Partecipare per crescere
In un mondo sempre più armato, distratto, ripiegato su sé stesso, assume un valore a volte salvifico provare ed esserci, con i sensi più accesi, con il cuore aperto.
La sofferenza è inevitabile fa parte della vita, ma diverso è poterla attraversare senza sostare oltre misura, non dobbiamo fuggire, semmai incontrarla, abbracciarla, darle spazio e sguardo.
Renderci conto di chi sta soffrendo, ad esempio in ambito educativo, può fare l'enorme differenza.
Non servono tante parole, consigli, a volte è sufficiente un abbraccio autenticamente empatico, discreto e silenzioso per comunicare a quella persona: "io ci sono, non sei sola/o, ho fiducia che supererai questo momento."
Nell'esperienza al nido ho potuto incontrare tante storie, ogni persona sia essa educatore o genitore o chiunque frequenti una comunità educativa a vario titolo, porta la sua esperienza, ed inevitabilmente può portare anche le sue inquietudini o preoccupazioni del momento.
La vita è un divenire costante, una serie di accadimenti a volte imprevedibili come la malattia o la morte, possono sconvolgere un equilibrio comunitario, ma abbiamo la responsabilità etica di fare fronte comune , di essere cerchio contenitivo ed affettivo, nei confronti di chi sta vivendo queste difficoltà.
Una comunità educativa solidale e gentile non si sottrae a questa responsabilità, al contrario prende in carico, affianca la persona in questo percorso, facilitando, cercando soluzioni possibili.
Il gruppo diventa il sostenitore della criticità, ripartendo le difficoltà che la criticità comporta, in qualche modo il carico viene ripartito.
Faccio un esempio concreto: una educatrice/o può ammalarsi seriamente, quando questo accade (parlo per esperienza personale e di altre colleghe) inevitabilmente quella malattia da affrontare può destabilizzare il gruppo educativo e l'intera organizzazione.
Per questo è fondamentale che il gruppo abbia consolidato un' etica lavorativa, una sensibilità, affinché tutti/e si adoperino per accogliere questa nuova situazione per il benessere di tutti i componenti e di conseguenza per il ben-essere dei bambini/e che risentono dei nostri comportamenti, umori, sentimenti ed emozioni.
Questi argomenti raramente vengono affrontati nelle formazioni, invece bisognerebbe indagare questi aspetti, per trovare insieme strategie efficaci ed umane per risolvere queste problematiche inevitabili con il passo giusto e la disponibilità auspicabile, costruire un NOI non può prescindere da queste considerazioni.
Una comunità educativa solidale e gentile
Imparare ad essere solidali non è un fatto scontato, è un allenamento quotidiano che ha a che fare con la qualità della comunicazione, con la responsabilità, con il migliorare noi stessi.
Lavorare al Nido o nella Scuola dell'infanzia ti mette di fronte ad innumerevoli emozioni, ogni incontro con le nuove famiglie e i loro figli/e significa incontrare storie diverse, esperienze diverse, situazioni diverse. In tutto questo incredibile ordito di vite che si intrecciano è assai probabile incontrare la sofferenza e le problematiche familiari di varia natura. Noi educatori/ci siamo costantemente coinvolti su questi aspetti e non è semplice mantenere quella "giusta" distanza che possa permetterci di essere di aiuto senza colludere eccessivamente, ma è impensabile pensare di non essere coinvolti direttamente in queste inevitabili vicissitudini. Un lavoro certosino di vicinanza equilibrata che va monitorata giornalmente per evitare che possa trasformarsi in una dipendenza reciproca che non gioverebbe a nessuno.
Per questo la nostra professione può essere usurante per le innumerevoli pressioni emotive alle quali siamo sottoposti/e, che possono presentarsi sia nella relazione con le famiglie, o con le nostre colleghe o colleghi di lavoro.
Situazioni complesse alle quali inevitabilmente siamo chiamate/i a rispondere quasi quotidianamente, senza avere a disposizione un supporto esterno che possa fungere da super visione, da sostegno e da facilitatore competente.
Le criticità da attenzionare
Una comunità educativa è un concentrato di storie e accadimenti, sempre di più è necessario avere competenze interdisciplinari, preparazione e sensibilità umana.
Il rischio di una usura psichica e fisica è molto alta se non si affronteranno con attenzione ed urgenza le innumerevoli difficoltà e distopie educative che nel corso degli anni stanno aumentando a dismisura.
I gruppi educativi devono essere seguiti e monitorati affinché le pratiche educative quotidiane siano realmente il frutto di un progetto educativo coerente, efficace, condiviso e soprattutto indirizzato al reale ben-essere dei bambini e delle bambine e dell'intera comunità.
L'educazione non può diventare una vetrina espositiva da vendere al miglior offerente.
L'educare chiama alla profondità, alla riflessione, ad una comunicazione gentile, ultimamente vediamo più spesso una superficialità nell'agire quotidiano, un "mostrare" più che esplorare e ricercare.
Il mondo sta cambiando e cambiano anche i codici comunicativi sempre più virtuali, esteriori, spesso aggressivi, confusi.
Siamo immersi tutti quanti dentro una melassa indistinta dove si sta perdendo di vista l'umano essere dando sempre più spazio al disumano apparire.
Anna Maria Mossi Giordano
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