Cronaca Bambina L’istruzione continua a essere uno dei fattori più decisivi per trovare lavoro, mantenerlo e accedere a opportunità migliori. Chi lascia la scuola troppo presto resta infatti molto più esposto alla precarietà.
nel 2024, secondo Eurostat, quasi il 10% dei giovani europei tra i 18 e i 24 anni rientra tra gli early leavers, cioè coloro che hanno interrotto gli studi dopo la scuola media o prima di ottenere un diploma. Tra loro lavora meno della metà (47,3%), mentre una quota significativa è disoccupata o inattiva. Un dato che conferma quanto l’abbandono scolastico riduca drasticamente le possibilità di ingresso nel mercato del lavoro.
La distanza si amplia osservando l’intera popolazione in età lavorativa. In Europa il tasso di occupazione medio nel 2024 è del 78%, ma scende al 59,1% per chi possiede al massimo la licenza media. Sale invece al 78,3% tra i diplomati e raggiunge l’87,8% tra i laureati.
In Italia il divario è altrettanto evidente: lavora il 55% di chi ha solo la scuola secondaria inferiore, contro il 74% dei diplomati e l’84,7% dei laureati. In altre parole, la laurea continua a rappresentare un vantaggio occupazionale di circa 10 punti percentuali.
Non tutti i titoli universitari però garantiscono gli stessi ritorni. Le lauree STEM e quelle medico-sanitarie offrono i tassi di occupazione più elevati, vicini al 89%, mentre i percorsi umanistici restano più penalizzati. Questo dimostra che, oltre al livello di istruzione, conta anche la coerenza tra competenze acquisite e domanda del mercato.
Ma il tema non riguarda solo il singolo individuo: entra in gioco anche il contesto familiare. Il titolo di studio dei genitori incide fortemente sulle possibilità educative dei figli. Tra i giovani con almeno un genitore laureato, oltre due terzi ottiene una laurea; quando entrambi i genitori hanno al massimo la licenza media, la quota crolla al 12,9%. Allo stesso modo, l’abbandono scolastico è molto più frequente nelle famiglie meno istruite.
È qui che emerge la cosiddetta “povertà educativa”: una condizione in cui svantaggio economico e basso livello di istruzione tendono a trasmettersi da una generazione all’altra, limitando la mobilità sociale.
L’istruzione, quindi, non è soltanto una scelta personale: è uno strumento di emancipazione collettiva. Investire nella scuola, contrastare la dispersione scolastica e rendere più accessibile l’università significa non solo aumentare l’occupazione, ma anche spezzare cicli di disuguaglianza che rischiano di diventare ereditari.
Dati elaborati da OpenPolis
