Cosa succede nelle scuole di Bologna?

 




Parole e pensieri Qualcosa sta succedendo e continua ad accadere in molti contesti: con il calo delle nascite da un lato e la paura di far frequentare la scuola sbagliata ai propri figli, ci sono alcuni istituti che perdono iscritti e rischiano la chiusura, mentre altri, considerati prestigiosi, ne guadagnano.
La novità è che il problema è sollevato dai rappresentanti di 5 istituti comprensivi di Bologna, che scrivono ai dirigenti scolastici e ai politici le loro perplessità e offrono una soluzione.

La lettera firmata dai presidenti degli istituti degli Istituto 3, 5, 7, 11 e 18 mettono in evidenza un problema che è ormai generale: “gli open day, durante i quali, si consolidano forti competizioni tra Istituti Comprensivi… e lentamente, a ogni ciclo di iscrizioni, assistiamo a vere e proprie emorragie, sempre più consistenti, di alunni che abbandonano il proprio IC di riferimento a favore di contesti apparentemente più accoglienti o prestigiosi”.

La soluzione ipotizzata

Ci rivolgiamo all’Amministrazione Comunale e con essa ai Quartieri, per chiedere di richiamare con fermezza al rispetto della funzione degli stradari”, chiedendo anche “un limite massimo dei posti disponibili in base alle risorse di organico già esistenti, non concedendo ulteriore dotazione organica per la creazione di nuove sezioni che risulterebbero a scapito di altri istituti”.

Valerio Neri, IC3; Matilde Altichieri, dell’IC5; Tania Truppo, dell’IC7; Massimo Mattioli, dell’IC11; Cosmo Damiano Modugno, dell’IC18 mettono in evidenza tanti punti su cui si dovrebbe ragionare.

Una questione politica

Le tante questioni riportate meritano più di un singolo ragionamento tra dirigenti o con presidenti d’istituto, ma un ampio dibattito che tenga insieme: istruzione, sociologia, urbanistica, economia… Insomma, un ragionamento politico.

Nella lettera i presidenti di istituto usano parole come “scuole difficili”, “persone fragili” e dichiarano che le scuole sono percepite “come pericolose”. Quello che non si scrive chiaramente è che molte di queste scuole sono frequentate dall’80% (e oltre) da bambini e bambine di origine straniera. La questione è anche razzista. Parola che in nessun caso dobbiamo aver paura di pronunciare ad alta voce.

Queste scuole funzionano bene?

Secondo chi scrive, sì, sono descritte come scuole

“... con offerte formative di assoluta eccellenza, spesso grazie allo straordinario lavoro di personale particolarmente motivato”.

Ci sarebbe da fare una seria analisi sulla qualità delle scuole dall’infanzia alle medie per restituire scuole eccellenti a tutte e tutti indipendentemente dal quartiere e dalla frequentazione.

Insomma i problemi sono davvero tanti e vanno osservati senza censure o nascondimenti per cercare di capire come risolvere una situazione che è cresciuta disarticolata nel tempo e in cui le scuole sono uno degli ultimi tasselli. 

Invece non si può pensare di rispondere alla fuga della scuola imponendo la scuola di stradario. Non possiamo permetterci una soluzione sbrigativa a fronte di questo conflitto che va districato con cura e tempo.


Laura Branca