Fa discutere, e non poco, l’allarme lanciato da Assonidi Confcommercio a Milano: in diversi Comuni dell’hinterland, gli asili nido finiscono nel mirino dei condomini per il “troppo rumore” prodotto dai bambini. Una situazione che rischia di aggravare ulteriormente la crisi di un settore già fragile.
Secondo quanto denunciato dall’associazione, sono già almeno quattro i casi in cui strutture educative sono state costrette a produrre relazioni tecniche sull’impatto acustico, per dimostrare che il vociare dei piccoli rientra nei limiti di legge. (I costi non sono trascurabili: si va da circa 500 euro per un micro-nido fino a 2.000 euro per strutture più grandi).
“Come si fa a certificare che il rumore dei bambini sia accettabile?” si chiede il segretario di Assonidi, Paolo Uniti. E aggiunge: “Siamo un Paese davvero singolare… si arriva a sanzionare un nido per le voci dei bambini” (ANSA.it).
Dietro le segnalazioni ci sono le proteste di alcuni residenti, che si rivolgono ai Comuni per denunciare il disturbo. Le amministrazioni, a loro volta, chiedono verifiche tecniche che assimilano di fatto le attività educative a potenziali fonti di inquinamento acustico,
“come se il suono dei bambini fosse un rumore industriale”.
Un cortocircuito evidente, soprattutto se si guarda al contesto: l’Italia è uno dei Paesi con il più basso tasso di natalità in Europa. E proprio mentre nascono sempre meno bambini, i luoghi che li accolgono rischiano di essere penalizzati da burocrazia e contenziosi.
“Più che al problema del rumore dei bambini – osserva Uniti – dovremmo pensare al vero problema: il silenzio delle culle vuote” .
Non è nemmeno la prima volta che accade. Già in passato, sempre a Milano, alcune strutture erano finite al centro di battaglie legali con i condomini, arrivando perfino al rischio di chiusura dopo sentenze favorevoli ai residenti. (Il nido che rischia la chiusura per rumore)
E il tema non è isolato. Casi simili emergono ciclicamente anche in altri contesti e non solo per la presenza di nidi e scuole. Ristoranti dove i bambini non sono graditi, voli arei e vacanze childfree, parchi giochi dove l'area giochi è divisa con recinzione... L'intolleranza rispetto ai bambini sembra crescere sempre più.
Assonidi chiede allora un cambio di passo alle istituzioni: meno burocrazia e più buon senso, riconoscendo il valore sociale dei servizi educativi 0-3 anni. Perché il rischio, oggi, non è solo quello di qualche lamentela di troppo, ma di vedere chiudere realtà già messe a dura prova da costi in aumento e calo delle iscrizioni.
E allora la domanda resta: davvero il problema sono le voci dei bambini e delle bambine?
