità, anche positive, come ad esempio il lavoro aperto che è  un bel modo di lavorare, a mio parere, sopratutto per i bambini, ma è un modo che richiede più impegno, più lavoro. 
 
Cos'è il lavoro aperto e cosa cambia rispetto a prima: ci spiega? 
Prima i bambini facevano le stesse cose alla stessa ora. Ad esempio: la nanna era prevista tra le 13 e le 15,30. Se c'erano bambini che si svegliavano prima rimanevano comunque nel lettino per far riposare gli altri. Così si prediligeva un ordine collettivo e condiviso. Ora se il bambino si sveglia prima, si porta fuori dalla zona della nanna e si fa altro. Si capisce che se prima bastava una persona o due per vegliare la nanna, ora ci vogliono più persone  per seguire più esigenze.
 
Altri esempi? 
Sempre  con l'introduzione del lavoro aperto i bambini possono scegliere di svolgere diverse attività. Che so, c'è chi sceglie di leggere il libro, o chi sceglie di fare altro. Il personale è impegnato contemporaneamente in più attività. Diventa difficile fare di più con lo stesso numero di personale di sempre. 
 
A voi collaboratori è cambiato il carico di lavoro? 
Sì e non poco. Faccio un altro esempio pratico: con l'ambientamento in tre giorni, un ambientamento molto più veloce rispetto a prima, sono aumentati anche i bambini piccolissimi, i lattanti di pochi mesi, a cui devo preparare pappe speciali per lo svezzamento. Se prima avevo un bambino ogni tanto a cui dovevo preparare un pasto per lo svezzamento, ora sono diventati tre, quattro. Anche la varietà dei menù è cresciuta: vegetariani, vegani, allergici, intolleranti, menù etici...  Se ci fosse più personale sarebbe possibile lavorare con tempi più distesi e in modo migliore. Ma non si tratta solo di faccende di ordine pratico.
 
Cos'altro? 
Diciamo che noi collaboratori siamo sempre più a fianco degli educatori: pur avendo ognuno il proprio lavoro, il nostro è sempre più spesso vicino al bambino. Per cui, tornando ai carichi di lavoro, se prima durante la nanna dei bambini noi in collaboratori potevamo dedicarci ai panni, ripiegare i pannolini, mettere ordine eccetera, ora capita spesso che dobbiamo stare con i bambini supportandoli nei momenti più liberi, che però non possono essere momenti di mera custodia. Anche questi momenti dobbiamo riempirli di presenza e significato. Per questo dobbiamo essere anche sempre più formati. 
 
A proposito di formazione, SGB ha proposto una maggiore formazione per i bimbi con disabilità: ci spiega? 
Tempo fa mi è capitato di avere un bambino che doveva essere nutrito con il sondino. Non mi è mai capitato di doverlo fare io, ma fare un corso in cui mi spiegassero perché il piccolo doveva essere nutrito così e come fare è stato particolarmente utile. Mi ha fatto crescere professionalmente, voglio capire e sapere come comportarmi, anche se magari potrebbe non capitarmi mai di dover adoperare direttamente quello che apprendo. Può sempre servire e mi qualifica meglio. 
 
Nei servizi comunali manca formazione? 
No, la formazione c'è ed è valida. Ci sono corsi migliori di altri, ma in generale c'è e funziona.
 
Oggi la qualità educativa è garantita?
A mio avviso si, ma è garantita sopratutto grazie all'impegno del singolo. Voglio dire: la qualità c'è ed è molto buona, ma se nulla cambia è a rischio. Non si può sempre chiedere di fare di più con personale costretto al part-time, ad esempio, quando vorrebbe e servirebbe che facesse il tempo pieno. Oggi le educatrici che  fanno solo la chiusura, quindi arrivano alle 14,30 e rimane fino alle 18, non vivono tutte le attività del nido. Così non è un lavoro stimolante per chi ha dedicato anni allo studio con passione e per fare questa professione.
 
Altre difficoltà da segnalare? 
 
Sono tante. Ma diciamo che manca il personale, si dovrebbe stabilizzare più personale e invece sono previste poche assunzioni. Oltre a ciò i contratti per i lavoratori degli enti locali sono cambiati. Questa non è una novità che riguarda solo Bologna ma tutt'Italia e oggi tra dipendenti comunali ci sono due contratti diversi. Nelle scuole d'infanzia in particolare possiamo trovare maestre assunte con contratto scuola, altre con contratti degli enti locali che sono di due tipi diversi e infine maestre con contratti di cooperativa. Una selva di contrattazione che non rende facile o migliore il clima sul lavoro.  
 
Laura Branca